Milano: decima scuola occupata, il Manzoni aderisce alla protesta
Occupazione Liceo Manzoni: la decima protesta
Il liceo classico Manzoni di Milano è diventato la decima istituzione scolastica ad essere occupata dall'inizio dell'anno accademico. Questo gesto di protesta studentesca si inserisce in un'ondata di mobilitazioni che ha preso avvio lo scorso settembre.
La particolare modalità di protesta adottata a Milano, caratterizzata da azioni a cascata e un'eco internazionale, vede ora il Manzoni unirsi a una serie di altre scuole che hanno già aderito.
Contesto delle mobilitazioni studentesche
L'occupazione del Manzoni segue quelle di altre scuole milanesi come il Berchet, il Bottoni, il Cremona–Zappa, l'Agnesi, il Virgilio, il Caravaggio, il Parini e il Tenca. Queste proteste, iniziate il 22 settembre con un'adesione allo sciopero nazionale, mirano a sensibilizzare l'opinione pubblica contro il genocidio a Gaza e in solidarietà alla Global Flotilla.
A queste tematiche si aggiunge un omaggio a “Dax”, militante del centro sociale Orso, la cui memoria è stata ricordata anche in un corteo tenutosi al Ticinese. La sua storia è infatti al centro delle rivendicazioni degli studenti del Manzoni.
Strategia di protesta a Milano
La stagione delle occupazioni a Milano è iniziata a settembre, anticipando quelle di altre città come Roma. La strategia milanese si distingue per una sorta di “staffetta“ tra le scuole, con occupazioni spesso di breve durata (due o tre giorni) ma ripetute nel tempo per amplificare il messaggio.
Questo approccio differisce da quello di altre città, dove si sono verificate occupazioni simultanee e più prolungate. L'anno record per le occupazioni seriali era stato il 2021, seguito dal 2022, anno in cui le proteste si erano concentrate sul disagio psicologico post-pandemia.
Tematiche globali e locali
I collettivi studenteschi milanesi hanno creato una rete che coinvolge anche movimenti internazionali, come il francese Mnl, per affrontare temi comuni quali la militarizzazione. Le rivendicazioni attuali spaziano dalla geopolitica internazionale, con particolare riferimento al conflitto in Gaza, fino a questioni più strettamente legate al diritto allo studio, alla carenza di edilizia scolastica e problematiche locali.
Gli studenti spiegano che l'obiettivo è mantenere alta l'attenzione sulle loro richieste, cercando soluzioni concrete e affrontando le problematiche sollevate per un periodo prolungato.