Pd e Avs chiedono la chiusura del Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr) di Milano, situato in via Corelli. Le forze politiche denunciano condizioni critiche, mancanza di trasparenza e presunte violazioni della legge. Si sollecita un intervento urgente da parte del sindaco.
Chiusura immediata del centro di via Corelli
L'europarlamentare del Pd, Cecilia Strada, auspica la chiusura del Cpr di Milano. Ha espresso questa speranza durante una conferenza stampa. La riunione si è tenuta presso la struttura di via Corelli. Erano presenti anche altri rappresentanti politici locali. L'obiettivo era denunciare le condizioni della struttura. Si chiede la sua dismissione definitiva.
Cecilia Strada ha spiegato di aver inviato una richiesta al sindaco Giuseppe Sala. Si chiede al primo cittadino di farsi portavoce. L'appello è rivolto al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. L'obiettivo è ottenere la chiusura del centro. Si chiede anche un risarcimento per il danno reputazionale alla città.
Secondo l'europarlamentare, il Cpr di Milano, come tutti i centri simili, opererebbe al di fuori della legge. La privazione della libertà personale al loro interno non sarebbe mai stata disciplinata dal legislatore. Strada ha denunciato gravi lacune nella registrazione degli eventi critici. Gli scioperi della fame non verrebbero registrati. Vengono considerati fatti individuali, ma sono invece fatti sociali. Uno sciopero è in corso da dieci giorni. Non risulta da nessuna parte.
Condizioni critiche e opacità nella gestione
Anche Onorio Rosati, consigliere regionale di Avs, ha espresso preoccupazione. Ha osservato che si sta progettando un ampliamento. Si aggiungerebbero 24 posti in più. Questo avviene in una struttura già fatiscente. Rosati ha denunciato l'opacità nell'accesso ai dati. I registri non riportano ciò che accade realmente. Il consigliere di Avs ha parlato di una diffida al sindaco. È uno stimolo affinché intervenga. In caso contrario, si agirà come cittadini. Si tutelerà l'onorabilità di Milano e i valori costituzionali.
Alcuni trattenuti affermano che è meglio il carcere. Lo ha sottolineato Rosati. Luca Paladini del Patto Civico ha evidenziato la necessità di un intervento straordinario. È necessaria un'azione in assenza di una politica nazionale. Tale politica dovrebbe difendere i diritti umani. Paolo Romano del Pd ha puntato il dito contro anni di gestione opaca. Ha menzionato indagini sull'uso dei fondi. Si indaga anche sull'uso di psicofarmaci. Questi servirebbero a rendere mansuete le persone recluse.
Gli atti di autolesionismo non vengono segnalati. Ora si tenta di limitare i poteri ispettivi dei consiglieri regionali. Questo è quanto affermato da Romano. L'appello al sindaco è chiaro. Serve un intervento straordinario. La situazione attuale richiede un'azione decisa per garantire il rispetto dei diritti umani.
Richiesta di intervento straordinario al sindaco
L'appello al sindaco Giuseppe Sala è per un intervento straordinario. La richiesta arriva in assenza di una politica nazionale efficace. Tale politica dovrebbe essere in grado di difendere i diritti umani fondamentali. Le forze politiche presenti chiedono un'azione concreta. Vogliono che il sindaco si faccia carico della situazione. L'obiettivo è ottenere la chiusura del Cpr di via Corelli. Si chiede anche di affrontare le problematiche legate alla gestione della struttura.
Le condizioni denunciate riguardano la salute e la dignità delle persone trattenute. La mancanza di trasparenza nella gestione solleva ulteriori interrogativi. Si teme che la situazione possa peggiorare con l'ampliamento previsto. Le forze politiche si dichiarano pronte ad agire. Intendono tutelare i valori costituzionali e l'immagine della città. La richiesta di risarcimento per danno reputazionale sottolinea la gravità della situazione.
Le dichiarazioni dei trattenuti, che preferirebbero il carcere, sono allarmanti. Indicano condizioni di detenzione inaccettabili. La gestione opaca e le indagini sugli psicofarmaci destano forte preoccupazione. Si attende una risposta dal sindaco Sala. L'auspicio è che venga intrapresa un'azione decisa per risolvere la questione.