Nuove rivelazioni emergono dall'inchiesta milanese sui presunti "safari umani" a Sarajevo. Un cacciatore piemontese è stato indagato, portando a quattro il numero di persone coinvolte. Si ipotizza l'uccisione di civili durante la guerra in Bosnia.
Nuovo indagato nell'inchiesta sui cecchini
Le indagini sui cosiddetti 'cecchini di Sarajevo' proseguono con un nuovo indagato. Si tratta di un uomo residente in provincia di Alessandria. L'uomo, appassionato cacciatore, aveva precedentemente rilasciato interviste. In esse, raccontava di essersi recato in Jugoslavia tra il 1994 e il 1995. Affermava di essersi unito volontariamente a una formazione paramilitare serba. Le sue dichiarazioni descrivevano scene terribili, parlando di persone agonizzanti e amputate. Ha confessato di soffrire ancora di incubi per quelle notti.
L'uomo, che in passato ha lavorato come cancelliere in Liguria, ha spiegato le sue motivazioni. Ha citato le sue 'simpatie per l'ultradestra'. Tuttavia, ha negato di aver partecipato ai 'safari umani'. Questi sono al centro dell'indagine della Procura di Milano. L'inchiesta è partita da una segnalazione dello scrittore Ezio Gavezzeni. Si ipotizza che questi viaggi fossero organizzati con l'unico scopo di uccidere. I bersagli erano civili, inclusi donne, anziani e bambini. La città balcanica era assediata negli anni Novanta. La guerra mostrava i suoi orrori dietro una facciata di normalità. L'uomo indagato ha aggiunto che alcuni partecipavano per divertimento. Ha menzionato la presenza di stranieri, come inglesi, francesi e tedeschi.
Quattro indagati per omicidio volontario
I magistrati milanesi stanno cercando di fare piena luce sulla vicenda. Hanno notificato un invito a comparire all'uomo di 64 anni. L'interrogatorio è fissato per il 13 aprile. Con questo nuovo sviluppo, gli indagati per omicidio volontario continuato salgono a quattro. I reati sono aggravati da motivi abietti. Oltre al cacciatore piemontese, figura Giuseppe Vegnaduzzo, 80 anni, residente in Friuli. Vegnaduzzo ha già risposto alle domande dei pm, negando ogni coinvolgimento. Tra gli indagati c'è anche un uomo residente in Toscana. Completa il quadro un facoltoso imprenditore lombardo. Il suo stile di vita suggerisce la capacità di sostenere i costi per partecipare a tali attività.
Organizzazione e possibili complici
Il procuratore Marcello Viola e il pm Alessandro Gobbis stanno coordinando le indagini. Collaborano con i carabinieri del Ros. L'obiettivo è ricostruire una pagina oscura della storia recente. Si sospetta l'esistenza di un'organizzazione legata a criminali di guerra. Questa avrebbe gestito trasferte nelle zone di conflitto in cambio di denaro. L'ex cacciatore piemontese ha descritto le procedure di viaggio. Partivano da piccoli aeroporti sulla costa adriatica. L'arrivo era previsto in Macedonia o in Montenegro. Ha anche rivelato la presenza di ex militari italiani tra i volontari. Alcuni erano in congedo temporaneo, altri già congedati. Ha specificato che c'erano anche 'ex della Folgore'.
Le prove raccolte includono l'esposto dello scrittore Gavezzeni. Sono state considerate anche le testimonianze di una giornalista. Utili anche le dichiarazioni dirette di Adriano Sofri, all'epoca inviato di guerra. Fondamentale anche il contributo di Roberto Ruzzier, che ebbe contatti con persone dell'organizzazione. Nel frattempo, la capitale della Bosnia-Erzegovina ha annunciato la sua intenzione di costituirsi parte civile. A ciò si aggiungono un atto del Tribunale Permanente dei Popoli sulla ex Jugoslavia. Vi è anche un'annotazione dei carabinieri del Ros, incaricati delle indagini dal pm Gobbis e dal procuratore Viola.
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