Condividi

Migranti trattenuti nel CPR di Milano hanno testimoniato in tribunale, descrivendo condizioni disumane, mancanza di cure e tentativi di suicidio. La società gestrice è sotto indagine.

Condizioni critiche nel centro di permanenza

Le condizioni all'interno del Centro di permanenza per i rimpatri (CPR) di via Corelli a Milano sono state definite «un girone infernale». Questo è quanto emerso dalle testimonianze di alcuni migranti, ex trattenuti nel centro.

Hanno descritto una situazione di degrado estremo. Le docce erano spesso rotte o erogavano acqua gelida. Il riscaldamento era quasi sempre assente. Gli ambienti erano mantenuti in uno stato di profonda sporcizia.

La situazione era aggravata da episodi di autolesionismo. Alcuni individui si ferivano con lamette. Altri tentavano gesti estremi come l'impiccagione. La testimonianza ha evidenziato anche un diffuso abuso di farmaci.

Questi medicinali, destinati a pazienti con disturbi psichiatrici, venivano assunti da molti detenuti. Le condizioni generali ricordavano quelle di un «lager».

Indagini e procedimenti giudiziari

Queste drammatiche descrizioni provengono dal processo milanese. L'inchiesta è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. I pubblici ministeri Giovanna Cavalleri e Paolo Storari hanno coordinato le indagini.

Le indagini hanno portato, nel dicembre 2023, al sequestro di un ramo d'azienda. La società coinvolta è la Martinina. Questa azienda gestiva il CPR di via Corelli. La gestione avveniva tramite un bando della Prefettura.

La società Martinina è finita sotto amministrazione giudiziaria. L'inchiesta ha riguardato presunte frodi in pubbliche forniture e turbativa d'asta. Queste accuse hanno portato a procedimenti giudiziari.

In precedenza, nel dicembre scorso, Alessandro Forlenza ha patteggiato una pena. L'ex amministratore di fatto della Martinina srl ha ricevuto 2 anni e 3 mesi di reclusione. Il patteggiamento è stato ratificato dal giudice Franco Cantù Rajnoldi.

Anche la società Martinina ha raggiunto un accordo. Ha accettato una sanzione pecuniaria di 30mila euro. Inoltre, è stata disposta un'interdizione dall'esercizio di impresa per un anno e 8 mesi.

Attualmente, a processo è rimasta la madre di Forlenza, Consiglia Caruso. Lei figurava come amministratrice della Martinina. Il procedimento prosegue davanti alla giudice della decima penale Giovanna Taricco.

Le parti civili e le testimonianze dirette

Nel procedimento sono presenti diverse parti civili. Tra queste figurano quattro migranti. Sono coinvolte anche numerose associazioni. Tra queste si annoverano Naga, BeFree, Asgi e Arci.

I legali che rappresentano le parti civili sono Eugenio Losco, Maria Pia Cecere, Carla Quinto, Enrico Belloli e Francesco Romeo. La loro presenza sottolinea la gravità delle accuse.

Una testimonianza particolarmente toccante è stata quella di un migrante marocchino. In aula, ha raccontato la sua esperienza diretta. «Non c'era nulla», ha dichiarato.

Ha specificato che persino un pallone, unico oggetto di svago, veniva loro sottratto. Non erano presenti mediatori culturali. Mancavano psicologi e personale di supporto.

Inoltre, non ricevevano alcuna informazione sui propri diritti. Non veniva fornita assistenza legale. Il migrante ha aggiunto di aver firmato documenti senza comprenderne il contenuto.

Queste dichiarazioni rafforzano l'immagine di un centro dove i diritti fondamentali venivano sistematicamente negati. La situazione descritta solleva seri interrogativi sulla gestione e sul rispetto della dignità umana.