Cronaca

Milano, Coldiretti in piazza: agricoltura lombarda chiede risposte

10 marzo 2026, 12:29 5 min di lettura Fonte: Forze dell'ordine
Milano, Coldiretti in piazza: agricoltura lombarda chiede risposte Forze dell'ordine Milano
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Migliaia di coltivatori e allevatori di Coldiretti Lombardia si sono riuniti a Milano, sotto il Pirellone, la mattina del 10 marzo 2026, per una massiccia protesta. L'obiettivo era far sentire la propria voce e indicare alle istituzioni regionali e nazionali le priorità per salvare l'agricoltura lombarda. La manifestazione ha messo in luce una serie di problematiche urgenti, dalla burocrazia soffocante alle pratiche commerciali sleali, fino all'impatto delle crisi internazionali.

Il grido unanime era quello di evitare uno "scacco matto" all'intero comparto agricolo della regione. I partecipanti, provenienti da ogni provincia lombarda, hanno chiesto interventi concreti per affrontare le sfide che minacciano la sopravvivenza delle loro aziende. La situazione, già complessa, è stata aggravata dalla recente crisi mediorientale, che ha riacceso i timori di un nuovo shock energetico.

L'Impatto della Crisi Energetica e Geopolitica

Il conflitto tra USA, Israele e Iran rischia di replicare gli effetti devastanti della guerra in Ucraina sui costi di produzione. Coldiretti Lombardia ha sottolineato come, a distanza di quattro anni, i prezzi dei principali fattori produttivi rimangano sensibilmente elevati. I fertilizzanti, ad esempio, hanno registrato un aumento del 49%, mentre il costo dell'energia è cresciuto del 66%.

I primi segnali di questa nuova instabilità geopolitica si sono già manifestati con un repentino aumento del prezzo del gasolio agricolo. In pochi giorni, proprio all'inizio della ripresa dei lavori nei campi, il costo è salito tra i 40 e 45 centesimi al litro. Questa situazione ha spinto Coldiretti a livello nazionale a presentare un esposto in Procura, chiedendo di accertare eventuali manovre speculative.

La Battaglia Contro Pratiche Sleali e Importazioni Selvaggi

La difficile congiuntura internazionale si somma alla concorrenza sleale causata dalle importazioni selvagge dall'estero. Prodotti di bassa qualità, spesso coltivati con sostanze vietate in Europa, arrivano sul mercato italiano. Il rischio è che questi vengano "italianizzati" attraverso minime lavorazioni, sfruttando le attuali normative comunitarie.

Per contrastare questo fenomeno, Coldiretti Lombardia ha chiesto l'abolizione della regola dell'origine del codice doganale. Questa norma, con il "trucco" dell'ultima trasformazione, permette di etichettare come "Made in Italy" un prodotto in realtà straniero. È fondamentale, inoltre, promuovere e valorizzare il cibo locale, anche inserendolo nelle mense scolastiche e ospedaliere.

Gianfranco Comincioli, presidente di Coldiretti Lombardia, ha ribadito la necessità di parità di condizioni. "Le stesse regole che seguono le nostre imprese agricole devono essere rispettate da chi vuole vendere i propri prodotti da noi", ha dichiarato. Ha aggiunto che i consumatori hanno il diritto di sapere da dove proviene il cibo, chiedendo piena attuazione della trasparenza totale con l'origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti.

Le importazioni incontrollate esercitano anche una forte pressione al ribasso sui prezzi pagati direttamente agli agricoltori. Diversi comparti si trovano già a lavorare sottocosto, tra cui il riso, il mais, il latte e i suini. Tra le richieste avanzate, spiccano la creazione di un fondo regionale per le filiere in crisi e la garanzia di ristori per i danni indiretti causati da emergenze come la Peste Suina Africana o l'aviaria.

Emergenza Climatica e Danni da Fauna Selvatica

Un'altra grave minaccia per le aziende agricole lombarde è rappresentata dai cambiamenti climatici. Negli ultimi quattro anni, gli eventi meteorologici estremi, come siccità prolungate o alluvioni, hanno causato all'agricoltura italiana danni per oltre 20 miliardi di euro. Per questo, gli agricoltori chiedono un rafforzamento delle polizze assicurative agevolate, strumento essenziale per la resilienza del settore.

A questi problemi si aggiungono i continui danni, diretti e indiretti, provocati dalla diffusione incontrollata degli animali selvatici. Cinghiali, caprioli e altri ungulati devastano pascoli, distruggono raccolti, assaltano greggi e sono veicoli di infezioni. Causano anche incidenti, sia nei campi che sulle strade, mettendo a rischio la sicurezza e la produttività agricola.

Coldiretti ha sottolineato che una gestione corretta e non più rimandabile di questi animali è cruciale. In molte aree montane, la situazione è talmente grave che gli agricoltori, stanchi di denunciare danni e ricevere indennizzi in ritardo e sottostimati, stanno valutando l'abbandono dell'attività. La tutela delle aziende agricole di montagna, che rappresentano un presidio fondamentale del territorio e un argine al dissesto idrogeologico, è un'altra delle priorità emerse dalla protesta. Questo obiettivo può essere perseguito anche attraverso il rilancio della certificazione "Prodotto di montagna".

Semplificazione Burocratica e Difesa del Suolo

La continuità del lavoro nei campi è pesantemente condizionata anche da una burocrazia eccessiva. Ogni anno, le aziende agricole perdono circa 100 giornate di lavoro a causa di pratiche complesse e una "giungla" di controlli duplicati, con enti diversi che verificano le stesse cose. Il presidente Comincioli ha definito questa situazione "un macigno sul nostro operato quotidiano".

Gli agricoltori chiedono una vera semplificazione, la piena operatività del SuperCAA (Centro Autorizzato di Assistenza Agricola) e l'attuazione del Registro Unico dei Controlli. Questi strumenti sono visti come essenziali per alleggerire il carico amministrativo e permettere alle aziende di concentrarsi sulla produzione.

Infine, la difesa della terra fertile e un argine al consumo di suolo sono da tempo priorità per l'agricoltura lombarda. Questa necessità è diventata ancora più pressante con il moltiplicarsi delle richieste per grandi impianti fotovoltaici a terra. Coldiretti teme che queste iniziative, spesso slegate dall'attività agricola, possano spazzare via ecosistemi preziosi.

"Come Coldiretti non ci siamo mai opposti alle agroenergie", ha concluso Gianfranco Comincioli, "ma sosteniamo un modello di transizione energetica che vede le imprese agricole protagoniste". Questo modello include impianti solari sui tetti, comunità energetiche e l'agrivoltaico avanzato sostenibile, da ricondurre al principio della multifunzionalità al servizio dell'attività agricola, e non a logiche strumentali e speculative.

A simboleggiare i tanti problemi irrisolti che le imprese agricole devono affrontare, i giovani di Coldiretti Lombardia hanno organizzato un flash mob. Su una scacchiera gigante allestita in piazza, rappresentante le minacce all'agricoltura, hanno depositato simbolicamente prodotti dei campi e delle stalle, insieme agli attrezzi del lavoro in cascina. Un gesto evocativo per sottolineare come la sopravvivenza del settore sia quotidianamente a rischio. La protesta di Milano ha ribadito con forza l'importanza vitale dell'agricoltura per la Lombardia, un settore che chiede ascolto e soluzioni concrete per poter continuare a produrre cibo di qualità e tutelare il territorio.

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