Un agente di polizia milanese, Carmelo Cinturrino, ha dichiarato al giudice di aver sparato d'istinto durante un intervento. Le sue parole emergono dai verbali di un incidente probatorio, dove respinge le accuse di omicidio volontario e altri reati.
Le dichiarazioni spontanee dell'agente
Carmelo Cinturrino ha raccontato al giudice per le indagini preliminari la sua versione dei fatti. Ha descritto un momento di paura improvvisa. Ha affermato di aver estratto la pistola e sparato senza mirare.
L'agente ha sottolineato di non avere avuto alcun rancore personale verso la vittima, Mansouri Abderrahim. Ha spiegato che il suo operato era sempre legato al lavoro. Non ha mai mescolato questioni personali con i suoi doveri professionali.
Queste dichiarazioni sono emerse dalle trascrizioni depositate dell'incidente probatorio. L'evento si è svolto l'11 aprile. Cinturrino è attualmente detenuto con l'accusa di omicidio volontario. L'aggravante della premeditazione è contestata per aver sparato a quasi 30 metri di distanza.
Accuse e difesa in tribunale
L'agente ha espresso il suo profondo disagio per le notizie diffuse. Ha definito le trasmissioni televisive un'umiliazione personale. Ha lavorato per 18 anni nella Polizia di Stato. Ha scelto questa carriera nonostante altre possibilità.
Davanti al gip Domenico Santoro, l'assistente capo del commissariato Mecenate ha respinto ogni addebito. Le accuse includono omicidio volontario, arresti illegali, estorsioni e pestaggi. Questi reati sarebbero stati commessi ai danni di spacciatori e tossicodipendenti.
Le indagini, condotte dal pm Giovanni Tarzia e dalla Squadra mobile, hanno portato a oltre 40 imputazioni. Alcune di queste coinvolgono altri sei agenti, a vario titolo. Cinturrino ha negato categoricamente di aver mai rubato o ricevuto denaro illecitamente.
Le testimonianze e le contraddizioni
L'agente ha ribadito che il suo obiettivo nei 18 anni di servizio è sempre stato quello di arrestare i responsabili. Questo avveniva solo in presenza di riscontri concreti. Le sue dichiarazioni contrastano con le accuse mosse nei suoi confronti.
Centinaia di pagine di verbali contengono le audizioni di numerosi testimoni. Tra questi figurano piccoli spacciatori, tossicodipendenti e un testimone oculare dell'omicidio di Mansouri. Le loro deposizioni sembrano confermare fatti già emersi.
Questi fatti includono minacce, percosse, aggressioni definite «martellate» e estorsioni. È stata anche segnalata la presenza di diverse «squadre» operative. Figure come «il biondo» e «il riccio» sono state menzionate.
Le difese di Cinturrino e degli altri indagati hanno cercato di minare la credibilità dei testimoni. Hanno evidenziato il loro stile di vita e presunte contraddizioni nelle loro versioni dei fatti. L'obiettivo è mettere in dubbio la solidità delle accuse.