Una nuova sentenza di assoluzione è stata emessa a Milano in un procedimento legato alla gestione urbanistica. Costruttori e progettista sono stati scagionati da accuse di abuso edilizio, lottizzazione abusiva e falso, con il tribunale che ha riconosciuto la loro buona fede.
Assolti nel processo per via Fauché
Il Tribunale di Milano ha pronunciato un'altra sentenza di assoluzione in un filone giudiziario riguardante la gestione urbanistica cittadina. Il giudice Franco Cantù Rajnoldi ha scagionato il costruttore Luigi D'Ambrosio e il direttore dei lavori nonché progettista Marco Colombo. Le accuse vertevano su presunti abusi edilizi, lottizzazioni abusive e falsi. Il caso specifico riguardava un cantiere in via Fauché 9. Al posto di un vecchio deposito, era stata edificata una palazzina residenziale.
La struttura comprendeva due piani fuori terra e un piano seminterrato. La decisione del tribunale è stata di assoluzione con la formula «perché il fatto non costituisce reato». Questa sentenza si aggiunge a un precedente verdetto favorevole in un caso simile.
Demolizione e ricorsi
Il Comune di Milano aveva precedentemente ordinato la demolizione dell'edificio in questione. Tale provvedimento era stato emesso a gennaio, a seguito di una pronuncia del Consiglio di Stato. Quest'ultimo aveva confermato una precedente sentenza del Tar. Un altro costruttore coinvolto, Gaetano Risi, è stato anch'egli assolto oggi. La richiesta di assoluzione per lui era stata avanzata dal pubblico ministero Paolo Filippini, con la motivazione «per non aver commesso il fatto».
Per gli altri due imputati, invece, la Procura aveva inizialmente richiesto condanne. Le pene auspicate arrivavano fino a un anno, con la concessione della pena sospesa. La decisione finale ha però ribaltato questa richiesta.
Buona fede riconosciuta
Si tratta di un ulteriore verdetto di assoluzione in un contesto giudiziario complesso. È importante sottolineare che in questo procedimento non erano imputati dirigenti o funzionari del Comune. Questo aspetto distingue il caso da altre vicende urbanistiche milanesi.
Lo scorso giugno, un altro Tribunale aveva assolto tutti gli otto imputati nel processo relativo al caso Torre Milano. In quel procedimento erano coinvolti costruttori, un progettista, ex dirigenti e funzionari comunali. L'accusa, nel caso di via Fauché, aveva contestato a Marco Colombo di aver fornito dichiarazioni false. Si ipotizzava che avesse qualificato l'intervento come una ristrutturazione. In realtà, secondo l'accusa, si sarebbe trattato di una nuova costruzione.
Per una nuova costruzione, era necessario un permesso di costruire. Invece, era stata utilizzata una SCIA, ovvero un'autocertificazione. Durante la sua requisitoria, il pubblico ministero aveva fatto riferimento alle pronunce del Tar e del Consiglio di Stato. Queste sentenze avevano già escluso la legittimità dell'intervento dal punto di vista urbanistico. Il pm aveva anche contestato la possibilità per gli imputati di invocare un «affidamento incolpevole» sul comportamento dei tecnici e degli uffici comunali.
Motivazioni attese
La formula assolutoria adottata dal Tribunale suggerisce che gli imputati, assistiti dal legale Cesare Cicorella, abbiano agito in «buona fede». Le motivazioni dettagliate della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Questo permetterà di comprendere appieno le ragioni che hanno portato alla decisione del giudice. La vicenda si conclude quindi con un'assoluzione che riafferma la correttezza dell'operato dei professionisti coinvolti.