La Procura di Milano ha richiesto il rinvio a giudizio per un carabiniere e altre sette persone in relazione alla tragica morte di Ramy Elgaml. Le accuse includono omicidio stradale e favoreggiamento.
Richiesta di processo per carabiniere e altri
Le indagini sulla scomparsa di Ramy Elgaml, un giovane di 19 anni, si sono concluse con la richiesta di otto rinvii a giudizio. La Procura di Milano ha inoltrato la richiesta di processo nei confronti del militare alla guida dell'auto dei Carabinieri. L'evento fatale si è verificato nella notte del 24 novembre 2024. Un lungo inseguimento ha attraversato la città di Milano per circa otto chilometri. L'obiettivo era fermare uno scooter T-Max che non aveva rispettato l'alt.
L'accusa principale mossa al carabiniere è di omicidio stradale. La specifica contestazione è di «eccesso colposo nell'adempimento del dovere». Questa imputazione è stata successivamente modificata rispetto alle prime ipotesi. La Procura chiede il processo anche per il conducente dello scooter, Farez Bouzidi, 22 anni. A lui viene contestato l'omicidio colposo in concorso. Il suo mezzo si schiantò in zona Corvetto contro un semaforo.
Questo impatto causò la morte immediata di Ramy. Lo stesso Farez rimase ferito. Altri sei militari dell'Arma sono coinvolti. Sono accusati di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale di arresto di un testimone. Quest'ultimo era un amico della vittima.
Contestazioni specifiche al militare alla guida
Il carabiniere al volante, assistito dai legali Roberto Borgogno e Arianna Dutto, deve rispondere di diverse mancanze. Gli viene contestato di aver mantenuto «una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga». Viene anche evidenziata una «manovra particolarmente avventata» da parte sua. La dinamica dell'inseguimento e dello schianto è stata oggetto di approfondimenti.
Secondo i pubblici ministeri, il militare ha agito nell'adempimento di un dovere. Tuttavia, avrebbe «ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge». La sua condotta di guida è ritenuta sproporzionata. Questo anche considerando la necessità di bloccare lo scooter. La targa del T-Max era già stata comunicata via radio. La necessità di un inseguimento così prolungato è quindi messa in discussione.
Al carabiniere vengono contestate anche le lesioni nei confronti di Bouzidi. Anche in questo caso, l'accusa è di «eccesso colposo nell'adempimento del dovere». La morte di Ramy avvenne in seguito all'urto tra il posteriore destro dello scooter e la parte anteriore del paraurti dell'auto dei Carabinieri. Questo portò allo schianto finale all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.
La dinamica dello schianto e le conseguenze
Il giovane Ramy fu sbalzato violentemente contro il palo di un semaforo. Successivamente, venne schiacciato dall'auto dei Carabinieri. Anche il veicolo delle forze dell'ordine finì la sua corsa contro lo stesso palo. La dinamica descritta suggerisce una serie di eventi concatenati e fatali. La richiesta di processo mira a chiarire le responsabilità individuali in questa tragica vicenda.
La Procura di Milano ha coordinato le indagini, guidate da Marcello Viola. L'episodio ha scosso la comunità di Milano, in particolare il quartiere Corvetto, dove viveva la famiglia di Ramy. Un murale dedicato al giovane testimonia il cordoglio e il ricordo nella zona.
Le accuse di omicidio stradale e le altre contestazioni evidenziano la complessità della situazione. Si attende ora la decisione del giudice sull'effettivo rinvio a giudizio degli imputati. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione degli inseguimenti da parte delle forze dell'ordine. La sicurezza dei cittadini rimane un tema centrale in queste circostanze.