Milano: poliziotto accusato di omicidio premeditato
Omicidio premeditato a Rogoredo
L'assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, già in carcere, vede aggravarsi la sua posizione. La Procura di Milano gli contesta ora l'omicidio premeditato per la morte di Abderrahim Mansouri, 28enne marocchino, avvenuta lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo durante un'operazione antispaccio.
La vittima fu uccisa da un colpo di pistola. L'indagine si concentra sui metodi utilizzati dall'agente durante le operazioni antidroga, con particolare attenzione ai fatti accaduti in quell'area periferica di Milano.
Accuse multiple per l'assistente capo
La lista dei capi d'imputazione a carico di Cinturrino è lunga e complessa. Oltre all'omicidio aggravato dalla premeditazione, il poliziotto deve rispondere di sequestro di persona, spaccio di droga, estorsione, concussione e percosse. Sono incluse anche accuse di arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.
In totale, i capi d'imputazione contestati all'assistente capo e ad altri colleghi coinvolti nell'inchiesta ammontano a 43. L'indagine mira a fare piena luce su presunte condotte illecite all'interno del commissariato di polizia Mecenate.
L'inchiesta si allarga e coinvolge altri agenti
Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano, si stanno estendendo e hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati di altri due agenti, colleghi di Cinturrino del commissariato Mecenate. Una delle nuove iscrizioni riguarda una poliziotta, accusata di falso.
Queste nuove figure emergono in concomitanza con la richiesta di incidente probatorio. L'obiettivo è cristallizzare le testimonianze di almeno otto persone, tra cui spacciatori e tossicodipendenti, che potrebbero fornire elementi cruciali per l'accertamento dei fatti. Il numero totale degli indagati, compreso Cinturrino, sale quindi a sette.
La difesa e gli strumenti del poliziotto
La difesa di Carmelo Cinturrino definisce la morte di Mansouri una «tragica fatalità», sostenendo che l'intenzione del poliziotto fosse solo quella di intimorire la vittima e non di ucciderla. I legali affermano che il loro assistito soffre per la giovane vita spezzata.
Nel frattempo, la polizia scientifica sta analizzando una mazza-sbarra di legno e un martello, strumenti che erano valsi a Cinturrino il soprannome di “Thor”. Si cercano tracce biologiche per accertare il loro eventuale impiego in attività illegali di contrasto allo spaccio.