Cronaca

Giovani e violenza in Lombardia: coltelli e rapine in aumento

13 marzo 2026, 03:01 2 min di lettura
Giovani e violenza in Lombardia: coltelli e rapine in aumento Immagine da Wikimedia Commons Milano
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Aumento reati violenti tra i minori in Lombardia

La Lombardia registra un preoccupante incremento dei minori segnalati per reati come rapina, porto d'armi e lesioni personali. Questo dato emerge dall'indagine "(Dis)armati" di Save The Children, che analizza la diffusione della violenza giovanile nella regione e a livello nazionale.

Contemporaneamente, si osserva una diminuzione dei casi di associazione per delinquere tra i giovanissimi. Nonostante l'Italia vanti uno dei tassi di criminalità minorile più bassi d'Europa, le denunce per atti violenti sono in crescita dal 2014.

Coltelli e paura: le nuove frontiere della violenza giovanile

L'uso del coltello tra i giovani è diventato un fenomeno allarmante, con il rischio concreto di un'escalation della violenza. Save The Children parla di un vero e proprio "cortocircuito della paura" che spinge molti ragazzi a uscire di casa armati, percependo questa come una necessità di sopravvivenza.

Le aggregazioni giovanili, un tempo più strutturate, si presentano oggi come gruppi fluidi e temporanei, spesso formati e gestiti attraverso i social network. Questo rende più complessa l'identificazione e l'intervento.

I numeri preoccupanti del fenomeno

Tra il 2014 e il 2024, in Lombardia l'incidenza di minori segnalati per rapina è aumentata dell'1,19 ogni mille abitanti (14-17 anni), dato tra i più alti in Italia. Segue il porto d'armi con +0,62 e le lesioni personali con +1,18.

A Milano, nei primi sei mesi del 2025, si contano 294 minori denunciati o arrestati per rapina e 129 per lesioni. Particolarmente allarmante è l'incremento del 455% nel porto abusivo d'armi in dieci anni, passando da 27 nel 2014 a 150 nel 2024.

Le cause profonde della violenza giovanile

Secondo gli operatori sociali intervistati, molti giovani ricorrono alla violenza perché si sentono "invisibili". La rabbia repressa trova sfogo negli scontri, alimentata da "vuoti educativi, solitudine, mancanza di spazi e di opportunità di crescita", come sottolinea Antonella Inverno di Save The Children.

Un approccio basato esclusivamente sulla punizione e sul controllo non è sufficiente. È fondamentale implementare percorsi di responsabilizzazione, ascoltare i bisogni dei ragazzi e coinvolgerli attivamente nella vita sociale per offrire loro alternative concrete alla violenza.

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