L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha criticato il teppismo giovanile avvenuto in città, citando la figura di san Carlo Acutis come esempio di virtù per i giovani. Ha anche rivolto un appello ai ricchi e ai sacerdoti, ispirandosi a figure come Marcello Candia e don Domenico Pogliani.
Teppismo giovanile e la risposta di san Carlo Acutis
L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha espresso profonda preoccupazione per gli episodi di teppismo che hanno recentemente interessato la città. Durante la sua omelia per la festività di Ognissanti, celebrata nel Duomo di Milano, ha definito tali atti come un "teppismo disastroso". Questi comportamenti sono stati attribuiti a "adolescenti infelici", secondo le parole del presule.
Monsignor Delpini ha immaginato una risposta ideale a questi giovani, ispirandosi alla figura di san Carlo Acutis. Il giovane santo milanese, scomparso a soli quindici anni e recentemente canonizzato, avrebbe potuto rivolgere uno sguardo di comprensione ai suoi coetanei. L'arcivescovo ha ipotizzato che san Carlo avrebbe parlato loro della gioia autentica, contrapposta alla fugacità del possesso materiale e alla distruzione.
"Amico, non ti serviranno le cose che puoi rubare", avrebbe detto san Carlo, secondo l'interpretazione di Delpini. "Non ti daranno soddisfazione i danni che puoi combinare. Amico mio, rientra in te stesso". Questo messaggio sottolinea l'importanza della riflessione interiore e della ricerca di felicità al di là dei beni materiali e degli atti vandalici. La citazione è stata riportata dall'arcivescovo nel suo discorso, come riportato da fonti giornalistiche locali.
Un appello ai ricchi e agli industriali
L'arcivescovo Delpini non si è limitato a rivolgersi ai giovani, ma ha esteso il suo messaggio anche ai più abbienti della società milanese. Ha osservato come alcuni individui, stanchi della loro attività industriale, decidano di vendere le proprie aziende per dedicarsi a operazioni finanziarie. Questi individui, secondo Delpini, potrebbero trarre ispirazione da figure come Marcello Candia.
Candia è stato un industriale che negli anni '70 ha scelto di cedere la sua impresa per dedicarsi all'aiuto dei poveri e dei lebbrosi in Brasile. La sua figura rappresenta un modello di come i capitali e le risorse possano essere impiegati per scopi benefici. L'arcivescovo ha suggerito che, guardando a Candia, si possa immaginare un percorso alternativo alla mera accumulazione di ricchezza.
"Invece di fare soldi con i soldi, si può fare del bene con i soldi e dare lavoro e fare opere di bene", ha affermato Delpini. Questo invito mira a promuovere una maggiore responsabilità sociale tra gli imprenditori e i detentori di ricchezza, incoraggiandoli a utilizzare le proprie risorse per il progresso della comunità e per il sostegno dei più bisognosi. L'esempio di Candia, citato dall'arcivescovo, serve da monito e da ispirazione.
Ispirazione per i sacerdoti e la santità milanese
Il messaggio dell'arcivescovo Delpini ha toccato anche la sfera ecclesiastica, rivolgendosi ai sacerdoti con un richiamo a figure esemplari del passato. Ha citato don Domenico Pogliani, un sacerdote definito "di altri tempi". Don Pogliani è stato il fondatore della Sacra Famiglia di Cesano Boscone, una struttura che accoglie persone con disabilità e coloro che necessitano di riabilitazione.
La figura di don Pogliani, proclamato venerabile, incarna la dedizione al servizio degli altri e l'impegno verso i più fragili. L'arcivescovo ha utilizzato questo esempio per sottolineare l'importanza di una pastorale attenta ai bisogni concreti della gente. Il suo intervento, avvenuto nel Duomo di Milano, ha voluto evidenziare la ricchezza spirituale della diocesi.
In sintesi, monsignor Delpini ha descritto la "santità milanese" come "la santità della gente per bene che si appassiona a fare il bene e riesce a convincere molti a fare il bene". Questa definizione racchiude l'essenza di un impegno cristiano vissuto nella quotidianità, capace di generare un impatto positivo sulla società. L'omelia, tenutasi nella metropoli lombarda, ha offerto spunti di riflessione per diverse componenti della comunità.
Il contesto milanese e la figura dei santi
Milano, città nota per il suo dinamismo economico e culturale, si confronta anche con le sfide sociali emergenti. Il teppismo giovanile, pur non essendo un fenomeno esclusivo della metropoli lombarda, rappresenta una delle criticità che le istituzioni e la Chiesa intendono affrontare con determinazione. L'arcivescovo Delpini, attraverso le sue parole, ha voluto lanciare un segnale forte, ancorando la risposta a valori spirituali e morali.
La scelta di citare santi come Carlo Acutis, Marcello Candia e don Domenico Pogliani non è casuale. Questi personaggi, pur appartenendo a epoche e contesti diversi, condividono un tratto comune: l'impegno concreto verso il prossimo e la ricerca di una vita virtuosa. Le loro storie, presentate dall'arcivescovo, servono da guida e da incoraggiamento per tutti i cittadini di Milano.
La festività di Ognissanti, celebrata il 1° novembre, è tradizionalmente un momento di riflessione sulla vita e sulla morte, ma anche sull'eredità spirituale lasciata da coloro che hanno vissuto secondo principi elevati. L'omelia di Delpini si inserisce in questo solco, invitando alla conversione e all'azione positiva. La città di Milano, con la sua lunga storia di fede e di opere pie, trova nei suoi santi una fonte inesauribile di ispirazione.
L'arcivescovo ha voluto sottolineare come la santità non sia un traguardo irraggiungibile, ma una possibilità concreta per chiunque scelga di dedicare la propria vita al bene. Questo messaggio di speranza e di chiamata all'azione risuona particolarmente in un momento in cui la società milanese, come molte altre realtà urbane, affronta sfide complesse. La Chiesa ambrosiana, guidata da Delpini, continua a proporre modelli di vita che coniugano fede e impegno civile, come dimostra la scelta di santi legati al territorio lombardo.
La risposta al teppismo, secondo l'arcivescovo, non deve limitarsi alla repressione, ma deve passare anche attraverso l'educazione, la proposta di valori alternativi e il sostegno a chi opera per il bene comune. La figura di Carlo Acutis, con la sua modernità e la sua capacità di comunicare con i giovani, rappresenta un ponte ideale tra il mondo contemporaneo e i messaggi intramontabili del Vangelo. L'omelia del 1° novembre 2026 a Milano ha dunque offerto una prospettiva ricca di significato, invitando tutti a riflettere sul proprio ruolo nella costruzione di una società più giusta e solidale.