Milano: 257mila euro per la malamovida, residenti insoddisfatti
Il Comune di Milano destinerà 257mila euro per risarcire i residenti colpiti dalla malamovida. Nonostante la sentenza, i cittadini lamentano la mancanza di soluzioni efficaci e criticano la decisione di ricorrere in appello.
Risarcimenti per Malamovida a Milano
Il Comune di Milano si trova ad affrontare una situazione complessa legata alla malamovida. Due sentenze del Tribunale civile hanno condannato l'amministrazione a risarcire i cittadini. Questi ultimi avevano presentato ricorso per i danni subiti a causa del rumore eccessivo proveniente dalla vita notturna.
I risarcimenti riguardano principalmente due aree della città: corso Garibaldi e il quartiere Lazzaretto-Melzo, situato nella zona di Porta Venezia. Le decisioni giudiziarie riconoscono una responsabilità passiva del Comune come proprietario delle strade interessate.
L'assessore alle Opere pubbliche, Marco Granelli, ha presentato le delibere in Commissione a Palazzo Marino. Queste proposte di legge dovranno ora essere votate dal Consiglio comunale. L'obiettivo è sanare i cosiddetti "debiti fuori bilancio" per un importo totale di circa 257mila euro.
L'amministrazione intende adempiere a quanto stabilito dalle sentenze. Questo avviene in attesa che vengano discusse le istanze di appello presentate dal Comune stesso. La scadenza per l'attuazione di questi provvedimenti è fissata per il mese di aprile.
Dettagli dei Risarcimenti e Critiche dei Residenti
La somma totale di 257mila euro si divide in due parti significative. Circa 27mila euro saranno destinati ai ricorrenti di corso Garibaldi. La porzione maggiore, pari a 230mila euro, andrà invece ai 34 residenti della zona Porta Venezia.
Tuttavia, la soddisfazione tra i cittadini che hanno ottenuto il risarcimento è minima. Elena Montafia, presidente del comitato Lazzaretto Lecco, esprime forte disappunto. «Dalla sentenza non è cambiato nulla», afferma. I problemi legati al rumore persistono senza interventi concreti.
Il risarcimento di circa 4.700 euro per ciascun ricorrente viene definito «ridicolo». Questo importo non copre le ingenti spese sostenute per avvocati e perizie tecniche. La situazione è aggravata dalla decisione del Comune di presentare ricorso in appello.
«Andando contro quella che per noi è una battaglia di civiltà», dichiara la Montafia. Lei sottolinea l'importanza del diritto alla salute, garantito dalla Costituzione. Questo diritto, a suo dire, dovrebbe prevalere sul diritto al divertimento.
I residenti non auspicano una città senza vita notturna. «Non vogliamo il lockdown e una città morta», conclude Elena Montafia. Tuttavia, rivendicano il diritto a vivere in pace. Il rumore, infatti, diventa insostenibile a partire dalle ore 20.
La Battaglia dei Residenti di Porta Venezia
La vicenda ha radici profonde. Nel 2023, gli abitanti del quartiere Lazzaretto-Melzo hanno portato il Comune in Tribunale. Erano esasperati da anni di quella che definiscono «movida selvaggia». Le loro lamentele si concentravano su «emissioni sonore fuori controllo».
Queste emissioni hanno causato, secondo i residenti, un «deprezzamento delle unità immobiliari». Hanno anche segnalato «danneggiamento di stabili e auto posteggiate». Il tutto in un contesto di generale «degrado e insicurezza» nelle vie interessate: Lecco, via Lazzaro Palazzi, via Tadino, largo Bellintani e le strade adiacenti.
La sentenza del Tribunale civile, emessa il 26 novembre 2025, porta la firma del giudice Susanna Terni. Il provvedimento ordina al Comune di far cessare le immissioni rumorose. Queste devono essere riportate entro i limiti della normale tollerabilità nel quartiere Lazzaretto-Melzo.
Inoltre, il Comune è stato condannato al pagamento di 4.700 euro per ciascuno dei ricorrenti. La sentenza prevedeva anche una somma aggiuntiva per eventuali ritardi nell'esecuzione del provvedimento.
Da circa un decennio, gli abitanti documentano la situazione con foto e video. Le immagini mostrano strade trasformate in fiumi umani, con migliaia di giovani che affollano gli spazi esterni dei locali. I livelli di decibel registrati sono stati definiti «elevatissimi». La consulenza fonometrica ha giocato un ruolo cruciale nell'iter giudiziario.
Critiche Politiche e Proposte Alternative
La situazione ha suscitato reazioni anche sul fronte politico. Il consigliere comunale di Forza Italia, Alessandro De Chirico, critica duramente l'operato dell'amministrazione. «Prepariamoci a dover soccombere in altri giudizi», attacca, imputando la colpa all'«incapacità patologica di chi ci amministra».
De Chirico sostiene che, dalla fine del primo lockdown, il Comune non sia stato in grado di intensificare i controlli nelle aree dove i locali esercitano un'influenza predominante. La sua analisi dipinge un quadro amaro per i milanesi.
Da un lato, devono sopportare la «follia di certi ragazzi» che generano «baccano incontrollato» con la presunta «compiacenza di alcuni gestori». Dall'altro, attraverso le tasse pagate, contribuiscono a risarcire coloro che presentano esposti.
Il consigliere propone una soluzione che ritiene semplice ed efficace. «Basterebbe mandare controlli a tappeto dove i locali proliferano», suggerisce. Questo approccio mirato potrebbe, secondo lui, risolvere alla radice il problema del rumore e del disordine.
La questione della malamovida a Milano continua quindi a dividere. Da un lato, le sentenze che riconoscono i diritti dei residenti. Dall'altro, la percezione di una mancanza di interventi risolutivi da parte delle istituzioni. La battaglia per la quiete pubblica e la qualità della vita nel centro di Milano è ancora lontana dalla conclusione.