A Milano, il "No" ha ottenuto la maggioranza nel referendum sulla giustizia, con un'affluenza del 65,14%. Il sindaco Sala e Majorino commentano il risultato.
Referendum Giustizia: Milano dice "No" con il 58,33%
La città di Milano ha espresso chiaramente la sua posizione nel recente referendum sulla giustizia. Al termine dello scrutinio, avvenuto nella giornata di lunedì 23 marzo 2026, il fronte del "No" ha prevalso nettamente. Ha raccolto il 58,33% dei voti validi.
Il fronte del "Sì", al contrario, si è fermato al 41,67%. Questo esito conferma una tendenza già delineata durante le prime fasi dello spoglio. La volontà popolare milanese si è quindi espressa contro la proposta sottoposta al voto.
La consultazione referendaria ha visto una partecipazione significativa da parte degli aventi diritto al voto. L'affluenza registrata a Milano si è attestata al 65,14%. Un dato importante che testimonia l'interesse dei cittadini.
Su un totale di 951.417 elettori potenziali, si sono recati alle urne 619.790 cittadini. Questo numero elevato di votanti ha contribuito a rendere il risultato ancora più rappresentativo della volontà cittadina.
Le schede analizzate hanno evidenziato anche altre statistiche. Le schede nulle sono state 1.472. Le schede bianche, invece, sono ammontate a 853. Solo 15 schede sono state registrate come contestate, a dimostrazione di un processo elettorale generalmente sereno.
Il risultato ottenuto a Milano si è dimostrato in linea con l'andamento generale a livello nazionale. Anche nel resto del Paese, infatti, il fronte del "No" ha raccolto un consenso maggioritario, confermando una tendenza nazionale.
Le Reazioni Politiche: Sala e Majorino Esprimono Soddisfazione
Il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha espresso grande soddisfazione per l'esito del referendum. Ha commentato il risultato attraverso i suoi canali social, sottolineando l'importanza della risposta politica data dai cittadini.
«Il No dei milanesi e degli italiani è una gran bella notizia», ha dichiarato Sala. Ha poi aggiunto di essere personalmente compiaciuto per l'affluenza registrata nella sua città. La sua dichiarazione evidenzia un'analisi del voto come risposta politica.
«Che questo Referendum fosse ampiamente politicizzato è fuori di dubbio», ha ammesso il primo cittadino. Ha ricordato le sue precedenti dichiarazioni pubbliche, in cui invitava a dare una «forte risposta politica».
Secondo Sala, la vittoria del "No" porta con sé due significati fondamentali. In primo luogo, ribadisce che la Costituzione non è un testo immutabile. Tuttavia, ogni modifica deve mirare a un miglioramento delle regole democratiche esistenti.
In secondo luogo, questo risultato comunica che «il Paese è contendibile». Sala ha concluso con un invito a ripartire da questa consapevolezza. La sua visione è quella di un futuro politico basato su questi principi.
Anche Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia e membro della segreteria nazionale, ha commentato il risultato. Lo ha definito «straordinario» e benefico per l'Italia intera.
Majorino ha parlato di una «sconfitta politica della destra enorme». Ha aggiunto che Giorgia Meloni e la sua «arroganza» hanno ricevuto una «porta in faccia». La sua analisi è netta e critica nei confronti dell'attuale governo.
Secondo il rappresentante dem, da questo momento si volta «radicalmente pagina». Ha attribuito parte del merito anche a figure come Elly Schlein, per aver difeso la Costituzione fin dall'inizio. Il suo intervento sottolinea la coesione interna al suo partito.
Majorino ha poi evidenziato il risultato milanese, definendolo «sopra ogni aspettativa». Ha ricordato come fosse stata prevista una partita «incertissima» per la città.
Alla fine, a Milano si è registrata una differenza di oltre quindici punti percentuali. Questo dato rafforza la sua convinzione sulla forza del messaggio politico espresso dalla città.
Organizzazione Elettorale Milanese: Numeri e Servizi
L'organizzazione del referendum a Milano ha visto un impegno notevole da parte dell'Amministrazione comunale. Le operazioni di voto si sono svolte in 1.249 sezioni elettorali. Queste erano dislocate in 162 sedi scolastiche distribuite sul territorio cittadino.
Durante le giornate di votazione, domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, il Comune di Milano ha predisposto servizi straordinari. L'Ufficio Elettorale di via Messina 52/54, il salone centrale di via Larga 12 e le sedi anagrafiche decentrate sono rimasti aperti. L'obiettivo era facilitare il rilascio di tessere elettorali e carte d'identità urgenti.
Complessivamente, dal 1° febbraio 2026 fino alla data del referendum, sono state rilasciate 71.935 tessere elettorali. Questo dato supporta la partecipazione attiva dei cittadini alla consultazione.
Il numero di tessere rilasciate rappresenta un aumento significativo rispetto ai periodi precedenti. Si parla del 69% in più rispetto allo stesso periodo del referendum dell'anno precedente, quando furono erogate 42.375 tessere. L'incremento è ancora più marcato se confrontato con le elezioni politiche del settembre 2022, con 36.866 tessere.
L'organizzazione ha richiesto il coinvolgimento di un numero considerevole di persone. Sono stati impiegati 3.747 scrutatori e 1.249 presidenti di seggio. A questi si aggiungono altrettanti segretari. Il personale comunale ha svolto attività di coordinamento e assistenza, in stretta collaborazione con le forze dell'ordine.
Palazzo Marino ha garantito anche i servizi essenziali per garantire il diritto di voto a tutti. Sono stati assicurati il voto assistito e il voto domiciliare per le persone con fragilità. L'accessibilità delle sezioni elettorali è stata un'altra priorità.
Contesto del Referendum: Come si è Arrivati al Voto
Il voto referendario è scaturito da una specifica procedura prevista dalla legge. La legge costituzionale in questione non aveva ottenuto i voti richiesti dei due terzi del Parlamento. Di conseguenza, la legge non è stata promulgata immediatamente.
Essa è rimasta in una sorta di «limbo» per un periodo di tre mesi. Durante questo lasso di tempo, tre specifiche categorie di soggetti potevano richiedere il referendum confermativo. Questo è esattamente ciò che è accaduto, portando la legge al vaglio degli elettori.
Le categorie autorizzate a richiedere il referendum sono: 500.000 elettori; 5 consigli regionali; oppure 1/5 dei membri di una delle Camere. La procedura è stata quindi attivata secondo le norme vigenti.
Il quesito sottoposto agli elettori recitava: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?».
La domanda era chiara e mirava a sottoporre al giudizio popolare una specifica riforma dell'ordinamento giurisdizionale e l'istituzione di una Corte disciplinare. La risposta di Milano, e dell'Italia, è stata un netto "No".