La Grande Distribuzione a Milano dona annualmente 48.000 tonnellate di cibo, per un valore di 229 milioni di euro. Nonostante ciò, solo metà delle aziende aderisce alla pratica, evidenziando un potenziale di crescita significativo.
Donazioni alimentari: un impegno annuale consistente
La Grande Distribuzione (GDO) contribuisce ogni anno con oltre 48.000 tonnellate di prodotti alimentari. Questi beni, destinati a scopi sociali, hanno un valore stimato di circa 229 milioni di euro. L'impegno coinvolge circa 1.681 imprese del settore.
Tuttavia, la pratica della donazione di eccedenze alimentari non è ancora universalmente diffusa. Attualmente, solo circa il 50% delle aziende della GDO partecipa attivamente a queste iniziative.
Questi dati emergono da una ricerca commissionata dalla Fondazione Banco Alimentare Ets. Lo studio è stato condotto dal Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano. Un'ulteriore analisi è stata curata dalla Fondazione Sussidiarietà.
I risultati sono stati resi noti durante l'evento Tuttofood. Questa importante fiera dedicata all'agroalimentare si è svolta presso Fiere di Parma Spa, a Fiera Milano Rho, fino al 14 maggio.
Adozione della pratica: differenze tra le dimensioni aziendali
Si osserva una marcata disparità nell'adozione delle pratiche di donazione. Le grandi aziende registrano un'adesione del 93%. Le medie imprese si attestano al 54%. Le piccole aziende mostrano una percentuale inferiore, pari al 43%.
Lo ha spiegato Paola Garrone, membro del Food Sustainability Lab. Per le realtà aziendali più grandi, la donazione rappresenta una scelta deliberata. Si traduce in processi organizzati per la gestione delle eccedenze alimentari.
Queste differenze sottolineano l'importanza di strategie mirate per incentivare la partecipazione di tutte le fasce aziendali. L'obiettivo è massimizzare il recupero di cibo a beneficio della collettività.
Fattori chiave e motivazioni dietro le donazioni
Secondo Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, alcuni elementi influenzano maggiormente la propensione alla donazione. Tra questi figurano la facilità di comunicazione con gli enti beneficiari. Anche la loro prossimità geografica gioca un ruolo importante.
Inoltre, la presenza all'interno dell'azienda di un manager dedicato alla gestione del surplus alimentare è un fattore determinante. Queste figure professionali facilitano l'organizzazione e l'efficacia delle donazioni.
Vittadini ha aggiunto che le motivazioni legate principalmente al miglioramento della reputazione aziendale, pur essendo indice di un comportamento opportunistico, tendono a generare pratiche di donazione meno durature nel tempo. L'impegno costante richiede motivazioni più profonde e strutturali.
Potenziale inespresso e fabbisogno crescente
Marco Piuri, presidente della Fondazione Banco Alimentare Ets, ha confermato il valore strategico della collaborazione tra il Banco Alimentare e la GDO. Tuttavia, ha sottolineato l'esistenza di un considerevole potenziale ancora inespresso.
Attualmente, solo una frazione delle eccedenze alimentari viene effettivamente donata. Nel frattempo, le 7.600 Organizzazioni Partner Territoriali (OpT) convenzionate con il Banco Alimentare esprimono un bisogno crescente.
Queste organizzazioni assistono 1,8 milioni di persone in condizioni di difficoltà. Richiedono un supporto alimentare quantitativamente più significativo per far fronte alle esigenze.
Banco Alimentare: partner strategico della GDO
Il Banco Alimentare si conferma come il partner principale della GDO per il recupero delle eccedenze. Questa collaborazione è scelta nel 29% dei casi. Il suo ruolo è ancora più marcato tra le grandi imprese.
I punti di forza del Banco Alimentare includono la capacità di garantire continuità operativa. Offre inoltre efficienza logistica e tracciabilità dei flussi. Questi elementi assicurano un servizio affidabile e trasparente.
La ricerca evidenzia come un maggiore coinvolgimento di tutte le aziende della GDO potrebbe amplificare ulteriormente l'impatto positivo delle donazioni alimentari. Ciò consentirebbe di rispondere meglio alle crescenti necessità delle fasce più vulnerabili della popolazione.