Le consigliere regionali del Movimento Cinque Stelle criticano l'approccio passivo alla crisi dell'automotive in Basilicata. Richiedono un confronto immediato con Stellantis e impegni concreti per salvaguardare occupazione e indotto.
Crisi automotive: M5S chiede confronto con Stellantis
Le consigliere regionali del Movimento Cinque Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, hanno espresso preoccupazione per la gestione della crisi del settore automotive in Basilicata.
Hanno inoltrato una richiesta al Governo nazionale. Si auspica un confronto reale prima del piano industriale di Stellantis previsto per il 21 maggio.
Il confronto dovrebbe avvenire sito per sito. Dovrebbe coinvolgere i sindacati e le rappresentanze territoriali.
L'obiettivo è ottenere impegni verificabili sull'occupazione. Si parla sia dei posti di lavoro diretti che di quelli nell'indotto.
Appello alla Regione: basta passività
Le consigliere hanno rivolto un appello anche alla Regione Basilicata. Hanno chiesto di abbandonare una gestione passiva della crisi.
Le semplici note di apprezzamento per gli annunci aziendali non sono sufficienti. Serve una posizione negoziale forte da parte della Basilicata.
Bisogna mettere sul tavolo il peso reale di ciò che è in gioco. Questo include i livelli occupazionali diretti e l'indotto.
È fondamentale considerare anche la tenuta demografica dell'intera area interessata.
L'impatto dell'indotto e lo scenario futuro
Araneo e Verri hanno ricordato l'importanza di Melfi. Non è solo uno stabilimento Stellantis.
È un sistema di aziende dell'indotto. Queste aziende impiegano migliaia di lavoratori lucani.
Questi lavoratori dipendono dai ritmi produttivi dello stabilimento principale.
Quando Melfi riduce la forza lavoro, l'impatto si propaga. Si estende a filiere non sempre visibili nelle tabelle ministeriali.
Queste filiere hanno un peso enorme su una regione già colpita da spopolamento.
Si aggiungono la migrazione lavorativa e la carenza di alternative industriali strutturate.
L'introduzione del quinto modello di auto non salverà l'indotto. Lo scenario che si profila è preoccupante.
Si prospetta una fabbrica più piccola e automatizzata. Sarà circondata da aziende satellite.
Queste ultime non avranno più i volumi necessari per sopravvivere.
I lavoratori di Melfi e dell'indotto non possono attendere il 21 maggio.
Non possono farlo con la sola certezza che le loro uscite siano già state definite.