Cronaca

Femminicidio Messina: autopsia rivela brutale aggressione

16 marzo 2026, 17:52 2 min di lettura
Femminicidio Messina: autopsia rivela brutale aggressione Immagine generata con AI Messina
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Aggressione mortale a Messina: i dettagli dell'autopsia

Le indagini sul femminicidio di Daniela Zinnanti a Messina hanno fatto luce sulle circostanze della sua morte. L'autopsia, eseguita dal medico legale Alessio Asmundo, ha rivelato che la donna ha tentato di difendersi prima di soccombere. L'esame autoptico è stato condotto presso l'obitorio dell'ospedale Papardo.

I consulenti nominati dalla difesa dell'indagato, Santino Bonfiglio, e dalla famiglia della vittima, i professori Daniela Sapienza e Antonino Bondì, erano presenti durante l'esame. I risultati preliminari indicano una violenza estrema.

Le modalità dell'omicidio e il precedente dell'aggressore

Secondo le prime ricostruzioni, Bonfiglio avrebbe utilizzato un tondino in ferro per forzare l'ingresso nella stanza da letto, colpendo la donna alla nuca per tramortirla. Successivamente, avrebbe impugnato un coltello, infliggendo numerosi colpi. Le ferite riscontrate sulle mani della vittima sono interpretate come un tentativo di protezione.

L'aggressore avrebbe poi continuato a colpire l'ex compagna al torace e al collo, per un totale di almeno trenta coltellate. L'autopsia ha stabilito che la morte è sopraggiunta poco dopo l'aggressione. Il corpo è stato ritrovato il giorno seguente dalla figlia della vittima, preoccupata per il mancato contatto.

Un passato di violenza: il precedente di Bonfiglio

Le indagini hanno fatto emergere un precedente significativo a carico di Santino Bonfiglio. Nel 2008, l'uomo era stato arrestato a Spadafora per tentato omicidio nei confronti della sua allora convivente. Dopo essere stato fermato da un passante, aveva tentato la fuga alla vista della polizia, intervenuta su segnalazione della vittima, che riportò una prognosi di 30 giorni.

In primo grado, Bonfiglio era stato condannato a dieci anni di reclusione. Tuttavia, in appello, la qualificazione giuridica dei fatti fu modificata in lesioni personali, con una conseguente riduzione della pena a tre anni.

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