Le piccole e medie imprese milanesi denunciano una grave carenza di personale qualificato. Questo disallineamento tra domanda e offerta di competenze ostacola lo sviluppo, l'innovazione e la competitività del territorio.
Difficoltà di reperimento personale qualificato
Le aziende milanesi incontrano serie difficoltà nel trovare i profili professionali necessari. Questa situazione non è più un semplice campanello d'allarme. Diventa un vero e proprio ostacolo allo sviluppo aziendale. La produttività ne risente negativamente. L'innovazione rallenta considerevolmente. Si registra un progressivo impoverimento delle risorse umane sul territorio.
Quadro preoccupante emerso durante un importante convegno. L'evento si è tenuto il 26 marzo presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano. Il tema centrale era “Pmi: il ruolo strategico delle competenze”. L'iniziativa è stata organizzata da Api, l'Associazione delle piccole e medie industrie. Hanno collaborato attivamente con l'Ordine degli ingegneri.
Il disallineamento delle competenze rappresenta una sfida crescente. Le imprese faticano a trovare candidati con le qualifiche richieste. Questo fenomeno colpisce in modo particolare le realtà produttive più piccole. La mancanza di personale qualificato limita la loro capacità di crescita. Compromette la loro competitività sul mercato.
Il peso del gap di competenze a Milano
La situazione è particolarmente critica nella provincia di Milano e in tutta la Lombardia. Qui la competizione economica è estremamente elevata. Le piccole e medie imprese associate all'Api segnalano costantemente questo problema. Il divario tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato del lavoro è molto marcato. Lo ha sottolineato Luciana Ciceri, presidente di Api.
Questo disallineamento si traduce in conseguenze concrete. Si verificano mancati aumenti di fatturato. I tempi di produzione si allungano in modo significativo. Le aziende incontrano maggiori ostacoli nel penetrare nuovi mercati. La capacità di cogliere le opportunità offerte dalla trasformazione tecnologica e dalla sostenibilità diminuisce. A ciò si aggiunge la difficoltà nel garantire la continuità aziendale. Spesso questo problema è legato alla mancanza di un passaggio generazionale efficace. Il ricambio tra imprenditori o lavoratori qualificati non avviene fluidamente.
L'incontro, moderato dal direttore generale di Api, Stefano Valvason, ha visto la partecipazione di figure di spicco. Erano presenti Penati, presidente dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Milano. C'era anche Elena Buscemi, presidente del consiglio comunale di Milano. Hanno partecipato anche Carmelo Iannicelli, tesoriere e consigliere dell'Ordine. Erano presenti anche rappresentanti delle commissioni dell'Ordine. Tra questi, Raffaella Folgieri per l'intelligenza artificiale e Vito Savino per start-up e innovazione.
La discussione ha evidenziato la complessità del problema. Non si tratta solo di carenza di manodopera generica. Il nodo cruciale risiede nella specificità delle competenze richieste. Le aziende cercano figure con un mix di abilità tecniche, digitali e gestionali. A queste si aggiungono le cosiddette soft skill, fondamentali per il lavoro di squadra e l'adattabilità.
Il valore umano nell'era tecnologica
In un'epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti tecnologici, la vera forza competitiva risiede nelle persone. Carlotta Penati, presidente dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Milano, ha posto l'accento su questo aspetto. La tecnologia in sé non è il fattore determinante. È cruciale la capacità umana di comprenderla, gestirla e integrarla efficacemente nei processi produttivi. Le piccole e medie imprese trovano il loro valore distintivo nel capitale umano.
L'esperienza accumulata, la flessibilità e la capacità di adattamento sono elementi insostituibili. Il famoso “saper fare” tipico del modello produttivo lombardo è un patrimonio inestimabile. Questo know-how rende uniche le aziende del territorio. La combinazione di competenze tecniche e abilità trasversali è la chiave per affrontare le sfide future.
La trasformazione digitale e la transizione ecologica richiedono nuove figure professionali. Queste devono possedere una solida base tecnica. Devono però anche saper navigare in contesti complessi e in continua evoluzione. La formazione continua diventa quindi un elemento essenziale per mantenere alta la competitività.
Necessità di percorsi formativi mirati
Dall'incontro è emerso un messaggio chiaro e inequivocabile. Le imprese del settore manifatturiero necessitano di percorsi formativi. Questi devono essere specificamente progettati per le loro esigenze. Devono essere agili, flessibili e capaci di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Lo ha ribadito Ciceri, presidente di Api.
Una recente indagine condotta da Api su un campione di Pmi ha rivelato dati allarmanti. Il 78% delle imprese intervistate ha dichiarato di incontrare difficoltà nel selezionare figure professionali specifiche. Contemporaneamente, il 67% delle aziende prevede di effettuare nuove assunzioni nei prossimi due anni. Questo indica una forte volontà di espansione e investimento.
Le imprese sono pronte a investire in nuove risorse umane. Nonostante le incertezze geopolitiche e le fluttuazioni dei mercati globali, la prospettiva è di crescita. Tuttavia, la ricerca di professionisti è complessa. Si cercano profili che sappiano coniugare competenze trasversali (soft skill), conoscenze tecniche approfondite, familiarità con il digitale e capacità gestionali. La figura ideale è poliedrica e adattabile.
Fondamentale è la creazione di una collaborazione solida e duratura. Questa deve coinvolgere imprese, istituzioni e professionisti del settore tecnico. Solo attraverso un'azione sinergica e coordinata sarà possibile affrontare efficacemente le transizioni in atto. Queste trasformazioni, se gestite correttamente, possono diventare significative opportunità di crescita per il tessuto economico milanese e lombardo.
La collaborazione tra mondo della formazione e mondo del lavoro è essenziale. Le università e gli istituti tecnici devono dialogare costantemente con le aziende. Devono comprendere le esigenze del mercato. Devono adattare i propri programmi didattici. Questo garantisce che i laureati e i diplomati possiedano le competenze richieste. La creazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro efficaci è un altro strumento prezioso. Permette agli studenti di acquisire esperienza pratica. Aiuta le aziende a individuare futuri talenti.
La digitalizzazione dei processi produttivi richiede personale specializzato. Figure come data analyst, esperti di cybersecurity, sviluppatori software e specialisti di intelligenza artificiale sono sempre più ricercate. Allo stesso tempo, la transizione verso un'economia più sostenibile apre nuove opportunità. Servono ingegneri ambientali, esperti di energie rinnovabili e consulenti per la sostenibilità aziendale.
Le PMI milanesi, motore dell'economia locale, necessitano di un supporto concreto. Le istituzioni devono facilitare l'accesso a finanziamenti per la formazione. Devono promuovere incentivi per l'assunzione di personale qualificato. La semplificazione burocratica può inoltre alleggerire il carico sulle piccole imprese. Permette loro di concentrarsi sulla crescita e sull'innovazione. La sfida è complessa ma affrontabile con una strategia condivisa.