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Il libro "Soltanto il giorno" di Santina Cosetta Palminteri segna il debutto della collana Milleluci di Giunti. Un romanzo corale sulla resilienza femminile nella Sicilia del dopoguerra.

Un nuovo capitolo editoriale prende vita

La casa editrice Giunti lancia una nuova iniziativa editoriale. Si chiama Milleluci. Il suo debutto avviene con un'opera letteraria di rilievo. Il libro si intitola "Soltanto il giorno". La sua autrice è Santina Cosetta. L'uscita è prevista per il 3 giugno.

Questa collana mira a unire due aspetti fondamentali. Da un lato, il rigore intellettuale. Dall'altro, il piacere puro della lettura. Un connubio ambizioso per lettori esigenti.

La storia di una donna tenace nella Sicilia del dopoguerra

"Soltanto il giorno" non è solo un romanzo d'esordio. È un'opera già apprezzata a livello internazionale. È stato infatti venduto in quattro nazioni. Queste includono Francia, Spagna, Germania e Polonia. Il libro si presenta come un romanzo corale. Racconta la vita autentica di Marianna Cosetta. Lei era la bisnonna dell'autrice. La sua figura emerge come simbolo di resistenza. La sua storia si svolge nella Sicilia del periodo post-bellico.

L'autrice, Santina Cosetta, descrive la sua opera. «Il mio romanzo racconta una Sicilia durissima», afferma. Si riferisce alla regione durante la Prima guerra mondiale. Un contesto governato da gerarchie rigide. Ma è anche una terra ricca di tradizioni. Menziona «cucine rumorose, piccoli sgarbi, solidarietà femminili». Sono persone che lottano per sopravvivere. Inventano ogni giorno modi per rimanere umane e visibili. Soprattutto, il libro narra di Marianna Cosetta. La sua bisnonna. La sua «silenziosa ma tenace rivoluzione» è il cuore della narrazione.

Percorsi di vita e arte: l'autrice

Santina Cosetta è nata a Messina nel 1979. Attualmente vive a La Spezia. Lì svolge la professione di insegnante di Lettere. Il suo percorso formativo è stato eclettico. Ha esplorato la ricerca archeologica sul campo. Si è dedicata al restauro di antichi materiali cartacei. Ha lavorato nella progettazione grafica. Ha anche praticato la pittura. Tutte queste esperienze sono modi diversi di preservare tracce. Sono memorie destinate a scomparire. Questa sensibilità si riflette nella sua scrittura.

Avola, 1885: l'inizio di un destino

La vicenda narrata nel libro ha inizio ad Avola. L'anno è il 1885. Marianna viene al mondo. La sua nascita non è desiderata da nessuno. Tutti la chiamano Cosuzza. Un nome che identifica «le donne che restano sole e tirano avanti lo stesso». Viene affidata a Lisetta. Lei è la «stria del paese». Lisetta le trasmette conoscenze preziose. Insegna i segreti delle erbe. Le dona i segreti della cucina. Le rivela i fondamenti della cura. E, soprattutto, la verità più importante: il cibo non serve solo a nutrire il corpo.

Quando Lisetta parte per l'America, il destino di Marianna cambia ancora. Viene mandata a servizio presso l'Irminio. Si tratta di una grande masseria nelle campagne ragusane. Dietro quelle porte si apre un mondo austero. Un ambiente governato da antiche gerarchie. Regole ferree che non ammettono discussioni. Ma è nell'enorme cucina, piena di rumori, che Marianna smette per la prima volta di sentirsi sola. L'arrivo dei villeggianti, i ricchi nipoti della baronessa, stravolge tutto. Nasce un'amicizia profonda. Un amore capace di superare ogni barriera. Mentre il destino prende pieghe inaspettate, Marianna impara la lezione più difficile. Impara a desiderare qualcosa per sé stessa.

La forza di volere e la maternità

Questo desiderio ha un costo. A volte, quel costo è altissimo. Diventata madre negli anni '20, Marianna cresce suo figlio da sola. Il padre non è presente. Lei prende una decisione coraggiosa. Decide di dargli il suo stesso cognome. Un atto di autonomia e forza.

L'autrice si ispira alla sua bisnonna. Una donna che «cade, sbaglia, si spezza, ma continua con ostinazione». Santina Cosetta racconta l'amore per la vita. Lo fa attraverso gli occhi di una donna nata dal nulla. Una donna che impara a salvarsi. E lo fa salvando gli altri.

Ricerca e immaginazione: dare voce agli esclusi

Santina Cosetta spiega il processo creativo. «Stavo ricostruendo le origini della mia famiglia», dice. Seguiva tracce che pensava l'avrebbero condotta altrove. Poi ha compreso. La storia più significativa non era quella dei privilegiati. Era quella di chi aveva sofferto e scelto. L'orizzonte del romanzo si definisce qui. Dare voce a chi è rimasto ai margini della società.

I fatti narrati sono reali. L'autrice ha condotto indagini approfondite. Ha consultato archivi. Ha esaminato registri. Ha studiato fotografie. Ha persino ascoltato le voci della Sicilia registrate da Alan Lomax. Ma soprattutto, si è affidata alle persone. Suo padre e le sue zie conservavano una memoria orale tenace. La verità dei documenti, però, non era sufficiente. Così, Santina Cosetta è entrata nei silenzi. Ha immaginato i gesti. Ha ricostruito i vuoti narrativi.

L'autrice esprime un desiderio. «Vorrei poter dire a Marianna grazie». La ringrazia perché lei «se ne è infischiata degli schemi, delle convenzioni, dei privilegi». E anche di ciò che la gente pensava dovesse essere una donna. Infine, vorrebbe chiederle quanto si è sentita sola. Un interrogativo che risuona con la forza della sua storia.

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