Il quotidiano Il Giorno assunse una posizione chiara e coraggiosa dopo la strage di Piazza Fontana a Milano, distinguendosi da altre testate. La sua linea editoriale si concentrò sull'inchiesta e sulla denuncia delle versioni ufficiali, anche a costo di correre rischi.
La strage di Piazza Fontana e la reazione del quotidiano
L'esplosione avvenuta presso la Banca Nazionale dell'Agricoltura il 12 dicembre 1969 segnò un punto di svolta. Per molte testate giornalistiche si trattò di una «Orrenda strage». Tuttavia, per il quotidiano Il Giorno, l'evento rappresentò molto di più di un semplice fatto di cronaca.
L'attentato divenne una vera e propria scelta di campo per la redazione. Come ricordato da Vittorio Emiliani, il giorno stesso dell'esplosione, Il Giorno scelse un titolo a tutta pagina: «Infame provocazione». A questo si aggiunse un editoriale di Pietra con il titolo «Non si illudano».
Era evidente, per la redazione, la matrice di estrema destra dietro gli eventi. Questa consapevolezza permise di costruire una linea editoriale basata sull'inchiesta. Il quotidiano si propose come voce laica, democratica e antifascista. Non si fidava delle ricostruzioni ufficiali.
Inchiesta e denuncia contro le versioni ufficiali
La linea de Il Giorno fu quella di contestare e smontare le versioni fornite dalle autorità. Questo approccio, seppur rischioso, caratterizzò l'operato quotidiano della testata. Tra i protagonisti di questa operazione vi furono giornalisti come Marco Nozza e Corrado Stajano.
Anche Guido Nozzoli, Manlio Mariani e, per i commenti, Giorgio Bocca, contribuirono significativamente. La loro dedizione permise di scavare a fondo nella verità dei fatti.
Il caso Pino Pinelli e la diffidenza verso le autorità
La morte di Pino Pinelli, avvenuta tra il 15 e il 16 dicembre, gettò ulteriore benzina sul fuoco. La sua caduta dalla finestra della questura milanese suscitò immediata diffidenza ne Il Giorno. Le ricostruzioni ufficiali iniziarono a vacillare.
Marco Nozza, nel suo libro «Il pistarolo», ha raccontato la sua indagine personale. Aveva verificato l'alibi di Pinelli. Trovò sei persone pronte a testimoniare che stava giocando a carte il pomeriggio del 12 dicembre. La versione della questura parlava di un gesto volontario dovuto al crollo dell'alibi.
«Non era crollato per niente, invece», ha scritto Nozza. L'articolo che smentiva la versione ufficiale uscì sul quotidiano il 17 dicembre. Il Giorno dedicò ogni anno un necrologio a Pino Pinelli. Questo gesto raccolse il sostegno di una vasta parte della società civile.
L'eredità di un quotidiano impegnato
L'approccio de Il Giorno alla strage di Piazza Fontana dimostrò il valore di un giornalismo d'inchiesta. La testata si schierò dalla parte della verità. Non ebbe timore di sfidare le versioni ufficiali, anche in un clima politico complesso.
Questa scelta editoriale rafforzò il ruolo del quotidiano come voce critica e indipendente. La sua battaglia civile contribuì a mantenere viva la memoria e la ricerca della giustizia. L'impegno de Il Giorno divenne un esempio di giornalismo responsabile.