Condividi

L'arcivescovo Mario Delpini di Milano, in occasione di Ognissanti, ha condannato il teppismo giovanile e l'avidità finanziaria, citando esempi di santità milanese come Carlo Acutis e Marcello Candia.

Teppismo giovanile e disagio a Milano

Il recente vandalismo avvenuto a Milano ha suscitato profonda preoccupazione. L'arcivescovo Mario Delpini ha definito questi atti un «teppismo disastroso». Ha attribuito la responsabilità a «adolescenti infelici». L'arcivescovo ha espresso queste considerazioni durante la sua omelia per la festività di Ognissanti. La cerimonia si è tenuta nel Duomo di Milano. Gli episodi di vandalismo si sono verificati il 17 e 18 ottobre. I fatti sono accaduti proprio di fronte alla cattedrale.

Monsignor Delpini ha immaginato un dialogo tra i giovani coinvolti e il beato Carlo Acutis. Quest'ultimo è un giovane milanese, morto a quindici anni. È stato proclamato santo lo scorso anno. L'arcivescovo ha sottolineato come la santità possa offrire una prospettiva diversa. Molti hanno analizzato il fenomeno, proponendo diagnosi e soluzioni. Delpini ha preferito concentrarsi su un messaggio di speranza. Ha suggerito che Carlo Acutis avrebbe guardato con simpatia ai suoi coetanei. Avrebbe parlato loro della vera gioia. La gioia non si trova nel possesso materiale o nella distruzione.

«Amico, non ti serviranno le cose che puoi rubare», avrebbe detto Carlo Acutis. «Non ti daranno soddisfazione i danni che puoi combinare». Questo è il messaggio riportato dall'arcivescovo. «Amico mio, rientra in te stesso». L'invito è a una riflessione interiore. Il teppismo è visto come un sintomo di profondo disagio. La risposta non è solo nella repressione. È necessario un recupero della dimensione spirituale. La santità milanese offre modelli concreti.

L'avidità finanziaria e la santità degli industriali

L'arcivescovo Delpini non si è limitato a parlare ai giovani. Ha esteso il suo messaggio anche ai più ricchi della società. Ha criticato coloro che si dedicano esclusivamente al profitto finanziario. Questi individui, secondo Delpini, «si stufano di fare l'industriale». Vendono le loro aziende. Si concentrano su operazioni finanziarie. Fanno «soldi con i soldi». Questo approccio è visto come una forma di disumanizzazione. La ricerca del guadagno fine a se stessa porta all'alienazione.

In contrapposizione, l'arcivescovo ha citato Marcello Candia. Candia fu un industriale milanese. Negli anni '70, vendette la sua azienda. Decise di dedicare la sua vita ad aiutare i poveri e i lebbrosi in Brasile. La sua figura rappresenta un modello di santità. Il suo esempio dimostra che è possibile utilizzare le risorse economiche per il bene comune. «Il cuore puro arriva a immaginarsi che invece di fare soldi con i soldi si può fare del bene con i soldi». Candia ha dato lavoro e creato opere di bene. Questo è un invito a un uso etico del capitale. La ricchezza deve servire a migliorare la vita degli altri.

L'arcivescovo ha evidenziato come la santità milanese si manifesti in diverse forme. Non è solo un fenomeno giovanile. Riguarda anche chi detiene potere economico. L'invito è a un cambio di prospettiva. Dalla mera accumulazione alla generosità. La figura di Candia è un faro. Illumina la possibilità di coniugare successo imprenditoriale e impegno sociale. Milano, città di commerci e finanza, ha anche una tradizione di solidarietà. Questa tradizione va riscoperta e coltivata.

I sacerdoti e la santità della gente per bene

L'omelia dell'arcivescovo Mario Delpini ha toccato anche la figura dei sacerdoti. Ha evocato «un prete di altri tempi». Si riferisce a don Domenico Pogliani. Don Pogliani fu il fondatore della Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Questa istituzione si occupa di accogliere disabili e persone bisognose di riabilitazione. Don Pogliani è stato proclamato venerabile. La sua opera testimonia la dedizione al prossimo. Rappresenta la santità nel servizio quotidiano. La sua figura incarna la carità pastorale. È un esempio per tutti i sacerdoti. E per la comunità ecclesiale nel suo complesso.

Delpini ha sintetizzato il concetto di «santità milanese». L'ha descritta come la santità della gente per bene. Persone che si appassionano a fare il bene. E che riescono a convincere molti altri a fare lo stesso. Questo è un invito all'azione. La santità non è un traguardo irraggiungibile. È un percorso quotidiano. Richiede impegno e passione. La capacità di contagiare positivamente gli altri è fondamentale. La santità si costruisce con gesti concreti. E con la capacità di ispirare.

L'arcivescovo ha sottolineato l'importanza della comunità. La santità fiorisce quando le persone si uniscono per il bene. Milano, con la sua storia e le sue tradizioni, offre molti esempi. Da Carlo Acutis a Marcello Candia, da don Domenico Pogliani a innumerevoli altre figure meno note. La città ha un patrimonio spirituale da valorizzare. Il messaggio di Ognissanti è un richiamo universale. Invita tutti a riflettere sul significato della vita. E sul valore delle proprie azioni. La santità è la risposta più autentica al disagio e all'avidità. È la via per una felicità duratura.