Un micro-appartamento di 13 mq a Milano, esistente dal 1881, è al centro di un contenzioso legale. Il Comune tenta di bloccarne la vendita, citando una norma sulla metratura minima abitativa, ma il proprietario ricorre al TAR.
Microcasa storica al centro di un caso legale
Un piccolo immobile di soli 13 metri quadrati, presente in centro a Milano fin dal 1881, è oggetto di un'accesa disputa legale. La sua destinazione d'uso abitativa è documentata fin dal 1947. In origine, disponeva di un unico locale e di un bagno condominiale esterno.
Nel 1993, il proprietario attuale, erede dell'unità immobiliare, decise di realizzare un bagno interno di appena 1,09 metri quadrati. Questa decisione fu presa in concomitanza con lavori condominiali che prevedevano la rimozione dei servizi igienici comuni.
La vicenda prende una piega inaspettata nel 2024. Il 28 marzo, il proprietario sottoscrive un preliminare di vendita, incassando una caparra di 10mila euro. A metà giugno, presenta una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (Scia) al Comune.
L'obiettivo della Scia era sanare il bagno interno realizzato nel 1993 tramite manutenzione straordinaria. Il proprietario era disposto a versare la sanzione pecuniaria prevista per regolarizzare la situazione.
L'iter burocratico si blocca
Questo caso è diventato un simbolo delle difficoltà abitative a Milano. La presenza di appartamenti minuscoli, venduti o affittati a prezzi elevatissimi, ricorda scene cinematografiche.
L'efficacia della Scia presentata dal proprietario era subordinata al parere dell'Azienda Sanitaria Locale (Ats). Inizialmente, l'Ats respinse la richiesta, chiedendo la creazione di un disimpegno. Successivamente, diede parere favorevole dopo la presentazione di un progetto modificato.
Nonostante il parere positivo dell'Ats, il 8 ottobre 2024, il Comune comunica l'avvio del procedimento per dichiarare inefficace la Scia. La motivazione addotta è la presunta assenza di documenti che attestino l'originaria destinazione residenziale dell'immobile.
La reazione del proprietario e il ricorso al TAR
Assistito dai legali Guido e Ludovico Inzaghi, il proprietario presenta gli atti che dimostrano la destinazione abitativa storica dell'immobile. Tuttavia, l'amministrazione comunale conferma lo stop alla Scia.
Il Comune ordina la rimozione del bagno interno, invocando l'articolo 96 del Regolamento Edilizio. Tale norma stabilisce una superficie utile minima di 28 metri quadrati per gli alloggi. In pratica, l'immobile è considerato troppo piccolo per essere abitabile secondo le normative vigenti.
Di fronte a questa decisione, il proprietario decide di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR). La rinuncia alla vendita comporta per lui la perdita della caparra e il versamento di ulteriori 20mila euro.
I legali del proprietario basano il ricorso su due argomenti principali. Primo: la norma sulla metratura minima non può essere applicata retroattivamente a un immobile esistente da oltre un secolo. Soprattutto se si tratta di una manutenzione che migliora le condizioni igieniche, non di una nuova costruzione.
Secondo: il Comune avrebbe violato i principi generali dell'azione amministrativa. Tra questi, la buona fede, la collaborazione e la tutela del legittimo affidamento. Il proprietario era stato indotto a credere che la pratica si sarebbe conclusa positivamente.
La decisione del TAR e il futuro della microcasa
I giudici del TAR hanno accolto il ricorso del proprietario. Hanno evidenziato come l'inerzia e la condotta successiva del Comune abbiano creato un legittimo affidamento sulla validità del titolo abitativo. Questo affidamento era rafforzato dal parere favorevole dell'Ats e dalla realizzazione delle opere.
La decisione impugnata è stata quindi ritenuta viziata. Il Comune di Milano è ora tenuto a riesaminare l'intera pratica relativa al micro-appartamento.