Un uomo di 37 anni è stato condannato a nove anni di carcere a Marsala per aver maltrattato e aggredito la compagna, anche durante la gravidanza. La sentenza riconosce la gravità dei reati di lesioni, maltrattamenti e violenza sessuale.
Condanna per violenze domestiche a Marsala
Il Tribunale di Marsala ha emesso una sentenza di condanna. Un uomo di 37 anni, residente a Mazara del Vallo, dovrà scontare nove anni di reclusione. L'accusa riguardava anni di vessazioni e aggressioni nei confronti della compagna. L'uomo è stato giudicato colpevole di lesioni personali. È stato anche riconosciuto responsabile di maltrattamenti in famiglia. La condanna include anche il reato di violenza sessuale. Questo verdetto arriva al termine di un lungo processo giudiziario. Il procedimento ha svelato un quadro di abusi durati a lungo. Gli episodi di violenza si sono protratti dal 2015 al 2023.
Gelosia ossessiva e aggressioni durante la gravidanza
Le indagini hanno ricostruito una situazione di violenza sistematica. Questa condotta era alimentata da una gelosia ossessiva da parte dell'imputato. Secondo quanto emerso durante il processo, le aggressioni non si sono fermate neppure di fronte alla gravidanza della donna. L'uomo avrebbe colpito ripetutamente la vittima. Le percosse includevano pugni e minacce di morte. L'imputato dubitava persino della paternità del nascituro. Nonostante un precedente allontanamento temporaneo, il ritorno alla convivenza non ha sopito la sua indole violenta. L'uomo aveva già precedenti penali. Le accuse passate riguardavano reati legati agli stupefacenti.
L'episodio chiave e la sentenza del tribunale
L'episodio decisivo per la condanna risale all'anno precedente. La donna aveva rifiutato un rapporto sessuale. Questo accadde durante una nuova gravidanza. Il rifiuto scatenò la furia del compagno. L'uomo reagì con gravi percosse al volto della donna. Il Pubblico Ministero, Stefania Tredici, aveva richiesto una pena più elevata. La richiesta era di tredici anni e sei mesi di reclusione. I giudici hanno invece stabilito una pena detentiva di nove anni. La corte ha riconosciuto la gravità della condotta criminale. È stato considerato anche il profondo trauma fisico e psicologico inflitto alla vittima.
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