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Studenti del Liceo Vittorio Veneto di Milano hanno occupato l'istituto per protestare contro le condizioni igieniche e la carenza di materiali didattici. La protesta mira a sensibilizzare le istituzioni sulle problematiche scolastiche e sulla destinazione dei fondi pubblici.

Vittorio Veneto Occupato: La Protesta Studentesca

Il prestigioso Liceo Classico Vittorio Veneto, situato in via de Vincenti 7 a Milano, è stato teatro di un'occupazione da parte dei suoi studenti. L'iniziativa, scattata questa mattina, aggiunge l'istituto alla crescente lista di scuole superiori in Italia interessate da movimenti di protesta studentesca. I giovani hanno scelto di esprimere il loro malcontento occupando fisicamente i locali scolastici.

La decisione di occupare la scuola non è stata presa alla leggera. Gli studenti hanno motivato la loro azione attraverso un comunicato dettagliato, diffuso tramite il profilo Instagram della scuola gestito dai rappresentanti d'istituto. Le ragioni addotte spaziano da questioni di carattere generale, come le spese per l'istruzione e i conflitti internazionali, a problematiche molto più concrete e specifiche dell'ambiente scolastico.

La citazione di Nelson Mandela, «L'istruzione è l'arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo», apre il loro manifesto, sottolineando la profonda convinzione che un'istruzione di qualità sia fondamentale per il progresso sociale. Questa occupazione rappresenta un grido d'allarme contro quello che percepiscono come un progressivo disinteresse delle istituzioni verso il sistema educativo.

Infrastrutture Scolastiche: Un Diritto Negato

Uno dei punti focali della protesta riguarda le condizioni strutturali e igieniche dell'edificio. Gli studenti denunciano un evidente «disinteresse verso la didattica» che si riflette anche all'interno delle mura scolastiche. La necessità di «riprenderci i nostri spazi» nasce dalla percezione di un ambiente inadeguato allo svolgimento delle attività didattiche.

In particolare, i bagni vengono descritti come sporchi, mal funzionanti e spesso inutilizzabili. Questa situazione viene vissuta come una quotidiana mancanza di rispetto nei confronti degli studenti che trascorrono molte ore all'interno dell'istituto. La frase «Studiare in ambienti dignitosi non è un privilegio, è un diritto» risuona come uno slogan centrale della loro mobilitazione.

I ragazzi lamentano di sentirsi ripetutamente rispondere che «non ci sono fondi», mentre le condizioni minime di sicurezza e igiene vengono sistematicamente ignorate. Viene citato il decreto ministeriale del 18 dicembre 1975, articolo 3, che stabilisce requisiti precisi per i servizi igienici nelle scuole superiori. Secondo la normativa, dovrebbe esserci almeno un wc per classe, oltre a servizi supplementari per le zone più distanti dalle aule. Questi ultimi dovrebbero essere divisi per sesso e dotati di serratura interna, con la possibilità di apertura esterna in caso di emergenza.

La realtà al Vittorio Veneto è ben diversa: si parla di poco più di 40 bagni agibili a fronte di 56 classi. Molti di questi mancano di serratura e, in alcuni casi, persino di porte, rendendo la situazione insostenibile e lesiva della dignità degli studenti.

Materiali Didattici e Promesse Inadempute

Oltre alle problematiche igienico-sanitarie, gli studenti puntano il dito contro l'insufficienza e l'obsolescenza dei materiali didattici. Ricordano un progetto ambizioso presentato in passato, incentrato sulla «nuova didattica»: aule attrezzate, spazi moderni, armadietti, nuovi strumenti tecnologici e materiali specifici per ogni disciplina. L'obiettivo era offrire un ambiente di apprendimento più innovativo e funzionale.

Tuttavia, le promesse sembrano essere rimaste lettera morta. Le aule non sono state rinnovate come annunciato, gli armadietti non sono mai stati installati e i materiali didattici continuano a essere scarsi o superati. Un ulteriore aspetto critico riguarda lo scarso utilizzo delle risorse già disponibili, come computer, laboratori e attrezzature sportive.

Questi strumenti, se impiegati efficacemente, potrebbero rendere l'insegnamento più stimolante e coinvolgente. La discrepanza tra quanto promesso e la realtà quotidiana è fonte di profonda delusione. Gli studenti rifiutano che l'«innovazione» rimanga confinata ai soli titoli dei progetti ufficiali, esigendo che si traduca in miglioramenti concreti nelle loro classi. Viene anche criticata l'applicazione della Didattica Digitale Integrata (DDI), che, secondo gli studenti, genera continue difficoltà organizzative.

Finanziamenti Pubblici: Guerra vs. Istruzione

Le motivazioni della protesta si allargano a questioni di carattere più generale, comuni a molte altre proteste studentesche recenti. Gli studenti denunciano il disinteresse della classe politica nei confronti del sistema scolastico. Viene analizzata la legge di bilancio per il periodo 2026-2028, che, pur mostrando un aumento della spesa pubblica per l'istruzione di circa l'1,5%, risulta insufficiente a compensare l'aumento dell'inflazione stimato dal governo al 1,7%.

Questa indifferenza non colpisce solo gli studenti, ma l'intera comunità scolastica. Gli stipendi dei docenti in Italia sono tra i più bassi d'Europa, con una media annua lorda che si aggira intorno ai 30.000-32.000 euro, ben al di sotto della media europea di 44.000 euro. Questo dato evidenzia una svalutazione della professione docente e, di riflesso, dell'intero sistema formativo.

Un punto particolarmente dolente è il contrasto tra i tagli ai fondi per la scuola e l'aumento delle spese militari. Si stima che il governo abbia investito circa 35 miliardi di euro per la spesa bellica negli ultimi due anni. Gli studenti si rifiutano di sostenere politiche che finanziano conflitti, come quello in Palestina, sottraendo risorse preziose all'istruzione nazionale e compromettendo il futuro dei giovani a livello globale.

Viene sottolineato come le bombe che colpiscono Gaza distruggano non solo case e strutture sanitarie, ma anche le speranze e le opportunità di intere generazioni, mentre in patria si trascura il diritto allo studio.

Critiche alla Riforma della Maturità

Infine, la protesta del Vittorio Veneto si schiera apertamente contro la riforma della maturità promossa dal Ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara. Sebbene presentata come un'iniziativa di semplificazione e miglioramento, gli studenti la interpretano come un esame che non valuta adeguatamente le capacità critiche e le competenze acquisite nel corso degli anni.

La riduzione del numero di materie e la trasformazione dell'esame in un'interrogazione puramente nozionistica vengono viste come un impoverimento del processo di valutazione. Questo approccio non favorisce l'equità o l'efficacia, ma limita la possibilità per gli studenti di elaborare e personalizzare le conoscenze acquisite. La convinzione è che questa riforma risponda principalmente a logiche di risparmio economico, piuttosto che a un reale miglioramento della qualità educativa.

Diminuire le discipline coinvolte nell'esame di maturità implicherebbe una riduzione del numero dei commissari, passando da sette a cinque, con conseguente ulteriore taglio dei fondi destinati alla scuola pubblica. La protesta degli studenti del Vittorio Veneto si configura quindi come una difesa non solo delle condizioni materiali della loro scuola, ma anche della qualità e del valore dell'istruzione pubblica nel suo complesso.