Cronaca

Lombardia: 3000 infermieri persi ogni anno, emergenza sanità

19 marzo 2026, 01:21 5 min di lettura
Lombardia: 3000 infermieri persi ogni anno, emergenza sanità Immagine generata con AI Milano
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La Lombardia registra una drammatica perdita annuale di oltre 3000 infermieri, aggravando la crisi del sistema sanitario regionale. Turni estenuanti e stipendi inadeguati spingono i professionisti all'abbandono, mentre le università faticano a formare nuovi operatori.

Carenza Infermieri Lombardia: Trend Negativo Inarrestabile

La sanità pubblica lombarda affronta una crisi profonda. Un numero allarmante di infermieri abbandona la professione ogni anno. Questo fenomeno non accenna a diminuire, creando un vuoto sempre più difficile da colmare. La situazione è critica, soprattutto nel contesto post-pandemico.

Nel solo anno 2024, la Lombardia ha perso ben 3.523 infermieri. Il dato è preoccupante se confrontato con gli anni precedenti. Nel 2023, il bilancio era di 3.234 professionisti in meno. Già nel 2022, la fuga era stata di 3.772 unità. Questi numeri evidenziano un'emorragia costante nel settore sanitario.

Le cause di questa fuga sono molteplici e complesse. Solo un terzo dei professionisti lascia per raggiunti limiti di età e pensionamento. La maggior parte delle dimissioni è volontaria. I motivi principali risiedono nelle condizioni di lavoro e nella retribuzione. I turni sono massacranti e spesso insostenibili. Gli stipendi, inoltre, rimangono fermi a cifre poco competitive.

Condizioni di Lavoro e Stipendi: Il Cuore del Problema

Andrea Bottega, segretario nazionale del sindacato infermieri Nursind, descrive la situazione con parole amare. «Sei anni dopo lavoriamo come durante la pandemia», afferma. Questa dichiarazione arriva in concomitanza con la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus. In Lombardia, il virus ha causato circa 41mila vittime nei primi due anni di emergenza. Il ricordo del periodo pandemico è ancora vivo e doloroso.

Le misure adottate dal governo sembrano non risolvere il problema alla radice. Il decreto Milleproroghe, recentemente approvato dal Parlamento, contiene disposizioni che destano perplessità. Viene prorogata fino al 31 dicembre 2029 una norma emergenziale. Questa norma consente l'esercizio temporaneo della professione sanitaria a chi ha conseguito il titolo di studio all'estero. La proroga solleva interrogativi sulla qualità delle cure erogate.

Si teme che l'esercizio temporaneo possa non garantire gli stessi standard qualitativi. La priorità dovrebbe essere la formazione e il supporto del personale interno. Invece, si ricorre a soluzioni tampone che potrebbero compromettere la sicurezza dei pazienti. La qualità delle cure è un aspetto fondamentale da non trascurare mai.

Inoltre, il Piano pandemico nazionale non è ancora pienamente operativo. L'Italia non ha raggiunto l'obiettivo di potenziare le terapie intensive. Erano previsti quasi 6mila nuovi letti, ma la realizzazione procede a rilento. Questa fragilità strutturale rende il sistema sanitario più vulnerabile a future emergenze.

Medicina Territoriale e Appeal della Professione: Un Futuro Incerto

Anche la medicina territoriale, promossa come risposta alla pandemia, incontra ostacoli significativi. Le Case di comunità, fulcro di questa nuova organizzazione sanitaria, faticano a decollare. La mancanza di infermieri è uno dei motivi principali di questo stallo. Senza personale adeguato, i servizi territoriali non possono funzionare a pieno regime.

La professione infermieristica ha perso molto del suo appeal. Questo dato emerge chiaramente analizzando le iscrizioni ai corsi universitari in Lombardia. Le università di Milano (Statale e Bicocca) e di Pavia registrano un calo drastico di candidati. Nel 2025, le disponibilità di posti hanno superato il numero di aspiranti infermieri. A Milano Statale, su 815 posti disponibili, solo 567 candidati si sono presentati. A Bicocca, su 340 posti, i candidati erano 230. A Pavia, su 260 posti, solo 151 aspiranti si sono iscritti.

Questi numeri sono un campanello d'allarme per il futuro della sanità lombarda. La scarsa attrattività della professione rende difficile il ricambio generazionale. Se non si interviene con misure concrete, la carenza di infermieri è destinata ad aggravarsi ulteriormente. La formazione di nuovi professionisti è essenziale per garantire la continuità assistenziale.

Per cercare di tamponare l'emorragia di personale, la Regione Lombardia ha esplorato soluzioni alternative. Sono stati reclutati infermieri provenienti dall'estero, in particolare dall'Uzbekistan. Questa iniziativa, sebbene necessaria, non risolve il problema strutturale. L'obiettivo dovrebbe essere quello di rendere la professione più appetibile e sostenibile per i professionisti italiani.

La situazione richiede un intervento urgente e coordinato. È necessario rivedere i contratti di lavoro, aumentare gli stipendi e migliorare le condizioni di lavoro. Solo così si potrà invertire la tendenza negativa e garantire un futuro solido al sistema sanitario lombardo. La salute dei cittadini dipende dalla disponibilità di personale qualificato e motivato.

La carenza di infermieri non è solo un problema lombardo, ma una criticità nazionale. Tuttavia, la Lombardia, con la sua estesa rete ospedaliera e territoriale, sente maggiormente il peso di questa emergenza. Le istituzioni devono ascoltare le richieste dei sindacati e dei professionisti. È tempo di azioni concrete e non solo di promesse.

Il ricorso a personale straniero, pur rappresentando un palliativo, non può essere l'unica strategia. È fondamentale investire nella formazione e nella valorizzazione dei professionisti sanitari italiani. Un percorso di carriera chiaro e gratificante è essenziale per trattenere i talenti nel sistema sanitario regionale. La qualità dell'assistenza è direttamente proporzionale alla soddisfazione del personale.

La Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus ha ricordato il sacrificio di molti operatori sanitari. È doveroso onorare la loro memoria creando un ambiente di lavoro dignitoso e sicuro per chi continua a svolgere questa professione fondamentale. La sanità pubblica è un bene prezioso che va tutelato e potenziato costantemente.

Le università lombarde devono collaborare con le istituzioni regionali e gli ospedali. È necessario creare percorsi formativi più efficaci e mirati alle esigenze del territorio. L'orientamento professionale nelle scuole superiori potrebbe incentivare i giovani a scegliere questa carriera. Informare sulle opportunità e sulle sfide della professione è un primo passo importante.

La carenza di infermieri ha ripercussioni dirette sui tempi di attesa per le prestazioni sanitarie. I pronto soccorso sono spesso sovraffollati e il personale è sottoposto a uno stress enorme. Questo può portare a un peggioramento della qualità delle cure e a un aumento del rischio di errori. La sicurezza dei pazienti deve essere sempre la priorità assoluta.

La Regione Lombardia deve affrontare questa emergenza con la massima serietà. Sono necessarie politiche a lungo termine che vadano oltre le soluzioni temporanee. Investire nel personale sanitario significa investire nel futuro della salute pubblica. La situazione attuale è insostenibile e richiede un cambio di rotta deciso e immediato.

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