Un atleta paralimpico e un regista raccontano la loro profonda amicizia attraverso un film che celebra l'inclusione e la resilienza, superando ogni limite.
Federico Villa: un atleta tra cinema e handbike
Federico Richard Villa, noto atleta paralimpico e viaggiatore, è al centro dell'ultimo lavoro cinematografico di Saverio Smeriglio. Il film, intitolato “Lo chiamava Rock & Roll“, esplora il potere dell'amicizia e la forza interiore. La pellicola sarà proiettata questa sera presso il cinema Anteo City Life di Milano.
La genesi del progetto affonda le radici in un legame ventennale tra Villa e Smeriglio. «Io e Saverio ci siamo conosciuti vent’anni fa», ricorda Federico. «Ci dicevamo sempre: “Andremo a prenderci il nostro Rock & Roll“. Poi le strade si sono divise per qualche annetto. Io, il mio Rock & Roll, l’ho trovato nello sport, come atleta paralimpico. Lui come regista. Nell’estate del 2021 i nostri binari, che correvano parallelamente, si sono incrociati di nuovo e ci siamo presi insieme il nostro momento, al cinema».
Il film: un racconto di amicizia e resilienza
Il regista Saverio Smeriglio ha presentato a Federico Richard Villa il copione del film. «Da un bel po’ parlavamo di realizzare insieme un documentario legato allo sport, che è rimasto nel cassetto», spiega Smeriglio. «Mi piaceva l’idea che l’essenza della nostra amicizia prendesse forma e abbiamo trovato il linguaggio migliore».
Il protagonista del film, anch'egli di nome Federico, è un atleta di handbike e soffre di atassia di Friedreich, proprio come il vero Federico Richard Villa. «Ma anche se mi somiglia in tanti aspetti non sono io», precisa il protagonista. «Mi è riuscito naturale immedesimarmi nel personaggio. Non spoilero il film, ma Federico, al contrario mio, è stato parcheggiato in una clinica e lì matura la necessità di evadere dalla sua condizione».
Nella clinica, il giovane Federico troverà un alleato fondamentale. Questo personaggio, interpretato da Andrea Montovoli, si trova nella stessa struttura a causa di un incidente. L'amicizia tra i due ragazzi diventa il motore della narrazione, un elemento che supera le difficoltà individuali.
Oltre i limiti: viaggi, tecnologia e inclusione
Federico Richard Villa e il suo alter ego cinematografico condividono una forte impulsività e una determinazione nel raggiungere gli obiettivi prefissati. «In fondo ho sempre cercato di “evadere“ anch’io da giovane», ammette Villa. La sua vita è stata segnata da avventure in handbike e viaggi in giro per il mondo in solitaria.
Ha co-fondato con il fratello Alessandro l’associazione “Piccoli Diavoli 3 Ruote“ a Monza. Il suo tour più intenso lo ha portato in Colombia, un'esperienza indimenticabile per la gente e il folclore. «Io bene o male me la cavo sempre, trovo l’accessibilità anche dove non c’è», afferma con sicurezza.
L'imprenditorialità di Villa si manifesta nella creazione di dispositivi tecnologici. Questi strumenti mirano a migliorare la vita delle persone con disabilità. La sua ultima invenzione è un dispositivo che «mette i sottotitoli anche alla vita reale». L'idea è nata dalla sua passione per il cinema e dalla necessità di superare le barriere comunicative. «Quando ho cominciato a non sentire più, ho trovato il modo di sottotitolare le conversazioni».
Il film “Lo chiamava Rock & Roll“ è stato realizzato in un’unica versione sottotitolata. Questo sottolinea il desiderio di essere «davvero il film di tutti», un messaggio di accessibilità universale. «Nel film non si parla di disabilità ma di amicizia, che travalica la disabilità stessa», ribadisce il protagonista.
Un messaggio di inclusione per le nuove generazioni
Federico Richard Villa sta portando il film anche nelle scuole. L'obiettivo è «andare oltre gli stereotipi e parlare di resilienza». La pellicola è presentata come una storia che dimostra il valore dell’inclusione. «Il modo migliore per includere è partire dai ragazzi», sottolinea Villa.
Il regista Saverio Smeriglio conferma il successo del film tra il pubblico. «Stiamo trovando un calore pazzesco nelle persone che guardano questo film, tra commozione e risate», dichiara. «Ci abbiamo messo grande onestà, lontana da pietismi. La storia e l’amicizia arrivano dritti al pubblico e alle scuole».
Le proiezioni al cinema Anteo di Milano rappresentano un'occasione per riflettere su temi importanti come l'amicizia, la disabilità e l'importanza di abbattere le barriere, sia fisiche che mentali. La storia di Federico è un inno alla vita, vissuta senza limiti.