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Un rabbino è stato vittima di un'aggressione verbale e fisica a Milano da parte di tre individui. L'episodio, avvenuto a una fermata dell'autobus, segue un periodo di crescenti insulti. Il religioso ha espresso la sua determinazione a rimanere in Italia.

Aggressione verbale e fisica a Milano

Un rabbino, Davia Mizrai Shalom, ha subito un'aggressione mentre attendeva l'autobus. È il responsabile della sinagoga Chabad nella zona ovest di Milano. L'incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio. Tre persone lo hanno avvicinato e insultato pesantemente. Il rabbino ha descritto gli aggressori come persone prive di senso civico. Ha dichiarato: «Quella che mi ha aggredito è gente che non sa vivere in civiltà».

L'episodio segue un periodo di crescente ostilità. Il rabbino ha notato un aumento di insulti negli ultimi tempi. Questa volta, però, l'aggressione è andata oltre le semplici parole. L'esperienza lo ha lasciato visibilmente scosso. Nonostante l'accaduto, il rabbino Mizrai Shalom non mostra segni di cedimento. Ha affermato con fermezza la sua intenzione di restare in Italia. «Io continuerò a vivere in Italia, sono loro che non continueranno a vivere in questo modo in Italia, io rimango qua».

Dettagli dell'aggressione alla fermata del bus

Solitamente, il rabbino sceglie di ignorare provocazioni e insulti. Questa strategia gli permette di evitare escalation. «Di solito faccio finta di essere sordo, non sento, non vedo, li ignoro, tutto questo così finisce lì di solito», ha spiegato. Tuttavia, la situazione è degenerata ieri pomeriggio. Erano circa le 16:10. Il rabbino si stava recando a prendere i suoi figli a scuola. Si trovava alla fermata dell'autobus 67, in zona Bande Nere. Stava parlando al telefono e scrivendo messaggi su WhatsApp. In quel momento, tre individui si sono avvicinati. Hanno iniziato a circondarlo, cercando la sua attenzione. Il rabbino ha tentato di ignorarli, come di consueto.

Uno degli aggressori ha afferrato il cappello del rabbino. Ha iniziato a compiere gesti provocatori. A quel punto, il rabbino ha reagito per recuperare il suo copricapo. La reazione ha innescato la risposta violenta degli aggressori. Il rabbino si è detto scioccato dall'accaduto. Ha ammesso di non ricordare tutti i dettagli con precisione. La situazione è rapidamente degenerata in violenza fisica. Il rabbino ha deciso di filmare l'aggressione con il suo telefono. Questo gesto ha ulteriormente acceso la rabbia degli aggressori. Uno di loro lo ha colpito con calci. Il rabbino è caduto dal marciapiede in strada. Ha poi subito altri calci.

Reazione e determinazione del rabbino

L'aggressione ha lasciato il rabbino Davia Mizrai Shalom profondamente turbato. Nonostante la violenza subita, la sua determinazione a vivere in Italia rimane incrollabile. Ha sottolineato come gli aggressori dimostrino una totale mancanza di rispetto per la convivenza civile. «Quella che mi ha aggredito è gente che non sa vivere in civiltà», ha ribadito. La sua scelta di rimanere nel paese è un messaggio di resilienza. Egli crede fermamente nella possibilità di una coesistenza pacifica. La sua presenza in Italia è un atto di sfida contro l'odio e l'intolleranza.

L'episodio alla fermata dell'autobus 67 è un campanello d'allarme. Segnala un clima di tensione crescente. Le autorità locali sono state informate dell'accaduto. Si attende un'indagine approfondita per identificare e perseguire i responsabili. La comunità ebraica di Milano ha espresso solidarietà al rabbino. Si auspica una risposta ferma da parte delle istituzioni. La sicurezza dei cittadini, indipendentemente dalla loro fede, deve essere garantita. Il rabbino Mizrai Shalom rappresenta un simbolo di coraggio. La sua testimonianza rafforza l'importanza del dialogo e del rispetto reciproco.

Domande frequenti

Cosa è successo al rabbino a Milano? Il rabbino Davia Mizrai Shalom è stato aggredito e insultato da tre persone mentre si trovava alla fermata dell'autobus 67 a Milano. L'aggressione è seguita a un periodo di crescenti insulti.

Qual è stata la reazione del rabbino? Nonostante lo shock, il rabbino ha espresso la sua determinazione a rimanere in Italia, affermando che sono gli aggressori a non poter vivere in quel modo nel paese. Ha anche cercato di filmare l'aggressione.