Milano: poliziotto accusato di omicidio premeditato
Minacce e omicidio nel bosco di Rogoredo
Le indagini sulla morte di Abderrahim Mansouri, 28enne pusher ucciso nel bosco di Rogoredo a Milano, si fanno più complesse. L'assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, già in carcere, si trova ora ad affrontare l'aggravante dell'omicidio premeditato. Le accuse si basano su testimonianze che riferiscono di minacce dirette e indirette rivolte alla vittima, con frasi come «O ti arresto o ti ammazzo» e «Dì a Zack che se lo becco io lo uccido».
Queste dichiarazioni, raccolte principalmente da spacciatori e tossicodipendenti, sono state formalizzate nella richiesta di incidente probatorio avanzata dalla Procura. Il procuratore Marcello Viola e il pubblico ministero Giovanni Tarzia contestano a Cinturrino non solo l'omicidio, ma anche la violazione dei doveri legati alla sua funzione pubblica.
Quarantatré capi d'imputazione per il poliziotto
La posizione di Carmelo Cinturrino si aggrava ulteriormente con l'elenco dei capi d'imputazione contestati: ben 43 in totale. Oltre all'omicidio aggravato dalla premeditazione, figurano accuse di sequestro di persona, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina. Questo quadro dipinge un quadro inquietante sull'operato dell'agente.
Le indagini hanno fatto emergere episodi di presunte violenze e abusi. In un caso, Cinturrino, insieme al collega Davide Picciotto e ad altri agenti, sarebbe coinvolto nel pestaggio di un tossicodipendente disabile. L'uomo sarebbe stato denudato, scaraventato a terra e colpito con un martello e il collo di una bottiglia, mentre i poliziotti cercavano di sottrargli droga e denaro.
Estorsioni e violenze nel bosco
La Procura ipotizza inoltre diversi episodi di estorsione che vedono coinvolti Cinturrino e altri agenti, come Luigi Ramundo e Gaetano Raimondi. In queste circostanze, le vittime sarebbero state trascinate nel bosco, denudate e malmenate per costringerle a rivelare i nascondigli di droga e denaro appartenenti a pusher come Mansouri, soprannominato appunto «Zack».
Tra le altre imputazioni, spiccano concussioni per richieste di denaro ai pusher, arresti illegali con conseguenti accuse di falso e calunnia, e persino la cessione di eroina a tossicodipendenti. Un episodio di sequestro di persona e pestaggio è emerso anche riguardo a un cittadino marocchino, rinchiuso in una stanza del commissariato e picchiato, dopo essere stato precedentemente arrestato illegalmente.