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Un'organizzazione criminale è stata smantellata dalla Guardia di Finanza di Brescia. Migliaia di immigrati sono stati fatti arrivare in Italia e sfruttati con paghe da 1,50 euro l'ora. L'indagine ha portato al sequestro di 19 milioni di euro.

Sfruttamento lavorativo nel Bresciano

Un'indagine della Guardia di Finanza di Brescia ha svelato un sistema di sfruttamento lavorativo. Per sei anni, dal 2018 al 2024, un'organizzazione criminale ha fatto arrivare in Italia 1.364 stranieri. Hanno utilizzato le maglie del decreto flussi per questo scopo. Gli immigrati venivano obbligati a pagare cifre elevate per ottenere una nuova vita. Questa vita era però caratterizzata da uno sfruttamento estremo.

Il giro d'affari stimato supera i 19 milioni di euro. L'organizzazione era composta da 12 persone: otto cittadini indiani e quattro donne italiane. La Finanza ha eseguito tre misure cautelari ai domiciliari. I provvedimenti riguardano i presunti capi e promotori dell'attività. Si tratta di due fratelli e un cugino indiani. Risiedevano nella Bassa bresciana.

L'indagine è partita da controlli nell'agosto 2023. Questi controlli sono stati effettuati con l'Ispettorato del Lavoro. Riguardavano i campi durante la vendemmia. L'operazione ha portato al sequestro preventivo di oltre 19 milioni. Sono state anche sequestrate tre aziende. Due erano cooperative e una era una Srl. Erano gestite direttamente dal sodalizio criminale.

Contestazioni e aziende coinvolte

La Procura contesta diversi reati. Il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina è uno di questi. Anche lo sfruttamento di manodopera è contestato. L'emissione di fatture giuridicamente inesistenti è un altro capo d'accusa. Sono circa sessanta gli indagati in totale. L'inchiesta ha messo sotto i riflettori una vasta rete di aziende agricole. Queste operavano principalmente nel settore vitivinicolo.

Le aree interessate sono la Franciacorta, la Bassa bresciana, Cremona, Milano e Piacenza. Una sola azienda aveva sede in India. Queste imprese sono accusate di condotte illecite in accordo con l'organizzazione. Il sodalizio criminale taglieggiava gli immigrati. Li costringeva a pagare per trovare un'occupazione.

I migranti sottoposti a sfruttamento

I finanzieri hanno identificato 39 ditte. Queste ditte avrebbero agevolato l'arrivo illecito degli stranieri. Hanno falsificato attestazioni di lavoro e alloggio. Ogni pratica costava tremila euro. In cambio, la manodopera era destinata allo sfruttamento. Circa una dozzina di ditte committenti erano coinvolte. Queste aziende sfruttavano i migranti in modo estremo.

I lavoratori venivano pagati anche solo 1,50 euro all'ora. Le buste paga di aprile 2024 mostrano cifre allarmanti. In un caso, 245 ore lavorate sono state retribuite solo per 38 ore. Non venivano concessi ferie né riposi. Alcuni lavoratori sono stati impiegati per 73 giorni consecutivi. Vivevano in condizioni abitative pessime. Erano costretti a firmare lettere di dimissioni in bianco.

Il tariffario e le frodi fiscali

Le aziende coinvolte frodavano il fisco. Utilizzavano il sistema dei pseudo appalti. L'IVA evasa ammonta a oltre 3 milioni di euro. L'organizzazione aveva stabilito un tariffario preciso. Gli stranieri dovevano sottostare a queste richieste. Per un permesso stagionale, versavano 13.800 euro. Per un permesso a termine, la cifra era di 7.200 euro. Questi soldi venivano riscossi anche tramite intimidazioni.

Le indagini hanno portato alla luce un sistema criminale ben oliato. Questo sistema si basava sullo sfruttamento della vulnerabilità dei migranti. La Guardia di Finanza di Brescia ha agito per contrastare queste attività illecite. L'operazione ha evidenziato la necessità di controlli più stringenti. Questo per prevenire il caporalato e lo sfruttamento lavorativo.

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