Milano: l'uomo che salì sul palco con Meloni racconta
L'incontro inaspettato al Teatro Parenti
Orazio Musumeci, 64enne residente a Mezzanino, in provincia di Pavia, è l'uomo che ha attirato l'attenzione nazionale salendo sul palco durante un evento di Fratelli d'Italia al Teatro Franco Parenti di Milano. L'episodio è avvenuto giovedì pomeriggio, mentre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni era presente per un incontro a sostegno del referendum confermativo.
Musumeci ha raggiunto la premier sul palco per consegnarle una copia del suo libro, intitolato «Il 13esimo presidente». L'immagine dell'incontro, con la premier visibilmente sorpresa, è diventata rapidamente virale sul web.
La dinamica dell'accesso al palco
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Musumeci afferma di non aver eluso alcuna misura di sicurezza. Ha raccontato di essere entrato dall'ingresso principale del teatro, affollato da cittadini e forze dell'ordine. Una volta all'interno, si è posizionato dietro al nastro di delimitazione, nella zona riservata alle autorità.
Ha dichiarato di aver salutato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio e il Presidente del Senato Ignazio La Russa, il quale lo avrebbe presentato anche al Ministro Nello Musumeci, suo parente. Atteso l'intervento della premier, ha deciso di salire sul palco da destra mentre Meloni arrivava da sinistra. Ha chiesto a un uomo della sicurezza di spostarsi, e quest'ultimo lo ha accontentato, permettendogli di raggiungere il palco senza impedimenti.
«Nessuno mi ha chiesto un documento o chi fossi», ha spiegato Musumeci, descrivendo il suo gesto come «semplice». Ha poi stretto la mano alla premier, consegnandole il libro e affermando che ora si aspetta le dimissioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Le motivazioni dietro il gesto
Musumeci aveva annunciato sui social la sua intenzione di fare una «sorpresa» a Giorgia Meloni. Ha spiegato che da tempo meditava un «gesto eclatante», attendendo l'occasione giusta, che ha identificato nell'incontro sul referendum. La sua critica è rivolta alla volontà di modificare la Costituzione, che ritiene intoccabile, e lamenta una disparità nella giustizia: «La legge non è uguale per tutti».
Dopo l'episodio, Musumeci è stato identificato dalla Digos. Ha espresso rammarico per la possibilità che qualcuno possa essere sanzionato per il suo gesto, pur definendosi una persona «buona» e non volendo creare problemi.
La ricerca di giustizia e le difficoltà personali
Il 64enne ha negato di cercare notorietà, affermando di essere alla ricerca di «giustizia». Ha raccontato di aver subito per 22 anni mobbing e vessazioni sul lavoro, venendo demansionato e licenziato come amministratore non delegato. Questa situazione gli avrebbe causato la perdita della famiglia e della casa, ma non della dignità.
Pur ammettendo di essere «ripartito dalla strada», ha sottolineato che i soldi non sono essenziali per vivere, a differenza dell'onestà. Ha definito il suo ultimo ricorso, annientato dal procuratore della Repubblica di Roma, un «attentato alla Costituzione e alla democrazia», ribadendo la richiesta di dimissioni per Mattarella.
Musumeci si definisce «onorevole» non per un incarico parlamentare, ma per la sua condotta. Ha rivelato di essersi proposto come Presidente della Repubblica, ritenendosi una persona onesta. Ha inoltre menzionato un recente esposto presentato alla procura di Pavia e ha suggerito che La Russa lo abbia riconosciuto proprio perché era a conoscenza delle sue vicende giudiziarie.
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