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L'inchiesta sulla cessione dello stadio San Siro a Milano entra nel vivo con il rifiuto del dirigente comunale Christian Malangone di fornire le password dei suoi dispositivi elettronici. La difesa parla di ispezione senza limiti costituzionali.

Nuovi sviluppi sull'inchiesta San Siro

La vicenda legata alla cessione dello stadio San Siro e delle aree circostanti a Milano si arricchisce di nuovi capitoli. L'indagine, che vede coinvolti club calcistici e dirigenti comunali, si concentra ora sulle modalità di acquisizione delle prove digitali.

Un elemento chiave emerso è un memorandum del 2017. L'allora avvocata Ada Lucia De Cesaris, consulente per l'Inter e già assessora all'Urbanistica, lo inviò a Giancarlo Tancredi. I pubblici ministeri considerano questo documento una delle prime prove dell'interesse del club per lo stadio. L'interesse si estendeva anche alla valorizzazione di aree pubbliche adiacenti, potenzialmente redditizie per sviluppi immobiliari.

Il ruolo del Piano delle alienazioni

Un passaggio cruciale dell'indagine riguarda l'inserimento dello stadio Meazza nel Piano delle alienazioni e delle valorizzazioni immobiliari (Pavi). Questo documento del Comune di Milano prevedeva la cessione di parte del patrimonio immobiliare pubblico ai privati per il triennio 2019-2021.

L'inclusione di aree pubbliche di pregio in questi piani è stata oggetto di precedenti inchieste sull'urbanistica milanese. Si indaga su presunti abusi edilizi legati a progetti immobiliari in zone centrali della città.

L'accusa sostiene che dal 2008 il Comune abbia intrapreso un processo continuo di dismissione di beni. Questa vendita ai privati veniva giustificata da un presunto interesse pubblico.

Attivismo e coordinamento nelle comunicazioni

Le indagini hanno messo in luce l'intensa attività di Ada Lucia De Cesaris, tra gli indagati, attraverso chat ed email. Sono documentati incontri con Giancarlo Tancredi, prima come dirigente e poi come assessore alla Rigenerazione Urbana. Altrettanto rilevante è l'interazione con Christian Malangone, direttore generale del Comune e figura vicina al sindaco.

Agli atti figurano anche conversazioni tra Tancredi e Bruno Ceccarelli, consigliere comunale del PD e presidente della commissione Rigenerazione urbana. Le comunicazioni del 1° marzo 2025 rivelano un coordinamento tra i due prima di una seduta. Ceccarelli suggeriva di ribadire la procedura di evidenza pubblica. L'obiettivo era garantire la possibilità di presentare proposte alternative, anche se non ritenute probabili.

Tancredi rispondeva che la procedura sarebbe avvenuta dopo la presentazione della proposta, con l'accordo delle squadre coinvolte. I pm interpretano queste conversazioni come prova della natura strumentale della procedura di evidenza pubblica. Emergono anche timori espressi da Tancredi il 12 maggio 2025, riguardo all'impatto ambientale e alla possibilità che l'operazione stadio saltasse.

Il rifiuto di Malangone e la difesa

La questione centrale attuale è il rifiuto di Christian Malangone di fornire alla Guardia di Finanza le password dei computer e degli smartphone sequestrati. Il suo difensore, l'avvocato Domenico Aiello, ha spiegato la posizione.

Secondo la difesa, le Fiamme Gialle intendevano effettuare un'ispezione massiva della casella di posta elettronica prima di selezionare il materiale di interesse. Questo metodo viene definito non corretto.

L'avvocato Aiello afferma che non fornire le password in questi casi è l'unica scelta garantita dalla Costituzione. Si oppone a uno strumento di ricerca considerato privo di limiti.

È previsto un ricorso al Riesame contro il sequestro, una strada che potrebbero seguire anche altri legali coinvolti. La difesa solleva anche preoccupazioni sull'esito dell'indagine. Si teme che gli investitori si ritirino, valutino azioni legali contro il Comune e che i cittadini non ottengano un nuovo impianto sportivo.

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