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La nuova produzione di Carmen alla Scala ha visto un'accoglienza mista: calorosi applausi per il direttore Myung-Whun Chung e il cast, ma anche qualche protesta per la regia. Un debutto segnato da tensioni e attesa per future rappresentazioni.

Accoglienza contrastante per la nuova Carmen

Il debutto della Carmen al teatro alla Scala ha offerto un quadro di reazioni contrastanti. Il pubblico ha tributato un caloroso benvenuto al direttore Myung-Whun Chung. Tuttavia, l'allestimento curato da Damiano Michieletto ha suscitato alcune contestazioni. Dalla galleria, inoltre, sono stati lanciati volantini di protesta contro i previsti aumenti dei prezzi. La performance ha messo in luce la musica di Bizet e l'abilità del coro di voci bianche, guidato dalla nuova direttrice Brunella Clerici.

Questi elementi hanno caratterizzato la serata inaugurale dell'opera. La cronaca dell'evento si può riassumere in questi punti salienti. L'attesa per le prossime rappresentazioni rimane alta.

Una Carmen ambientata negli anni '70

L'allestimento di Michieletto trasporta la celebre opera di Bizet in una periferia spagnola. L'ambientazione scelta è la fine del Franchismo, tra gli anni '70 e '80. Questa trasposizione funziona efficacemente. Don José, interpretato da Vittorio Grigolo, non è un soldato ma un agente di polizia locale. Egli si mostra affascinato da Carmen, impersonata da Clémentine Margaine. Lei lavora in una fabbrica di sigari, indossando una tuta da operaio blu. Carmen si esibisce in un night club scintillante con danze flamenco.

Il destino incombe su di lei, rappresentato dalla figura muta e velata della madre di Don José. Questa figura, assente nel libretto originale, è stata inserita da Michieletto. Micaela, interpretata da Natalia Tanashi, cerca di riportare Don José sulla retta via. Il torero Escamillo, interpretato da Giorgi Manoshvili, indossa un completo cangiante prima del costume tradizionale. L'essenza della storia, però, rimane intatta: il tormento d'amore di José che culmina nell'uccisione di Carmen. La sua voglia di libertà risuona con eventi attuali, quasi quotidiani. La scena finale è particolarmente riuscita. Merito anche delle scenografie di Paolo Fantini, delle luci di Alessandro Carletti e dei costumi di Carla Teti. Quest'ultimi non sempre valorizzano le protagoniste.

Reazioni e attesa per il futuro

Le contestazioni alla regia di Michieletto non sembrano rappresentare una novità. Si percepisce un'eco di precedenti lavori, come il Ballo in maschera del 2013. Quell'evento si concluse con una forte divisione tra applausi e proteste. Le reazioni attuali sembrano quasi preconcette. Non si ravvisa nulla di particolarmente rivoluzionario nell'allestimento proposto.

La musica, diretta da Chung, ha rappresentato un punto fermo. Il maestro sudcoreano dimostra l'impegno di chi si prepara a diventare il nuovo direttore musicale della Scala. Il pubblico ha risposto con undici minuti di applausi. Questi sono stati destinati anche al cast e, in particolare, al coro diretto da Alberto Malazzi. Un assaggio di ciò che si vedrà il 7 dicembre. In quella data, Chung e Michieletto torneranno insieme per Otello di Verdi.

Proteste dal loggione

Prima dell'inizio dell'opera, dal loggione sono stati distribuiti volantini. Questi esprimevano il dissenso contro i rincari annunciati per la prossima stagione. La protesta si è aggiunta al clima di attesa e alle diverse reazioni suscitate dall'allestimento. La serata è stata quindi un mix di celebrazione artistica e di espressione di malcontento sociale.

La produzione ha cercato di portare un nuovo sguardo sull'opera. Le scelte registiche hanno diviso il pubblico. L'esecuzione musicale, invece, ha riscosso un ampio consenso. L'evento ha confermato la vivacità del dibattito culturale. La Scala continua a essere un palcoscenico per l'arte e per le opinioni.