La ricerca archeologica continua anche in aree di conflitto come il Kurdistan iracheno e la Siria. Le scoperte in Mesopotamia riscrivono la storia, mentre si lotta per preservare il patrimonio culturale minacciato dalla guerra.
Archeologia: cultura contro violenza
La ricerca archeologica va oltre la semplice indagine scientifica. Essa rappresenta una testimonianza etica in zone colpite da conflitti e distruzioni.
L'obiettivo è ricostruire il passato per comprendere meglio il futuro. La cultura viene contrapposta alla violenza e alla negazione del patrimonio storico.
Luca Peyronel, direttore della missione archeologica italiana in Erbil, sottolinea questo impegno fondamentale.
Missioni italiane in zone a rischio
L'Italia guida numerose missioni archeologiche all'estero. Particolarmente attiva è la presenza nel Kurdistan iracheno.
L'Università Statale di Milano opera in questa regione dal 2012. Gli scavi si concentrano nella Piana di Erbil, verso il fiume Tigri.
Molti siti indagati non erano mai stati oggetto di precedenti ricerche archeologiche.
Scoperte che riscrivono la storia
Le indagini in Mesopotamia hanno profondamente modificato la comprensione dell'antica regione. Sono stati rinvenuti edifici dedicati all'immagazzinamento e alla redistribuzione di risorse.
Questi ritrovamenti suggeriscono le prime forme di amministrazione e civiltà urbana. Risalgono a circa seimila anni fa.
Una scoperta eccezionale è avvenuta ad Aliawa. Qui è stata individuata un'area estesa per la produzione di ceramica su larga scala, risalente al 2300-2200 a.C.
Sono state scavate oltre 50 fornaci. Una di queste conservava ancora vasi in fase di cottura al momento del crollo.
In fasi più recenti, è emersa una fortezza ellenistica. È stata trovata una moneta d'argento con l'effigie di Alessandro Magno.
Questo reperto suggerisce la presenza di una guarnigione militare a controllo della zona.
La situazione attuale in Erbil
La città di Erbil è stata recentemente colpita da droni. Gli attacchi miravano a colpire una base americana e il consolato statunitense.
Alcune aree della città hanno subito danni. Fortunatamente, la cittadella e i siti archeologici sembrano essere stati risparmiati.
Le autorità sono in contatto con la Direzione delle Antichità del Kurdistan iracheno e il consolato per monitorare la situazione del patrimonio.
La presenza italiana e i conflitti passati
Le missioni archeologiche italiane si svolgono solitamente tra settembre e novembre. Si sta valutando la possibilità di proseguire le attività con il supporto del Ministero degli Affari Esteri.
L'area è già stata interessata da scontri con l'ISIS. In quel periodo, mentre si sottolineava l'importanza della cultura, altri siti venivano saccheggiati e distrutti.
Esempi significativi includono importanti capitali assire, il museo di Mosul e Palmira.
La Siria e il patrimonio a rischio
In Siria, l'Università Statale ha collaborato in passato a Ebla. Si stanno riprendendo i contatti con la Direzione delle Antichità siriane.
Molti siti e musei hanno subito gravi danni a causa della guerra e di scavi clandestini. Le priorità attuali sono la tutela e la mappatura dei danni.
Il conflitto rischia di bloccare nuovamente gli sforzi per il recupero, nonostante si intravedesse la possibilità di supportare anche Palmira.
Situazione in Iran e Libano
In Iran, le missioni archeologiche congiunte italo-iraniane erano già complicate. La situazione attuale rende ulteriormente difficile ogni attività.
Il territorio iraniano ha subito numerosi attacchi. Anche in Libano sono stati colpiti importanti siti archeologici e antiche città fenicie.
Prospettive future e tradizioni da salvare
Una missione in Cappadocia, Turchia, nel sito di Kanesh, prevista per giugno e luglio, spera di poter partire.
Si auspica la ripresa di tutte le missioni archeologiche. Nel Kurdistan iracheno, l'arrivo di turisti era un segnale di rinascita.
L'apertura di parchi archeologici valorizzerebbe i siti e le comunità locali. Un progetto interessante legato alla lavorazione dell'argilla e alla ceramica ad Aliawa era in corso.
Si intervistavano le ultime famiglie che mantengono viva questa tradizione millenaria. L'obiettivo è conservare il patrimonio materiale e immateriale.