La "Culla per la Vita" di Brescia, installata nel 2007 presso gli Spedali Civili, rimane un dispositivo attivo ma mai utilizzato. Questo sistema, ideato per garantire l'anonimato e la sicurezza dei neonati abbandonati, contrasta con un episodio di abbandono avvenuto nel 2018.
La culla per la vita a Brescia
Una struttura salvavita, la "Culla per la Vita", è presente a Brescia. Si trova lungo le mura storiche degli Spedali Civili. È stata realizzata nel giugno del 2007. L'iniziativa è nata dalla collaborazione tra il Rotary Club Rodengo Abbazia e il Centro di Aiuto alla Vita. Nonostante sia attiva, questa culla non è mai stata impiegata per accogliere un neonato. L'esterno della struttura appare poco curato. Tuttavia, il sistema tecnologico al suo interno è perfettamente funzionante. La culla è un dispositivo termico. Offre uno sportello esterno per garantire il massimo anonimato. L'ambiente interno è riscaldato e confortevole. Assicura il benessere del piccolo nei minuti critici. Un segnale acustico avvisa il personale sanitario. Questo avviene subito dopo la chiusura dello sportello.
Un confronto con altri casi
Un evento simile si è verificato a Milano. Il giorno di Pasqua, il 9 aprile, un bambino è stato trovato nella ruota del Policlinico. Questo è stato il terzo caso da quando il sistema è stato attivato nel 2007. A Brescia, invece, la culla è rimasta inutilizzata. Un episodio preoccupante è accaduto nel 2018. Una madre ha abbandonato il suo bambino in un passeggino vicino a un cassonetto. La presenza del passeggino ha attirato l'attenzione di un passante. Questo ha permesso di salvare il neonato. Il piccolo era accompagnato da una coperta, vestiti di ricambio e latte. A Milano, la mamma ha lasciato una lettera nella culla. I medici milanesi hanno sottolineato la differenza con le "ruote degli esposti". La "Culla per la Vita" è considerata "molto di più".
La storia delle ruote degli esposti
Le "ruote degli esposti" hanno una lunga storia in Italia. La prima apparve nel 1178. Papa Innocenzo III la istituì presso l'ospedale di Santo Spirito in Sassia. Questo avvenne dopo il ritrovamento di numerosi bambini nel fiume Tevere. Si trattava di una ruota girevole, spesso in legno. Aveva sportelli per permettere l'abbandono anonimo. Una campanella segnalava l'arrivo del neonato. Esisteva anche una fessura per le offerte. Nella seconda metà dell'Ottocento, in Italia c'erano circa 1.200 ruote. Ogni anno venivano abbandonati circa 40.000 bambini. Purtroppo, la mortalità infantile era altissima, circa il 60%. Le condizioni igienico-sanitarie nei brefotrofi erano pessime. Questo portò alla loro abolizione nel 1923.
La riapertura e la situazione attuale
Dovettero passare settant'anni per una nuova "ruota". Nel 1992, il dottor Giuseppe Garrone promosse la riapertura. Le nuove ruote sono più tecnologiche e sicure. Attualmente, in Italia esistono circa 60 "culle per la vita". Non sono presenti in tutte le regioni. Mancano in Calabria, Friuli, Molise, Sardegna e Trentino. La Lombardia ne conta una decina. La legge attuale permette alle donne di non riconoscere il proprio bambino al momento del parto in ospedale. Questo offre un'alternativa all'abbandono.
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