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A Milano si è svolta una manifestazione contro gli sfratti e il caro affitti. La protesta, che ha visto la partecipazione di circa 1.500 persone, ha anche espresso solidarietà alla Palestina.

Protesta per il diritto alla casa a Milano

La casa è un diritto fondamentale, non una merce da sfruttare. Questo è stato il messaggio centrale della manifestazione tenutasi nel pomeriggio a Milano. I partecipanti hanno denunciato il costo elevato degli affitti.

Hanno anche evidenziato la scarsità di posti disponibili nelle residenze universitarie. La protesta ha inoltre sottolineato la mancanza di alloggi a prezzi accessibili. Questi sono destinati a lavoratori, famiglie e anziani.

L'iniziativa si è inserita in un contesto di mobilitazione più ampio. L'area antagonista ha unito le proprie lotte. La manifestazione ha anche espresso sostegno alla Striscia di Gaza. Si è posta l'attenzione sulle difficili condizioni dei palestinesi.

Il corteo da piazza Arcole a via Torricelli

Il corteo ha preso il via alle ore 15:30. Il punto di partenza è stato piazza Arcole, situata nel quartiere Ticinese. Secondo le stime degli organizzatori, hanno partecipato circa 1.500 persone.

Il percorso si è snodato attraverso diverse vie della città. L'arrivo finale è stato in via Torricelli. Tra i presenti vi erano molti giovani. Hanno partecipato anche militanti provenienti da vari centri sociali.

Tra le realtà presenti, è stato menzionato il Cantiere. La partecipazione di diverse realtà dimostra la trasversalità delle preoccupazioni espresse.

Critiche al modello immobiliare milanese

«Milano è sempre più una città costruita per chi può permettersela. Diventa una macchina per generare profitti attraverso il settore immobiliare», hanno affermato i manifestanti. Questa dichiarazione evidenzia una forte critica al modello di sviluppo urbano.

«Interi quartieri popolari vengono svuotati. Vengono poi trasformati in residenze di lusso, uffici o opportunità per investimenti speculativi», hanno aggiunto. La denuncia riguarda la gentrificazione e la speculazione edilizia.

«Prima si allontanano gli 'irregolari'. Successivamente si incrementano gli affitti. Chi non può più sostenerli viene espulso», hanno spiegato. Questo processo descrive un ciclo di esclusione abitativa.

«Mentre il patrimonio pubblico rimane inutilizzato o in stato di abbandono. Parti significative della città vengono cedute a fondi immobiliari, investitori e interessi privati», hanno sottolineato. La critica si concentra sulla gestione del patrimonio pubblico e sugli investimenti privati.

«Questo modello sottrae spazi all'abitare, ai servizi essenziali e alla vita sociale. Rende Milano sempre meno accessibile per la maggior parte dei cittadini», hanno concluso. La conseguenza è una città sempre più elitaria.

«A pagarne le conseguenze sono anche gli spazi sociali, le realtà autogestite, i sindacati e le associazioni di quartiere», hanno aggiunto. L'impatto negativo si estende anche al tessuto sociale e associativo.