L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha denunciato il teppismo giovanile avvenuto in città, invitando i giovani a riflettere sul valore delle cose e sulla ricerca del bene. Ha anche rivolto un messaggio ai più facoltosi, esortandoli a usare le proprie risorse per scopi benefici.
Il teppismo giovanile a Milano
Il primo novembre 2026, in occasione della festività di Ognissanti, l'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha tenuto un'omelia nel Duomo. Ha affrontato il tema del teppismo, definendolo «disastroso». Questi atti di vandalismo si sono verificati in particolare il 17 e 18 ottobre scorsi. I fatti sono accaduti proprio nei pressi della cattedrale milanese. L'arcivescovo ha descritto i responsabili come «adolescenti infelici». Ha immaginato un dialogo tra questi giovani e san Carlo Acutis. Quest'ultimo è un giovane milanese morto a soli quindici anni. È stato proclamato santo l'anno precedente all'evento. L'arcivescovo ha sottolineato come molti abbiano cercato spiegazioni e soluzioni per il fenomeno. Ha proposto una riflessione basata sulla figura del giovane santo.
Secondo monsignor Delpini, san Carlo Acutis avrebbe guardato con comprensione ai suoi coetanei milanesi. Avrebbe parlato loro della sua gioia interiore. Il messaggio che l'arcivescovo immagina sia stato rivolto ai giovani è chiaro. «Amico, non ti serviranno le cose che puoi rubare», avrebbe detto il santo. «Non ti daranno soddisfazione i danni che puoi combinare». L'invito finale è a una profonda introspezione: «Amico mio, rientra in te stesso». Questo appello mira a far riflettere i giovani sul valore effimero del possesso materiale e della distruzione. Si contrappone alla ricerca di una felicità più autentica e duratura.
Un messaggio per i più ricchi
L'arcivescovo Delpini non si è limitato a rivolgersi ai giovani. Il suo messaggio si è esteso anche ai cittadini più facoltosi di Milano. Ha osservato come alcuni imprenditori decidano di abbandonare l'attività industriale. Vendono le loro aziende per dedicarsi a operazioni finanziarie. L'obiettivo è spesso quello di «fare soldi con i soldi». A queste figure, monsignor Delpini ha contrapposto la figura di Marcello Candia. Candia era un industriale che negli anni Settanta scelse di vendere la sua impresa. Decise di dedicare le sue risorse all'aiuto dei poveri e dei lebbrosi in Brasile. La sua scelta rappresenta un modello di altruismo e dedizione al prossimo.
Guardando all'esempio di Candia, l'arcivescovo ha auspicato un cambiamento di prospettiva. «Il cuore puro arriva a immaginarsi che invece di fare soldi con i soldi si può fare del bene con i soldi». Ha evidenziato la possibilità di creare lavoro e realizzare opere di bene. Questo messaggio è un invito a utilizzare la ricchezza non solo per l'accumulo personale. Si promuove l'idea di impiegarla per il progresso sociale e il benessere collettivo. La città di Milano, con la sua vocazione imprenditoriale, è chiamata a riflettere su questo aspetto. La responsabilità sociale d'impresa assume un ruolo centrale in questa visione.
La santità milanese: un esempio di bene
L'arcivescovo ha poi citato un altro esempio di santità legato alla diocesi milanese. Si tratta di don Domenico Pogliani. Fondatore della Sacra Famiglia di Cesano Boscone, un'istituzione che accoglie disabili e persone bisognose di riabilitazione. Don Pogliani è stato proclamato venerabile. La sua opera rappresenta un faro di speranza e assistenza per le fasce più deboli della società. L'arcivescovo Delpini ha sintetizzato il concetto di «santità milanese». L'ha descritta come la santità della «gente per bene». Persone che si dedicano con passione a compiere il bene. E che riescono a coinvolgere molti altri in questa nobile impresa. Questa visione della santità è accessibile a tutti. Non richiede gesti eroici o eccezionali. Ma una costante e sincera volontà di fare la differenza nella vita degli altri.
Il contesto in cui si inserisce questo discorso è quello di una metropoli dinamica e complessa come Milano. La città è un centro di affari e finanza, ma anche un luogo dove emergono fragilità sociali. Il teppismo giovanile, come evidenziato da Delpini, è un sintomo di un disagio più profondo. La ricerca di identità e appartenenza può sfociare in comportamenti distruttivi. L'arcivescovo, attraverso le figure dei santi, offre un'alternativa. Un percorso basato sulla solidarietà, sull'altruismo e sulla ricerca del bene comune. La sua omelia è un richiamo a valori fondamentali. Un invito a riscoprire la dimensione spirituale e umana in un mondo spesso dominato dalla materialità e dall'individualismo. La figura di san Carlo Acutis, con la sua breve ma intensa vita, diventa un modello di riferimento. Dimostra che la felicità non si trova nel possesso o nella distruzione, ma nella capacità di amare e servire gli altri.
L'arcivescovo ha anche toccato il tema della responsabilità. Non solo quella individuale, ma anche quella collettiva. La comunità milanese è chiamata a rispondere a queste sfide. Offrendo opportunità ai giovani, sostenendo le opere di carità e promuovendo una cultura del rispetto e della solidarietà. La santità, come intesa da Delpini, non è un traguardo riservato a pochi eletti. Ma un cammino possibile per chiunque scelga di dedicare la propria vita al bene. Le parole dell'arcivescovo risuonano come un monito e un incoraggiamento. Un invito a guardare oltre gli aspetti più superficiali della vita. Per concentrarsi su ciò che veramente conta: l'amore per il prossimo e la costruzione di una società più giusta e solidale. La figura di Marcello Candia, l'industriale convertito alla carità, è un esempio potente. Dimostra che è possibile coniugare successo economico e impegno sociale. Che la ricchezza può diventare uno strumento per fare del bene. E che la vera soddisfazione si trova nell'aiutare chi è nel bisogno. L'opera di don Domenico Pogliani, infine, testimonia l'importanza dell'assistenza ai più fragili. Un impegno concreto che trasforma la vita di molte persone.