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I pubblici ministeri milanesi contestano la decisione del giudice di negare il controllo giudiziario su marchi di moda. Si chiede maggiore trasparenza e regolarizzazione dei lavoratori sfruttati in laboratori esterni.

Appello dei PM contro decisione del Gip

I pubblici ministeri di Milano, Paolo Storari e Daniela Bartolucci, hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame. L'obiettivo è ribaltare la decisione del giudice per le indagini preliminari. Quest'ultimo aveva respinto la richiesta di sottoporre a controllo giudiziario due aziende del settore moda. Le società indagate sono Dama, legata al marchio Paul&Shark, e Alberto Aspesi &C.

Le accuse nei confronti delle aziende riguardano il concorso doloso nello sfruttamento di lavoratori. Questi operavano in un laboratorio gestito da cittadini cinesi. La produzione di alcuni capi di abbigliamento era stata subappaltata a tale laboratorio. Il giudice aveva ritenuto insussistenti i presupposti per il controllo richiesto. Non era stata provata la partecipazione dei dirigenti indagati al reato.

Sfruttamento lavorativo e opifici cinesi

I PM contestano fermamente la valutazione del giudice. Nella loro impugnazione di nove pagine, evidenziano atti d'indagine che dimostrerebbero, a loro dire, l'utilizzo di lavoratori in condizioni di sfruttamento. Si fa riferimento a un caporale cinese che reclutava manodopera, spesso priva di permesso di soggiorno. Questi lavoratori venivano poi impiegati dai marchi della moda.

Secondo i pubblici ministeri, gli opifici cinesi non sarebbero entità separate. Vengono descritti come parte integrante dell'attività produttiva dei brand. Si parla di una sorta di “reparto produttivo” o “azienda distaccata”. La Procura sostiene che un amministratore giudiziario dovrebbe intervenire. Il suo compito sarebbe regolarizzare i lavoratori cinesi. Dovrebbe instaurare rapporti di lavoro regolari con i brand committenti.

Critiche alla decisione del Gip

I pubblici ministeri sollevano dubbi sulla lettura degli atti da parte del Gip. Affermano che il giudice non avrebbe considerato un'integrazione alla richiesta riguardante una perquisizione effettuata. Inoltre, contestano la motivazione del Gip riguardo al mancato coinvolgimento dei dipendenti dei brand. La Procura ritiene che tutti all'interno di Dama e Aspesi fossero a conoscenza della grave situazione negli opifici.

La richiesta dei PM è chiara: vogliono che il Riesame disponga il controllo giudiziario. Questo strumento mira a garantire una gestione trasparente e legale delle aziende coinvolte. Si vuole accertare la responsabilità dei dirigenti e prevenire ulteriori sfruttamenti. La vicenda solleva interrogativi sulla filiera produttiva della moda e sulla vigilanza delle grandi marche.

Il caso e i dirigenti indagati

Tra gli indagati figura Andrea Dini, amministratore delegato di Dama. Egli è anche cognato del governatore lombardo Attilio Fontana. L'altro indagato è Francesco Umile Chiappetta. La difesa dei dirigenti aveva sostenuto la loro estraneità ai fatti. Il Gip aveva accolto questa tesi, negando la sussistenza dei presupposti per il controllo giudiziario. La Procura intende dimostrare il contrario con il ricorso al Riesame.

La questione centrale riguarda la responsabilità dei marchi di moda. Essi commissionano la produzione a laboratori esterni. I PM vogliono accertare se vi sia una corresponsabilità nello sfruttamento dei lavoratori. La decisione del Riesame sarà cruciale per definire la linea d'azione futura. Si attende una valutazione approfondita degli elementi probatori presentati dalla Procura.

Domande delle persone

Cosa significa controllo giudiziario per un'azienda?

Quali sono le responsabilità dei marchi di moda nello sfruttamento dei lavoratori?

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