Cronaca

Boltiere: Debora e Francesca, volontarie a Milano-Cortina 2026

23 marzo 2026, 05:23 6 min di lettura
Boltiere: Debora e Francesca, volontarie a Milano-Cortina 2026 Immagine da Wikimedia Commons Milano
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Debora Trezzi e Francesca Panighetti, giovani di Boltiere, hanno condiviso un'esperienza indimenticabile come volontarie alle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026. Hanno descritto l'organizzazione, gli incontri con gli atleti e le emozioni vissute.

Volontarie alle Olimpiadi: un sogno diventato realtà

Debora Trezzi e Francesca Panighetti, entrambe originarie di Boltiere, hanno partecipato attivamente ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026. Le due giovani bergamasche hanno ricoperto ruoli cruciali dietro le quinte dell'evento sportivo internazionale. La loro avventura è iniziata grazie a proposte universitarie. Hanno descritto il percorso di selezione e formazione come impegnativo ma gratificante. L'entusiasmo iniziale si è trasformato in un'esperienza di crescita personale profonda. Hanno sottolineato l'importanza di conciliare gli impegni accademici e lavorativi con questa opportunità unica. Il processo di candidatura è iniziato nel tardo 2024.

Debora ha ricevuto un codice dalla sua facoltà per accedere alla candidatura. Ha iniziato il suo percorso già il 20 gennaio 2026, dopo aver superato colloqui online e in presenza. Ha anche completato corsi di sicurezza propedeutici. La vicinanza di Boltiere a Milano le ha permesso di gestire gli spostamenti. La sua laurea magistrale è prevista per il lunedì successivo all'intervista. Francesca ha seguito un percorso simile, candidandosi privatamente tramite l'università. Il suo colloquio si è svolto a gennaio 2025. Dopo un periodo di attesa, ha ricevuto l'assegnazione del suo ruolo alla fine dello stesso anno.

Passione per lo sport e ruoli specifici

Entrambe le volontarie hanno una forte connessione con il mondo dello sport. Debora ha praticato pallavolo per molti anni, dall'età di 7 anni, e ha anche allenato bambini. Attualmente, si dedica all'arrampicata. Per lei, lo sport è una passione innata. Vedere le Olimpiadi in casa propria è stata un'occasione irripetibile, soprattutto da una prospettiva così ravvicinata. Francesca vanta un background sportivo diversificato. Ha praticato nuoto fin da piccola, poi calcio e infine tennis. La sua passione per lo sport l'ha portata a laurearsi in Scienze dell’educazione motoria e sportiva. La sua tesi di laurea è stata incentrata sulla motivazione degli atleti paralimpici. Ha avuto il piacere di incontrare Martina Caironi, protagonista della sua ricerca, durante i Giochi.

Debora ha lavorato nell'area City Life, fornendo assistenza a giornalisti e fotografi internazionali. Ha descritto il suo ruolo come dinamico e stimolante, permettendole di immergersi nel cuore organizzativo dell'evento. Ha anche prestato servizio a Rho Fiera, dove ha assistito alla vittoria della medaglia d'oro di Francesca Lollobrigida. Quest'ultimo è stato un momento di grande emozione, difficile da descrivere a parole. Ha avuto l'opportunità di incontrare Giovanni Malagò e Kristy Coventry, scambiando qualche parola e stringendo loro la mano. L'esperienza le ha permesso di approfondire la conoscenza degli sport invernali e di interagire con persone provenienti da tutto il mondo, comunicando principalmente in inglese. Ha definito l'esperienza intensa, coinvolgente e indimenticabile.

Francesca, invece, ha operato durante il periodo paralimpico, a stretto contatto con gli atleti. Il suo incarico è iniziato il 1° marzo e si è concluso il 16 marzo 2026. Ha lavorato nella mensa della residenza degli atleti, offrendo supporto logistico e fisico quando necessario. Ha ricordato l'episodio di un atleta giapponese in difficoltà con un bicchiere di acqua bollente, che ha prontamente aiutato. Ha lodato l'umiltà e la disponibilità degli atleti, che l'hanno accolta calorosamente. Ha sottolineato come il carattere degli sportivi abbia reso l'esperienza ancora più positiva.

