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Trentamila fan hanno riempito l'Ippodromo Snai San Siro per celebrare "Santeria", l'album che ha segnato il rap italiano. Marracash e Guè hanno regalato due serate indimenticabili, dimostrando la longevità e la trasversalità del genere.

Celebrazione di "Santeria" all'Ippodromo

Milano ha vibrato al ritmo di Marracash e Guè. L'Ippodromo Snai San Siro è stato il palcoscenico per la celebrazione di "Santeria", l'album del 2016 che ha definito una generazione. L'evento, giunto alla sua prima delle due serate sold out, ha attirato circa 30.000 spettatori.

Il duo ha aperto lo show con "Salvador Dalì", apparendo sul palco con tute rosse scintillanti. L'atmosfera era carica di energia fin dalle prime note. Dopo poche canzoni, Marracash ha chiesto chi fosse presente anche dieci anni prima, ai tempi dell'uscita di "Santeria". Molte mani si sono alzate, suscitando un commento scherzoso da parte dei rapper: «Cazzo, siete cresciuti bene però».

Il rap come linguaggio universale

Ciò che ha colpito maggiormente è stata la partecipazione del pubblico più giovane. Ragazzi e ragazze hanno cantato a squarciagola non solo i ritornelli, ma intere strofe, dimostrando una profonda conoscenza dei testi. Questo fenomeno evidenzia come il rap sia diventato un linguaggio immediato e trasversale. Ha superato le barriere generazionali, unendo ascoltatori di età diverse.

L'entusiasmo è proseguito con "Scooteroni", il cui ritornello «Vroom, vroom Scooteroni!» ha scatenato il delirio. Un altro momento clou è stato "Insta Lova". Durante queste esibizioni, Guè ha cambiato outfit indossando una felpa chiara senza maniche, mentre Marracash è rimasto sul nero.

Momenti salienti e sodalizio artistico

Prima di "Maledetto me", i due hanno introdotto il brano con un commento provocatorio: «Questo è un pezzo un po' da lap dance, un po' da strip club». Successivamente, hanno reso omaggio a Tony Montana con la canzone "Tony". Il concerto è proseguito tra battute e provocazioni, mantenendo un entusiasmo costante nel pubblico.

La performance si è distinta per la sua essenzialità: pochi orpelli e nessun ospite speciale. Marracash e Guè si sono concentrati su ciò che sanno fare meglio: rappare. Marracash ha eseguito "Badabum Cha Cha", un inno alla sua Barona. Guè ha risposto con "Cookies N Cream". Questi momenti hanno creato un'atmosfera di amichevole competizione, quasi una battle tra vecchi amici.

L'eredità di "Santeria"

"Santeria" non è solo un album, ma rappresenta un sodalizio artistico duraturo. La sua eredità si misura anche osservando il pubblico presente all'Ippodromo. Accanto ai fan storici che seguivano Marracash, Guè e la Dogo Gang nei primi anni Duemila, c'erano adolescenti che all'epoca non erano ancora nati. Questo dimostra la capacità dell'album di parlare a nuove generazioni.

Ventitré anni fa, sarebbe stato difficile immaginare il rap italiano capace di riempire spazi così ampi. Oggi, Marracash e Guè possono permetterselo con un repertorio entrato nella memoria collettiva, affidandosi principalmente alle parole. Il finale dello show ha unito passato e presente: "Love", un brano da "Noi, loro, gli altri" di Marracash, e "Nulla accade", simbolo di "Santeria". Il concerto si è replicato il giorno successivo, domenica 13 settembre, sempre davanti a un Ippodromo gremito.