Cronaca

Milano: Cinturrino nega omicidio premeditato, parla di paura

17 marzo 2026, 11:49 4 min di lettura
Milano: Cinturrino nega omicidio premeditato, parla di paura Immagine generata con AI Milano
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Il poliziotto Carmelo Cinturrino nega l'omicidio premeditato di Zack Mansouri a Milano. Afferma di aver agito per paura e definisce la morte una "tragica fatalità". Richiesta di domiciliari.

Poliziotto nega premeditazione omicidio a Milano

Il poliziotto Carmelo Cinturrino ha negato con forza l'accusa di omicidio premeditato. La sua versione dei fatti è emersa durante l'udienza al Tribunale del Riesame. Cinturrino è accusato della morte di Abderrahim Mansouri, 28 anni, avvenuta nel bosco di Rogoredo.

L'agente ha dichiarato di non avere alcun legame pregresso con la vittima. La sua conoscenza di Mansouri si limitava alla sua foto segnaletica. La morte del giovane è stata definita una "tragica fatalità" dal poliziotto. La sua difesa punta a dimostrare l'assenza di un piano deliberato.

La strategia legale mira a scagionare Cinturrino dall'aggravante della premeditazione. I suoi avvocati hanno presentato istanza per la concessione degli arresti domiciliari. La decisione del Tribunale del Riesame è attesa nei prossimi giorni.

Cinturrino: "Ho sparato per paura a Rogoredo"

La motivazione addotta da Carmelo Cinturrino per l'uso della pistola è la paura. Ha affermato di aver sparato perché si sentiva minacciato. La zona di Rogoredo, tristemente nota per lo spaccio di droga, è stata indicata come teatro di questa "brutta zona della città".

Questa "paura" sarebbe stata la ragione anche per cui avrebbe posizionato una pistola accanto al corpo di Mansouri. L'intento sarebbe stato quello di simulare una legittima difesa. La versione fornita mira a contestare l'intenzionalità omicida premeditata.

I legali del poliziotto sottolineano la sua fragilità emotiva. L'avvocato Giugno ha descritto Cinturrino come "molto provato". È consapevole della gravità della situazione. Esprime rammarico per la perdita di una vita umana.

Il martello e la ricerca di droga a Rogoredo

Riguardo al ritrovamento di un martello, Carmelo Cinturrino ha fornito una spiegazione specifica. Ha negato categoricamente di averlo usato per aggredire persone. Il suo utilizzo era legato alla sua attività di sorveglianza nell'area di Rogoredo.

Il martello serviva per cercare droga o denaro. Questi venivano spesso nascosti sotto terra. La sua azione era volta a recuperare materiale illecito. Non era uno strumento per infliggere violenza fisica.

Questa precisazione mira a smentire ulteriori ipotesi di violenza premeditata. La difesa intende ricostruire la dinamica dei fatti in modo differente. Si cerca di contestualizzare l'uso degli oggetti rinvenuti sulla scena.

Contesto: Rogoredo e le accuse contro Cinturrino

Il caso coinvolge il poliziotto Carmelo Cinturrino, già noto per precedenti vicende legate all'area di Rogoredo. Le accuse a suo carico sono molteplici e complesse. Oltre all'omicidio di Zack Mansouri, è indagato per circa 30 capi d'imputazione.

Tra questi figurano pestaggi, estorsioni e arresti illegali. La sua condotta nella zona era stata descritta come autoritaria. Alcuni lo definivano il "dominus" di Rogoredo. La sua presenza era malvista dagli spacciatori.

La difesa contesta la validità di alcune testimonianze. Queste proverrebbero da un "contesto di degrado". Sottolineano come Cinturrino fosse percepito come un "nemico pubblico" dalla piazza di spaccio.

I consulenti della difesa stanno lavorando per chiarire la reale dinamica degli eventi. L'obiettivo è fornire una ricostruzione alternativa dei fatti. Si punta a dimostrare l'assenza di un piano omicida premeditato. La valutazione delle prove è cruciale.

La difesa chiede i domiciliari per Cinturrino

Gli avvocati Bianucci e Giugno, legali di Carmelo Cinturrino, hanno formalmente richiesto la sua scarcerazione. La richiesta specifica è per la concessione degli arresti domiciliari. Questa istanza è stata presentata al Tribunale del Riesame.

La difesa ritiene che la misura cautelare del carcere sia eccessiva. Propone una forma di detenzione meno afflittiva. Gli arresti domiciliari permetterebbero a Cinturrino di attendere il processo in un contesto più controllato.

La decisione spetta ora ai giudici del Riesame. La loro valutazione si baserà sugli elementi presentati dalla difesa e dall'accusa. L'esito è atteso con interesse.

La posizione di Cinturrino è complessa. Le accuse sono gravi e il contesto in cui sono maturati i fatti è delicato. La sua difesa si concentra sulla negazione della premeditazione. Sottolinea l'elemento della paura come fattore scatenante.

La vicenda solleva interrogativi sulla condotta delle forze dell'ordine in aree ad alta criminalità. La linea tra legittima difesa e abuso di potere è sottile. Il processo chiarirà le responsabilità.

L'udienza ha visto la presentazione delle argomentazioni difensive. Si è cercato di ridimensionare la gravità delle accuse. L'ipotesi di omicidio premeditato è stata definita "un'ipotesi che va ben oltre la realtà".

La difesa intende avvalersi di consulenti tecnici. Questi avranno il compito di analizzare la scena del crimine. Cercheranno di ricostruire i fatti in modo oggettivo. L'obiettivo è minare la credibilità delle prove a carico.

La vicenda di Carmelo Cinturrino e Zack Mansouri continua a tenere banco. Le indagini proseguono per accertare la verità completa. La giustizia farà il suo corso.

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