La Procura di Milano ha richiesto condanne fino a 6 anni per due vigilantes accusati della morte di Giovanni Sala. L'uomo, descritto come molesto ma non pericoloso, è deceduto dopo essere stato immobilizzato. La difesa sostiene l'agire professionale per prevenire pericoli.
Richieste condanne per vigilantes a Milano
Il pubblico ministero ha sollecitato pene detentive per due guardie giurate. L'accusa ipotizza l'omicidio preterintenzionale di Giovanni Sala. L'episodio risale alla notte tra il 19 e il 20 agosto 2023. L'uomo, 34 anni, è deceduto nei pressi della sede di Sky a Rogoredo. Si trovava in evidente stato di alterazione psicofisica.
Secondo la ricostruzione della Procura, l'azione dei vigilantes sarebbe stata eccessiva. Non vi era alcuna necessità di ricorrere a tale violenza. Le immagini delle telecamere di sorveglianza sarebbero dirimenti in tal senso. Il pm ha sottolineato l'assenza di gesti o parole di Sala rivolti a ferire qualcuno.
L'uomo, con precedenti per maltrattamenti ed estorsione, aveva disturbato il personale per circa 18-20 volte. Questo comportamento ha evidentemente esasperato gli animi. Tuttavia, non si configurava come un pericolo concreto per le persone presenti. La sua condotta è stata definita più come petulante e molesta.
Il pm ha cercato di calibrare le richieste di condanna. Hanno dovuto essere ragionevoli e aderenti ai fatti specifici. La sentenza è attesa per il prossimo 2 aprile. Questo processo mira a fare chiarezza sulla responsabilità dei due agenti di sicurezza.
La dinamica della morte di Giovanni Sala
Giovanni Sala è deceduto a seguito di un arresto cardiaco. Questo è quanto emerso dalle indagini della Squadra Mobile della Polizia. L'uomo sarebbe stato trattenuto a terra per circa quattro minuti. Un ginocchio sarebbe stato premuto sulla sua schiena. Prima di ciò, avrebbe ricevuto due pugni.
La Procura ritiene che i vigilantes abbiano sfogato istinti violenti. La loro azione è stata giudicata inutilmente prevaricatrice. Il 34enne, che aveva assunto alcol e cocaina, soffriva anche di problemi cardiaci. L'immobilizzazione è avvenuta senza una reale necessità di proteggere persone o beni.
Il pubblico ministero ha affermato con fermezza che quell'azione violenta ha causato il decesso. Da qui l'ipotesi di omicidio preterintenzionale. Le pene richieste sono state mitigate da attenuanti generiche. Anche la provocazione è stata considerata prevalente rispetto alle aggravanti.
Per uno dei due imputati, che non ha sferrato i pugni né applicato la pressione sulla schiena, si è considerato un contributo di minima importanza. Questo elemento ha influenzato la richiesta di pena specifica per quell'individuo. La Corte d'Assise, composta dai giudici togati Bossi e Fioretta, sta esaminando il caso.
Le difese dei vigilantes e le loro dichiarazioni
I due vigilantes hanno scelto di rendere dichiarazioni spontanee. Hanno sostenuto di aver agito con professionalità. Hanno negato di aver usato violenza non necessaria. Hanno descritto la situazione come pericolosa. Temevano che Sala potesse ferire qualcuno.
Tra gli obiettivi che temevano potesse aggredire vi erano personaggi del mondo dello sport e della televisione. Questi lavorano presso la sede di Sky. Inoltre, vi era il timore che potesse danneggiare macchinari di valore. La loro intenzione era quella di prevenire danni maggiori.
Uno dei vigilantes ha dichiarato di essere stato costretto a contenerlo. Ha affermato di non aver usato manovre violente. Ha sostenuto di aver rispettato le procedure. Ha espresso profondo dolore per la morte di Sala. Ha negato di aver voluto fargli del male.
Il collega ha aggiunto che le forze dell'ordine sono arrivate con notevole ritardo. Ha descritto Sala come una persona pericolosa. Continuava ad aggredire e c'era il timore che potesse avere oggetti contundenti. Ha specificato che, quando Sala fu a terra, il suo torace era libero e respirava, seppur con difficoltà.
I legali delle difese, tra cui Camilla Urso, Sandro Clementi e Angela Ferravante, hanno puntato sull'innocenza dei loro assistiti. Hanno richiesto l'assoluzione. La loro strategia si basa sulla dimostrazione della correttezza dell'operato dei vigilantes in una situazione di potenziale pericolo.
Le motivazioni del pm e le parti civili
Il pubblico ministero ha riconosciuto che i due vigilantes sono persone incensurate. Li ha definiti lavoratori che hanno commesso un errore. Hanno causato involontariamente la morte di Sala con il loro comportamento. La richiesta di condanna è stata formulata anche in rispetto della madre di Sala.
La presenza della madre in aula, parte civile, è stata sottolineata. Anche gli altri familiari, rappresentati dagli avvocati Andrea Orabona e Giulia Piva, sono parti civili. Mandare assolti gli imputati significherebbe mancare di rispetto al loro dolore e alla loro richiesta di giustizia.
Il pm ha evidenziato la necessità di una risposta giudiziaria adeguata. La violenza esercitata, seppur non intenzionalmente letale, ha avuto conseguenze fatali. La valutazione della proporzionalità tra la minaccia percepita e la reazione adottata è centrale nel processo.
La vicenda si svolge a Milano, una metropoli dove episodi di cronaca legati alla sicurezza privata e all'ordine pubblico sono spesso al centro dell'attenzione. La periferia sud, come Rogoredo, a volte presenta criticità sociali che possono sfociare in situazioni complesse.
La discussione in aula ha toccato anche il tema della formazione degli addetti alla sicurezza. L'importanza di protocolli chiari e dell'uso proporzionato della forza è emersa chiaramente. La gestione di individui in stato di alterazione richiede competenze specifiche e sangue freddo.
La madre di Giovanni Sala ha espresso il suo dolore in diverse occasioni. Ha sempre sostenuto che suo figlio avesse solo bisogno di aiuto. La sua morte è vista come una tragedia evitabile. La sua testimonianza in aula è stata un momento carico di emozione.
Le indagini preliminari hanno raccolto testimonianze e prove video. Queste hanno permesso alla Procura di formulare le accuse. La difesa ha cercato di smontare questi elementi. Ha puntato sulla legittima difesa o sull'eccesso colposo, piuttosto che sul dolo eventuale o preterintenzionale.
Il contesto in cui è avvenuto l'episodio è quello di un presidio di sicurezza privato. Le guardie giurate hanno il compito di proteggere beni e persone. Tuttavia, i loro poteri sono circoscritti dalla legge. L'uso della forza è consentito solo nei limiti della stretta necessità.
La Corte d'Assise dovrà ora valutare tutti gli elementi presentati. Dovrà decidere se le azioni dei vigilantes abbiano superato i limiti consentiti. La sentenza determinerà la responsabilità penale dei due uomini. L'esito avrà un peso significativo sulla percezione della sicurezza privata in città.
La vicenda di Giovanni Sala solleva interrogativi importanti sulla gestione della sicurezza. E anche sul confine sottile tra la prevenzione di reati e l'eccesso di zelo. La giustizia milanese è chiamata a pronunciarsi su un caso che ha scosso l'opinione pubblica.