Decine di famiglie occupanti alloggi Aler a Milano e Sesto San Giovanni chiedono a Regione Lombardia di poter regolarizzare la loro posizione. Le richieste includono piani di rientro per i debiti accumulati e la possibilità di uscire dall'incertezza abitativa.
Occupanti senza titolo chiedono sanatoria ad Aler
Famiglie che occupano alloggi popolari senza un titolo valido si rivolgono alla Regione Lombardia. La loro richiesta principale è quella di ottenere una regolarizzazione della propria situazione abitativa. Hanno inviato una lettera al presidente Attilio Fontana. La missiva è stata resa pubblica durante una conferenza stampa tenutasi al Pirellone. L'incontro ha visto la partecipazione di esponenti di Alleanza Verdi Sinistra. L'obiettivo è trovare una soluzione concreta per decine di nuclei familiari. Si tratta di persone che vivono in alloggi Aler a Milano e Sesto San Giovanni. La loro condizione è quella di “occupanti senza titolo”.
Le motivazioni dietro questa situazione sono molteplici. Alcune famiglie hanno occupato appartamenti risultati vuoti. Altre non hanno ottenuto il diritto di subentro. Questo è accaduto dopo aver assistito familiari malati che risiedevano negli immobili. Tali circostanze sono spesso aggravate da modifiche legislative. Le leggi sono state definite “varie e spesso contraddittorie”. Questa incertezza normativa ha creato difficoltà. Ha reso complessa la regolarizzazione delle posizioni. Le famiglie sottolineano la loro disponibilità a collaborare. Vogliono trovare una via d'uscita dalla precarietà. La lettera esprime chiaramente la loro volontà di collaborare. Si propongono piani di rientro per i debiti. Questi debiti deriverebbero da un ricalcolo delle somme dovute. La disponibilità a pagare è un punto chiave della loro richiesta. Vogliono dimostrare buona fede e volontà di mettersi in regola. La situazione attuale è insostenibile per molti di loro. Cercano una soluzione che garantisca stabilità.
Piani di rientro e redditi bassi: la richiesta
Nella lettera inviata alle istituzioni, i firmatari evidenziano un aspetto cruciale. Molti di loro hanno sempre corrisposto pagamenti. Si tratta di affitti o indennità di occupazione. Questi pagamenti sono stati effettuati nei limiti delle loro possibilità economiche. Nonostante le difficoltà, hanno cercato di adempiere ai propri doveri. Ora si dichiarano disponibili a sottoscrivere piani di rientro. Questi piani servirebbero a saldare eventuali debiti. Il debito deriverebbe da un ricalcolo delle somme dovute. L'obiettivo è chiudere la partita con l'ente gestore. Vogliono evitare ulteriori contenziosi. Le famiglie coinvolte sono a basso reddito. Molti di loro vivono in queste case da decenni. L'idea di dover trovare un'altra soluzione abitativa è impensabile. Il mercato privato degli affitti è fuori dalla loro portata. Non potrebbero permettersi un affitto sul mercato libero. La casa popolare rappresenta l'unica possibilità di residenza. La loro richiesta è quindi legata alla sopravvivenza. Non si tratta di un capriccio, ma di una necessità. La stabilità abitativa è un diritto fondamentale. La lettera sottolinea questo aspetto con forza. Si appellano alla sensibilità delle istituzioni. Chiedono di considerare la loro situazione umana. Vogliono evitare di finire in strada. La proposta di piani di rientro è un segnale di responsabilità. Dimostra che non vogliono approfittare del sistema. Vogliono solo una possibilità di regolarizzazione.
La situazione di queste famiglie è complessa. Non si tratta di occupazioni recenti o speculative. Molti occupanti sono subentrati a familiari. Hanno assistito parenti malati. Hanno continuato a vivere nell'abitazione. La legge, però, non sempre ha riconosciuto questo diritto. Le modifiche legislative hanno creato vuoti normativi. Hanno reso difficile la regolarizzazione. Le famiglie si sentono intrappolate in un limbo. Non hanno un contratto, ma pagano. Non hanno diritti, ma occupano. La loro richiesta è di uscire da questa situazione. Vogliono essere riconosciuti come residenti. Vogliono pagare un affitto congruo. Vogliono avere utenze attive. La loro vita è sospesa. Non possono ottenere certificati di residenza. Non possono accedere a servizi che richiedono stabilità. La loro vita è segnata dall'incertezza. La lettera chiede un intervento concreto. Un esame caso per caso delle loro situazioni. Una possibilità di regolarizzazione. Un'uscita dal “tunnel angoscioso dell'incertezza abitativa”.
