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La Corte di Cassazione si pronuncerà a giugno sul caso di Alessia Pifferi, condannata in appello a 24 anni per l'omicidio della figlia Diana. Il ricorso chiede l'annullamento della sentenza che ha escluso l'ergastolo, contestando le attenuanti concesse.

Udienza in Cassazione per Alessia Pifferi

La Corte di Cassazione ha fissato per il 25 giugno l'udienza decisiva per il caso di Alessia Pifferi. La donna, 40 anni, è stata condannata in appello a Milano a 24 anni di reclusione. La pena è legata all'omicidio volontario della figlia Diana, avvenuto nel luglio 2022.

La piccola Diana, di meno di un anno e mezzo, fu trovata morta dopo essere stata abbandonata in casa da sola per quasi sei giorni. Il decesso avvenne per stenti.

Ricorso contro la sentenza d'appello

L'avvocato generale Lucilla Tontodonati, della Procura generale di Milano, ha presentato ricorso alla Suprema Corte. L'obiettivo è ottenere l'annullamento della sentenza dell'Assise d'appello. Quest'ultima aveva cancellato l'ergastolo inflitto in primo grado.

La Pg ha sottolineato il grave abbandono della piccola, definendola «l'essere umano più fragile e totalmente dipendente da lei». La condotta della donna ha suscitato «orrore», secondo la procura. Inoltre, è stato evidenziato come la donna abbia continuato a «mentire».

Contestazione delle attenuanti generiche

In appello, ad Alessia Pifferi erano state riconosciute le attenuanti generiche. Queste sono state ritenute equivalenti all'unica aggravante rimasta, ovvero il vincolo parentale. La concessione di queste attenuanti è il fulcro delle contestazioni presentate in Cassazione.

Anche la nonna e la zia della piccola Diana, parti civili nel processo, hanno presentato ricorso. Rappresentate dall'avvocato Emanuele De Mitri, avevano già richiesto la conferma dell'ergastolo in secondo grado.

La pena massima era stata originariamente stabilita dalla Corte d'Assise. Le indagini erano state condotte dalla Polizia sotto la guida del pm Francesco De Tommasi. Due perizie mediche, una in primo e una in secondo grado, avevano confermato la piena capacità di intendere e volere dell'imputata.

Critiche al movente e al clamore mediatico

La Pg ha criticato la valutazione delle attenuanti, definendo il movente «egoistico» come quello di allontanarsi con il compagno. Secondo la procura, tale movente non può giustificare una «valutazione positiva».

Ulteriormente contestata è la motivazione dei giudici d'appello che hanno considerato l'incidenza del «clamore mediatico» sul comportamento processuale dell'imputata. La Pg ha ribadito che questo aspetto non costituisce un «parametro normativo» valido.

Domande e Risposte

Perché la Cassazione riesamina il caso Pifferi?

La Cassazione riesamina il caso Pifferi perché la Procura generale di Milano ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello. La procura chiede l'annullamento della decisione che ha escluso l'ergastolo, ritenendo ingiuste le attenuanti concesse.

Quali sono le principali contestazioni nel ricorso in Cassazione?

Le principali contestazioni riguardano la concessione delle attenuanti generiche equivalenti all'aggravante del vincolo parentale. La Procura generale contesta anche la motivazione dei giudici d'appello che avrebbero considerato il clamore mediatico come fattore attenuante.

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