Milano: corteo per Dax, attacchi a governo e Israele
Manifestazione a Milano: chi ha partecipato e perché
Un corteo di protesta si è snodato ieri pomeriggio per le vie di Milano, commemorando Davide Cesare, noto come “Dax”, esponente del centro sociale Orso, ucciso nel 2003. La manifestazione, organizzata dal gruppo “Dax resiste” nell’ambito di un ciclo di eventi a 23 anni dal suo omicidio, ha visto la partecipazione di centinaia di persone, con un picco di circa un migliaio di partecipanti.
Il percorso della marcia è partito da corso Sempione e ha raggiunto l’ex Palasharp, edificio occupato dagli attivisti nella mattinata e sede di un concerto serale. L’evento è stato caratterizzato da slogan contro la “guerra imperialista e il sionismo”.
Contestazioni e simboli durante il corteo
Durante il tragitto, i manifestanti hanno espresso il loro dissenso in diversi punti della città. Davanti alla sede della Rai, è stato esposto uno striscione con la scritta «Informazione Rai propaganda di guerra e censura di regime». Successivamente, è stata bruciata una bandiera israeliana, gesto ripetuto con una bandiera americana davanti al cantiere del futuro Consolato degli Stati Uniti in viale Certosa.
Un gruppo di partecipanti si è poi diretto verso la caserma Montello, dove è stato realizzato un murale con la scritta «Disarmiamo la paura», accompagnato dall’accensione di fumogeni. Sono state inoltre espresse critiche nei confronti dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), definiti luoghi di detenzione e maltrattamenti.
Proseguono le iniziative e le reazioni politiche
La tre giorni di iniziative dedicate alla memoria di Davide Cesare proseguirà oggi con un presidio in Darsena. Il programma si concluderà domani, giorno dell’anniversario dell’omicidio, con il tradizionale corteo nel quartiere Ticinese, con partenza da via Brioschi, luogo del tragico evento.
L’episodio ha suscitato reazioni politiche. Il deputato di FdI Riccardo De Corato ha criticato l’occupazione dell’immobile comunale e il corteo, definendo i partecipanti «anarchici, no global e maranza» e stigmatizzando gli attacchi a Rai, governo e Israele, nonché gli insulti alla comunità ebraica.