In Lombardia sono state aperte 119 indagini per caporalato e sfruttamento del lavoro. Il fenomeno, prima concentrato in agricoltura, si estende ora a logistica, manifattura e commercio.
Sfruttamento lavorativo: un fenomeno in crescita
Lo sfruttamento lavorativo e il caporalato registrano un notevole aumento di inchieste. L'agricoltura rimane il settore più colpito. Tuttavia, emergono con forza anche altri ambiti come la logistica, la manifattura e il commercio. Questo dato emerge dal VI Rapporto, redatto da L’Altro Diritto, Fondazione Placido Rizzotto e Flai Cgil. Il documento analizza l'applicazione della Legge 199 del 2016. Per la sola Lombardia, le procure hanno avviato 119 indagini aggiornate al 2024.
Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil, ha evidenziato la gravità della situazione. «Viviamo in un mondo segnato da sopraffazioni, conflitti e soprusi», ha dichiarato. Lo sfruttamento del lavoro non è un’eccezione, ma un sintomo di un sistema malato. Esiste un legame profondo tra il lavoro sfruttato e le tragedie globali, come le guerre. La logica del più forte calpesta la dignità umana.
La Lombardia detiene il primato nazionale per lo sfruttamento in agricoltura, con 36 casi. La provincia di Mantova registra la maggior parte di questi episodi, ben 17. Il modello diffuso prevede che i produttori agricoli si rivolgano a intermediari. Questi ultimi reclutano braccianti imponendo condizioni lavorative degradanti. Il rapporto evidenzia come lo sfruttamento non sia più confinato ai campi. Non esiste più una “zona franca“.
Nuovi settori colpiti dallo sfruttamento
Il rapporto smantella il pregiudizio che lega lo sfruttamento solo all'agricoltura. Il fenomeno si è adattato alle diverse strutture produttive del paese. La Lombardia, in particolare, mostra la più alta concentrazione di inchieste a livello nazionale per lo sfruttamento nella logistica e nei trasporti. La provincia di Milano guida questa triste classifica, rappresentando il 24% del totale nazionale.
In questi settori, lo sfruttamento avviene spesso tramite un sistema fittizio di contratti di appalto. Dietro questi accordi si cela la mera somministrazione di manodopera. I rapporti di lavoro sono stati talvolta schermati da società filtro. Queste ultime hanno utilizzato cooperative “serbatoio” per la somministrazione. In altri casi, le cooperative si sono succedute nel tempo. La manodopera veniva trasferita, omettendo sistematicamente la regolarizzazione dei rapporti.
Jean Rene Bilongo, presidente dell’Osservatorio Placido Rizzotto, conferma questa tendenza. «Verifichiamo una drammatica emersione del fenomeno in settori finora meno monitorati», ha affermato. Tra questi spiccano l’edilizia, la logistica, il commercio e i servizi di cura.
Dati e implicazioni del fenomeno
Le 119 inchieste in Lombardia rappresentano un campanello d’allarme significativo. Il dato è aggiornato al 2024 e riflette un’attività investigativa intensa. La provincia di Mantova, con 17 casi, evidenzia una criticità particolare nel settore agricolo. Questo accade nonostante l'incidenza economica del settore agricolo e la specializzazione delle procure nell'individuarlo.
Il modello che vede intermediari reclutare manodopera a basso costo e in condizioni degradanti è ancora molto diffuso. La provincia di Milano, con il 24% delle inchieste nazionali nella logistica, segnala un problema strutturale. L'uso di società filtro e cooperative “serbatoio” rende complessa l'individuazione dei responsabili. Questo sistema mira a nascondere la vera natura dei rapporti di lavoro.
L'allargamento del fenomeno ad altri settori come edilizia, commercio e servizi di cura è preoccupante. Indica una pervasività del caporalato e dello sfruttamento. La Flai Cgil e le altre organizzazioni promotrici del rapporto chiedono maggiore attenzione e interventi mirati. La lotta allo sfruttamento lavorativo richiede un impegno costante e coordinato tra istituzioni, sindacati e imprese.
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