Un'esperienza da ripetere

Entrambe le volontarie esprimono un forte desiderio di rivivere questa esperienza, magari ricoprendo ruoli diversi o partecipando a edizioni future. Debora non esiterebbe a partecipare nuovamente, magari esplorando altre aree di volontariato. L'idea di un'esperienza all'estero la affascina, pur riconoscendo le maggiori sfide organizzative personali. Sarebbe entusiasta di partecipare anche alle Olimpiadi estive. Ha ribadito che, nonostante le difficoltà iniziali, il bilancio è estremamente positivo. L'opportunità di crescita personale e professionale è stata immensa. Il contatto umano e lo scambio culturale sono stati elementi fondamentali.

Francesca condivide lo stesso entusiasmo. Per lei, è un'esperienza indescrivibile, che lascia un segno profondo e merita di essere vissuta da chiunque ne abbia la possibilità. Ha enfatizzato come l'impegno profuso sia stato ampiamente ripagato dalle emozioni e dalle conoscenze acquisite. Il legame con il mondo paralimpico, in particolare, è stato molto significativo. Ha trovato grande ispirazione nella resilienza e nella determinazione degli atleti. La possibilità di contribuire, anche in piccola parte, al successo di un evento così importante è stata una grande soddisfazione. La loro testimonianza evidenzia il valore del volontariato nello sport.

L'organizzazione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026 ha richiesto un impegno enorme. Migliaia di volontari hanno lavorato fianco a fianco per garantire il successo dell'evento. Debora e Francesca rappresentano un esempio di dedizione e passione. La loro storia dimostra come il volontariato possa trasformarsi in un'avventura personale ricca di significato. Hanno contribuito a creare un'atmosfera di accoglienza e supporto per atleti e delegazioni. La loro testimonianza è un invito a considerare il volontariato come un'opportunità di crescita e di partecipazione attiva. L'impatto di queste esperienze va oltre il singolo individuo, arricchendo l'intera comunità.

La scelta di Milano-Cortina come sede dei Giochi Olimpici e Paralimpici ha rappresentato un'importante vetrina per l'Italia. L'organizzazione ha dovuto affrontare sfide logistiche e infrastrutturali notevoli. Il ruolo dei volontari è stato fondamentale per superare questi ostacoli. Hanno garantito un servizio efficiente e cordiale, contribuendo all'immagine positiva dell'evento. La loro presenza ha reso l'esperienza più umana e accessibile. La condivisione di momenti unici con atleti di fama mondiale ha creato ricordi indelebili. La passione per lo sport e il desiderio di contribuire sono stati i motori principali.

Le interviste a Debora e Francesca offrono uno spaccato autentico del dietro le quinte. Hanno messo in luce l'importanza del lavoro di squadra e della collaborazione. La loro capacità di adattamento e la loro proattività sono state essenziali. L'esperienza olimpica e paralimpica è un microcosmo di sfide e successi. La gestione delle diverse culture e lingue ha richiesto competenze specifiche. L'uso dell'inglese come lingua franca ha facilitato la comunicazione internazionale. La loro testimonianza rafforza il valore del volontariato come pilastro degli eventi sportivi di grande portata. L'eredità di questi Giochi va oltre le medaglie vinte, includendo l'impatto sociale e umano generato.

La scelta di candidarsi come volontari riflette un desiderio di contribuire a un progetto più grande. Debora e Francesca hanno dimostrato grande impegno e dedizione. La loro storia è un incoraggiamento per altri giovani a mettersi in gioco. Il volontariato offre opportunità di apprendimento e di sviluppo di competenze trasversali. La capacità di lavorare sotto pressione e di risolvere problemi sono solo alcuni degli aspetti valorizzati. L'esperienza olimpica è un'occasione unica per vivere da vicino la magia dello sport. La passione condivisa crea un senso di appartenenza e di comunità. La loro testimonianza è un prezioso contributo alla narrazione di questi Giochi.

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