Mirko Mazzali, figura storica della sinistra milanese e avvocato, ha commentato con ironia la recente sconfitta al referendum sulla giustizia. Nonostante il risultato negativo per il fronte del "sì", Mazzali ha scelto di sdrammatizzare, citando persino un "clone" creato dall'intelligenza artificiale per giustificare la sua posizione a favore della riforma.
Referendum Giustizia: Mazzali ironizza sulla sconfitta
Milano, 24 marzo 2026. L'avvocato penalista Mirko Mazzali, noto per il suo impegno a favore del "sì" al recente referendum sulla giustizia, ha reagito alla sconfitta con un sorriso amaro e una battuta tagliente. Assessore nel Municipio 9 e già consigliere comunale durante l'amministrazione Pisapia, Mazzali rappresenta una figura di spicco della sinistra milanese.
La sua campagna a sostegno della riforma, promossa dal governo, lo ha visto in una posizione insolita per le sue consuetudini politiche. Dopo la vittoria del fronte del "no", Mazzali ha scelto l'ironia per commentare l'esito. Ha dichiarato: «Per una volta che ero dall’altra parte, la sinistra azzecca una campagna e vince».
Questa affermazione sottolinea la sorpresa dell'avvocato nel vedere la sinistra unita contro una riforma che lui sosteneva. La sua dichiarazione è stata riportata da diverse fonti giornalistiche, evidenziando il suo approccio disincantato alla politica.
La reazione di Mazzali: tra ironia e rammarico
Mirko Mazzali ha sempre sostenuto che l'esito del referendum non rappresentasse una catastrofe. Ha affermato: «Ho sempre ritenuto che non fosse la fine del mondo se avesse vinto il ‘sì’ o il ‘no’».
L'avvocato ha sottolineato l'importanza di saper perdere, dichiarando di aver dormito serenamente nonostante la sconfitta. Tuttavia, ha anche evidenziato come non tutti abbiano dimostrato la stessa sportività. Ha aggiunto: «Bisogna sapere perdere e io questa notte ho dormito sereno. Però bisogna anche sapere vincere e non mi sembra che tutti lo stiano facendo».
Il riferimento è chiaramente alle reazioni di alcuni esponenti del fronte del "no". Mazzali ha menzionato le richieste di dimissioni e altre «reazioni scomposte» che sono seguite alla vittoria del "no". Questo evidenzia una certa delusione per l'atteggiamento di alcuni colleghi.
Le accuse e la risposta del "clone AI"
Le critiche più aspre sono arrivate da parte di Luca Poniz, ex presidente dell'ANM e attuale sostituto procuratore generale a Milano. Poniz ha attaccato «un'intera classe dirigente dell'avvocatura» per la «violenta delegittimazione della magistratura». Ha chiesto le dimissioni di chi ha usato impropriamente ruoli di rappresentanza.
Mazzali ha replicato a queste accuse con un post su Facebook, utilizzando l'intelligenza artificiale come elemento ironico. Ha scritto: «Signor giudice non mi crederà, ma mi hanno clonato tutto, anche la persona. Quello che ha visto attivo per il ‘sì’ ovviamente non ero io, che come sa, so di sinistra, ma un clone fatto con l’intelligenza artificiale. Così per chiarire».
Questa battuta, sebbene leggera, serve a sottolineare la sua posizione. Mazzali ha chiarito che il suo impegno per la separazione delle carriere risale a trent'anni fa. Ha ribadito: «Come tutti i penalisti, da 30 anni a questa parte, mi sono speso per la separazione delle carriere, non certo per il nazionalsocialismo».
L'avvocato si è detto amareggiato dalle accuse di aver «aiutato Meloni» da sinistra. Queste critiche, a suo dire, distorcono il suo reale intento politico e professionale. La sua posizione era legata a una riforma della giustizia, non a un sostegno politico al governo.
"Ha trionfato l’anti politica": l'analisi di Mazzali
Superata la fase dell'ironia, Mirko Mazzali ha offerto un'analisi più seria dell'esito referendario. Secondo l'avvocato, ha prevalso «l’anti politica» e un sentimento «anti governativo».
Chi ha votato "no" lo ha fatto, secondo Mazzali, principalmente per esprimere un dissenso verso il governo Meloni. Ha aggiunto: «Chi ha votato ‘no’ l’ha fatto contro Meloni. Ma il problema è che Meloni resta e i problemi pure».
Questa osservazione suggerisce che la vittoria del "no" non risolverà le problematiche di fondo della giustizia italiana. Anzi, potrebbe aver distolto l'attenzione dalle questioni tecniche del quesito referendario.
Si è discusso anche del ruolo del fronte del "sì" nell'aver personalizzato la campagna. Mazzali ha ammesso che la campagna è stata «allucinante». Tuttavia, ha puntato il dito contro il fronte del "no", accusandolo di essere stato il primo a politicizzare il voto. Ha dichiarato: «Ma i primi a politicizzare il voto sono stati quelli del ‘no’ e dal loro punto di vista hanno fatto bene».
Un rammarico particolare riguarda la scarsa partecipazione al referendum sulla giustizia, rispetto a quello precedente sui diritti dei lavoratori. Mazzali ha espresso il suo dispiacere: «Mi spiace solo che al referendum dello scorso anno in materia di diritti dei lavoratori non ci sia stata la stessa partecipazione».
Come ripartire: le speranze di Mazzali per la giustizia
Nonostante la battuta d'arresto, Mirko Mazzali guarda avanti con determinazione. Ha affermato: «Io già oggi ero in aula, dobbiamo riprendere a combattere per migliorare questa giustizia».
L'avvocato auspica un cambiamento di rotta all'interno della sinistra. Spera che i progressisti diventino più «garantisti». Ha notato come la sinistra sembri subire il fascino della magistratura, un fascino che lui, per deformazione professionale, non condivide.
La scelta del "no", secondo Mazzali, è stata una scelta «conservatrice». Egli spera che ora ci si concentri seriamente sul funzionamento della giustizia. Chiede una giustizia più equa, con un maggiore equilibrio tra accusa e difesa.
Infine, Mazzali ha sottolineato la necessità di maggiori fondi per potenziare l'organico della magistratura. Questo è visto come un passo fondamentale per garantire un servizio giustizia più efficiente e giusto per tutti i cittadini. La sua visione è quella di una giustizia che sia realmente al servizio della verità e dei diritti.