La Corte d'Appello di Milano ha assolto 23 persone accusate di saluto romano. La giustizia ha stabilito che il solo gesto, senza intenti di proselitismo o riorganizzazione, non costituisce reato.
Motivazioni della corte d'appello di milano
La giustizia milanese ha chiarito un punto fondamentale. Non è sufficiente che un gesto richiami il passato fascista. Deve esistere un pericolo concreto. La corte ha evidenziato la necessità che il gesto sia realmente capace di attrarre nuovi sostenitori. Deve mirare alla ricostituzione di un partito vietato.
Nel caso specifico, le azioni sono state definite commemorative. Erano dedicate unicamente ai defunti. Non vi erano elementi di propaganda. Nessun tentativo di riorganizzazione è stato riscontrato. Per questi motivi, la rilevanza penale è stata esclusa.
Assoluzione per 23 militanti di estrema destra
La seconda sezione della Corte d'Appello di Milano ha confermato l'assoluzione. I giudici hanno stabilito che il fatto non sussiste. Questo riguarda 23 militanti di estrema destra. Erano imputati per manifestazione fascista. Il gesto contestato era il saluto romano.
L'episodio risale al 29 aprile 2019. Si è svolto durante un corteo annuale. La commemorazione era dedicata a Sergio Ramelli. Ramelli era un militante del Fronte della Gioventù. Fu ucciso nel 1975. La difesa era rappresentata dagli avvocati Antonio Radaelli, Enrico Giarda e Luca Procaccini.
Contesto e precedenti giurisprudenziali
La Corte ha riconosciuto che i gesti erano evocativi. Richiamavano i rituali del disciolto partito fascista. Tuttavia, non è emersa l'idoneità concreta della manifestazione. Non è stato dimostrato il pericolo di riorganizzazione.
La Procura aveva impugnato la sentenza di primo grado. Quest'ultima, del novembre 2024, aveva assolto tutti e 23. Cinque imputati, con rito abbreviato, erano stati condannati nel 2023. La giurisprudenza sui saluti romani è altalenante. La Cassazione ha cercato di porre dei limiti.
Sentenze contrastanti sui saluti romani
A Milano, la giurisprudenza presenta sfumature. Nel dicembre 2025, un'altra sezione della Corte ha confermato condanne. La quarta sezione ha emesso 13 condanne a 4 mesi. I fatti risalgono al 29 aprile 2018. Anche in quel caso, si trattava di un corteo per Ramelli.
I giudici hanno seguito la linea della sostituta pg Olimpia Bossi. La sua argomentazione era chiara. Manifestazioni con centinaia di persone, schierate quasi militarmente, non sono solo commemorative. Rappresentano un pericolo per l'ordinamento costituzionale. Questo crea un quadro giuridico complesso.