Condividi

La Brigata ebraica di Milano non rinuncerà a sfilare con le proprie bandiere storiche, inclusa quella di Israele, durante le celebrazioni del 25 aprile. L'obiettivo è preservare la memoria storica e onorare i sacrifici per la libertà.

La difesa della memoria storica

Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, ha fermamente respinto le richieste di non esporre le bandiere durante il corteo del 25 aprile. Queste bandiere, che includono quella di Israele, rappresentano un legame indissolubile con la storia e il sacrificio per la libertà.

La posizione è chiara: non si deve tradire la memoria di chi ha combattuto per la liberazione. L'intento primario è tutelare la storia e onorare coloro che si sono sacrificati. Cedere su questi principi significherebbe un passo indietro nella difesa della verità storica.

Le polemiche e le minacce

Negli anni passati, sono state avanzate richieste di non portare le bandiere della Brigata, evolutesi poi in quelle di Israele. La risposta è sempre stata negativa. Romano sottolinea come la rinuncia a esporre queste bandiere possa portare a un peggioramento della situazione.

Si è già assistito alla rinuncia alle bandiere americane e inglesi in passato, senza ottenere risultati positivi. Quest'anno, le contestazioni hanno colpito anche le bandiere dell'opposizione iraniana, oltre a quelle ucraine e georgiane.

Un passo avanti per la libertà

Romano è convinto che cedere per quieto vivere sarebbe un tradimento verso i caduti e una vittoria per chi nega la memoria della Resistenza. La Brigata ebraica continuerà a sfilare con le proprie bandiere per difendere la verità storica.

L'intenzione è quella di non arretrare più. Anzi, per l'anno prossimo si prospetta un passo avanti: sfilare portando anche le bandiere degli altri Alleati. Questo per ribadire un messaggio di unità e riconoscimento.

Un 25 aprile internazionalista

Non si permetterà la riscrittura della gloriosa storia della lotta al nazi-fascismo. Viene espresso un netto rifiuto a un 25 aprile interpretato da una sinistra nazionalista e sovranista. Si auspica invece una celebrazione della Liberazione che sia intrinsecamente internazionalista.

L'obiettivo è abbracciare tutti i popoli Alleati, uniti nel nome della libertà e della democrazia. La memoria dei sacrifici deve essere celebrata in un contesto di solidarietà globale. La fonte di queste dichiarazioni è una nota di Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano.