La vicenda giudiziaria di Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato, si conclude con un proscioglimento definitivo. Non ci sarà appello riguardo al caso di revenge porn.
Chiusa la vicenda giudiziaria per La Russa junior
La posizione legale di Leonardo Apache La Russa è stata definitivamente chiarita. Il giovane, terzogenito di Ignazio La Russa, presidente del Senato, è stato prosciolto. L'inchiesta per violenza sessuale era stata archiviata tempo addietro. Ora è stata archiviata anche l'accusa di aver orchestrato un attacco di tipo “revenge porn”.
La denuncia era partita da una sua ex compagna di liceo. La ragazza aveva raccontato di una notte iniziata in una discoteca di Milano. I fatti si erano poi spostati nell'abitazione di La Russa. Presente quella sera anche Tommaso Gilardoni, dj e amico del giovane.
La vicenda giudiziaria ha avuto un lungo corso. Inizialmente, entrambi erano stati accusati di violenza sessuale. Queste accuse sono state poi archiviate. Successivamente, è emersa l'accusa di revenge porn. Questa riguardava l'invio e la ricezione di un video intimo. La ragazza era stata ripresa senza il suo consenso.
Nessun ricorso contro la sentenza di proscioglimento
Non verrà presentato alcun ricorso contro la sentenza emessa. A gennaio erano state depositate le motivazioni della decisione della GUP di Milano, Maria Beatrice Parati. La giudice aveva dichiarato estinto il reato per il giovane. La difesa era affidata agli avvocati Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni.
Contro quella sentenza, pronunciata nel dicembre 2025, non è stato presentato appello. Questo nonostante un iniziale annuncio in tal senso. La giudice aveva sottolineato lo “spontaneo adempimento risarcitorio” da parte di La Russa junior. Aveva definito “congrua e idonea” l'offerta per il danno subito dalla ragazza.
La decisione ha tenuto conto anche del comportamento dell'imputato dopo i fatti. Questo emergeva da una lettera presentata in udienza a novembre. In essa, il giovane esprimeva “sincero dispiacere per le sofferenze” causate alla giovane. Mostrava anche una “presa di coscienza in ordine alla condotta” contestata. Si trattava dell'invio di un video intimo all'amico, senza il consenso della ragazza.
Le motivazioni della decisione del giudice
La GUP aveva ritenuto “congrua” l'offerta di risarcimento. La cifra ammontava a 25mila euro. Questa somma era stata proposta dal figlio del presidente del Senato a favore della ragazza. La ragazza, assistita dall'avvocato Stefano Benvenuto, non aveva mai accettato l'offerta. Nonostante ciò, il reato è stato dichiarato estinto.
Per la giudice, che ha emesso una sentenza di “non doversi procedere”, non era necessario un “percorso psicologico riparativo” da parte dell'imputato. Questo era invece sostenuto dalle PM Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro. La GUP ha invece condannato Tommaso Gilardoni. La pena è di un anno, con pena sospesa. Gilardoni era imputato per diffusione illecita di immagini senza consenso. Aveva scelto il rito abbreviato.