La legge regionale sulla casa e le difficoltà di regolarizzazione
L'ultima ‘sanatoria’ per regolarizzare le occupazioni abusive di case popolari risale a ben 36 anni fa. Da allora, le possibilità di rientrare nella legalità sono state quasi inesistenti. Le recenti modifiche alla legge regionale sulla casa, introdotte a maggio 2025, hanno ulteriormente complicato il quadro. Queste modifiche hanno eliminato una delle poche vie d'uscita rimaste. Non è più possibile regolarizzarsi se si abita in stabili destinati a ristrutturazione o riqualificazione. Questa casistica, seppur limitata, aveva permesso in passato qualche forma di regolarizzazione. Ora anche questa porta è chiusa. La legge sembra voler spingere verso lo sgombero. Non offre alternative concrete per chi si trova in queste condizioni. La situazione è particolarmente critica per le occupazioni maturate nell'ultimo decennio. Per queste, non è garantito nemmeno il diritto alla residenza. Di conseguenza, l'accesso alle utenze di luce e gas diventa problematico. Le famiglie si trovano senza servizi essenziali. Questo aggrava ulteriormente la loro condizione di precarietà. La mancanza di residenza ufficiale comporta altre difficoltà. Limita l'accesso a servizi sanitari e sociali. Rende complicato l'inserimento scolastico dei bambini. La vita quotidiana diventa una lotta continua. La legge sembra non tenere conto delle realtà sociali. Crea più problemi di quanti ne risolva. Le famiglie si sentono abbandonate dalle istituzioni. Si sentono vittime di un sistema che non offre soluzioni.
Le famiglie occupanti respingono con forza l'accusa di essere “quelli che tolgono la casa a chi ne ha diritto”. Sostengono di aver presentato domande per ottenere una casa popolare. Queste domande sono state fatte prima di occupare gli immobili. Affermano che esistono migliaia di alloggi vuoti. Questo rappresenta uno “spreco” e un “brutto sintomo” della gestione del patrimonio immobiliare pubblico. La loro occupazione non è un atto di prepotenza. È vista come una conseguenza di un sistema che non riesce a dare risposte. La loro richiesta è chiara: un esame individuale delle situazioni. Vogliono una possibilità di regolarizzazione. Vogliono uscire dall'incertezza abitativa. La loro speranza è che le istituzioni ascoltino la loro voce. Che comprendano la complessità delle loro vite. Che offrano una soluzione umana e concreta. Non chiedono la luna, ma un tetto sicuro. Un luogo dove poter vivere dignitosamente. Un futuro senza l'angoscia costante di uno sfratto.
Alleanza Verdi Sinistra: “Ascoltare la richiesta degli occupanti”
Il consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra, Onorio Rosati, ha espresso sostegno alla richiesta degli occupanti. Ha dichiarato che la loro istanza “deve essere ascoltata”. Rosati ha sottolineato l'importanza di non voltarsi dall'altra parte. Ha affermato che i casi personali richiedono attenzione. Ha criticato l'approccio basato solo sullo sfratto. Ha proposto una soluzione alternativa: la regolarizzazione caso per caso. Questo approccio, secondo Rosati, è più umano e costruttivo. Permette di valutare le singole situazioni. Offre una prospettiva di soluzione. Ha definito la proposta degli inquilini “di valore politico importante”. Ha promesso di portare avanti questa causa. Si è impegnato a discuterne a Palazzo Marino. La sua intenzione è quella di dare voce a queste famiglie. Vuole che le loro ragioni siano prese in seria considerazione. La sua posizione è chiara: non si possono ignorare queste situazioni. Bisogna trovare soluzioni concrete.
Anche Tommaso Gorini, capogruppo di Europa Verde a Milano, ha appoggiato la richiesta. Ha ribadito la necessità di ascoltare gli inquilini. Ha evidenziato la presenza di migliaia di case sfitte a Milano e nell’area metropolitana. Ha proposto di trovare una soluzione per distinguere. Bisogna separare chi agisce in modo “furbo” da chi si trova in questa situazione “suo malgrado”. Questa distinzione è fondamentale. Permette di non criminalizzare chi ha agito per necessità. Michele Foggetta, capogruppo di Avs a Sesto San Giovanni, ha concluso il pensiero. Ha ribadito la necessità di una soluzione. Una soluzione che tenga conto delle diverse sfaccettature del problema. L'obiettivo è trovare un equilibrio. Un equilibrio tra le esigenze degli enti gestori e le necessità abitative delle persone. La proposta di regolarizzazione caso per caso sembra essere la via maestra. Offre una speranza concreta a queste famiglie. La politica locale sembra iniziare ad ascoltare. La palla passa ora alla Regione Lombardia. Si attende una risposta concreta alle richieste degli occupanti.
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