Cronaca

Milano: archiviati casi Cappato, morte dignitosa è un diritto

12 marzo 2026, 12:46 2 min di lettura
Milano: archiviati casi Cappato, morte dignitosa è un diritto Immagine da Wikimedia Commons Milano
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Archiviazione casi suicidio assistito a Milano

Il giudice per le indagini preliminari di Milano, Sara Cipolla, ha disposto l'archiviazione delle inchieste che vedevano coinvolto Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. L'accusa era di aiuto al suicidio, ma il giudice ha accolto la richiesta della Procura, basandosi su una recente sentenza della Corte Costituzionale.

Cappato si era autodenunciato nel 2022 per aver assistito due persone nel loro percorso verso il suicidio assistito. Si tratta della signora Elena, 69enne malata terminale di cancro, e di Romano, 82enne affetto da una grave forma di Parkinson. Entrambi avevano scelto di porre fine alle loro sofferenze.

Il diritto alla morte dignitosa riconosciuto

La decisione del gip riconosce che, nei casi specifici di Elena e Romano, il proseguimento dei trattamenti di sostegno vitale sarebbe configurabile come «accanimento terapeutico». La giudice ha sottolineato come il malato terminale abbia il diritto a una morte dignitosa e che chi assiste in tale scelta non sia punibile.

La sentenza della Corte Costituzionale del 2025, citata dal gip, ha ampliato la lettura dei casi in cui è possibile ricorrere al suicidio assistito. Non è più necessario essere necessariamente collegati a macchinari per il mantenimento in vita, se tali trattamenti sono considerati futili o un accanimento terapeutico.

Contesto normativo e precedenti

La Procura di Milano, con un'interpretazione estensiva della sentenza della Consulta del 2019 sul caso Dj Fabo, aveva già chiesto di allargare le maglie del suicidio assistito. La tesi sostenuta è che il malato terminale possa scegliere di essere aiutato a morire anche senza supporto vitale artificiale, se questo rappresenta solo un accanimento.

La sentenza del 2019 della Corte Costituzionale aveva stabilito quattro paletti per il suicidio assistito: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, piena capacità decisionale del paziente e tenuta in vita artificiale da trattamenti di sostegno vitale. Nei casi archiviati, quest'ultima condizione non era pienamente soddisfatta, ma i pm hanno optato per una lettura costituzionalmente orientata, in linea con gli articoli 2 e 32 della Costituzione.

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