Cronaca

Matera: Spreco d'acqua alla Diga di San Giuliano, la denuncia

20 marzo 2026, 20:17 6 min di lettura
Matera: Spreco d'acqua alla Diga di San Giuliano, la denuncia Immagine generata con AI Matera
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La Cia Due Mari denuncia lo sversamento di milioni di metri cubi d'acqua dalla Diga di San Giuliano. L'organizzazione agricola chiede alla Regione Puglia di investire in infrastrutture per trattenere la risorsa idrica.

Spreco idrico alla Diga di San Giuliano: la denuncia

La Cia Due Mari Taranto-Brindisi ha inviato una nota urgente ai vertici della Regione Puglia. La richiesta è chiara: rendere disponibili fondi per opere infrastrutturali. Queste dovrebbero servire a invasare l'acqua in eccesso durante eventi eccezionali. Si vuole così porre fine allo sconsiderato scarico in mare di una risorsa sempre più preziosa.

La missiva è firmata dal direttore Vito Rubino e dal presidente Giannicola D’Amico. È indirizzata al governatore Antonio Decaro, all'assessore all'Agricoltura Francesco Paolicelli e all'assessore alle Risorse Idriche Raffaele Piemontese. L'organizzazione agricola solleva un problema increscioso e paradossale.

La situazione riguarda la Diga di San Giuliano, situata in Basilicata. Dalle prime ore del 18 marzo scorso, si assiste a uno sversamento inutile in mare. Ogni secondo vengono rilasciati circa 50 metri cubi d'acqua. Questo avviene nonostante la marcata carenza idrica.

Il paradosso dello sversamento d'acqua

La Cia sottolinea come sia inaccettabile questo spreco. L'operazione di sversamento si rende necessaria per salvaguardare i territori a valle. Le copiose piogge dei giorni precedenti hanno causato il raggiungimento dei livelli massimi consentiti nell'invaso. Tuttavia, l'acqua rilasciata potrebbe essere utilizzata nei mesi estivi.

La nota recita: «Sebbene questa operazione si renda necessaria per salvaguardare i territori a valle a causa delle copiose piogge cadute in questi giorni e al raggiungimento dei livelli massimi consentiti, la Cia sottolinea come sia inaccettabile che con una carenza idrica così marcata venga sprecato un quantitativo importante di acqua».

«Viene rilasciata senza che vi sia la possibilità di incanalare tale preziosa risorsa, per poterla utilizzare nei mesi estivi», aggiungono.

Limiti strutturali e gestione della Diga di San Giuliano

Il paradosso è alimentato dai limiti strutturali dell'invaso. La diga di San Giuliano fu progettata negli anni '50. La sua capacità originaria era di circa 94 milioni di metri cubi. Attualmente, è limitata al 50% della capacità totale.

La restrizione è imposta dal Ministero competente e dall'Ufficio tecnico delle dighe. La motivazione addotta è la mancata ultimazione dei lavori di messa in sicurezza dell'infrastruttura.

I dati forniti dall'Autorità di Bacino confermano la gravità della situazione. Attualmente, nella diga sono presenti circa 56 milioni di metri cubi d'acqua. Nello stesso periodo dell'anno precedente, si registravano solo 29 milioni di metri cubi. Questo dato evidenzia la disponibilità della risorsa idrica, ma anche l'incapacità di trattenerla adeguatamente.

Contenzioso politico e gestionale con la Basilicata

Oltre al danno infrastrutturale, emerge un pesante contenzioso politico e gestionale con la vicina Basilicata. La Regione Puglia è comproprietaria al 50% della Diga di San Giuliano. Tuttavia, la gestione appare problematica.

L'ex consorzio di bonifica Stornara e Tara di Taranto non ha onorato per anni gli impegni economici per la gestione. Questo ha portato la Basilicata a gestire la diga in modo autonomo. La regione lucana aumenta o diminuisce il rilascio d'acqua verso la Puglia senza criteri precisi.

Ciò accade soprattutto durante la stagione estiva, periodo di maggiore necessità per l'agricoltura pugliese. La situazione crea un forte squilibrio nella disponibilità idrica.

Le richieste della Cia Due Mari

Per queste ragioni, Rubino e D’Amico ribadiscono l'urgenza di ristabilire le regole. È necessario definire i periodi di utilizzo della diga in virtù della comproprietà al 50%. Soprattutto, insistono affinché la Puglia smetta di dipendere esclusivamente da decisioni altrui.

L'appello è a investire in infrastrutture proprie. Queste permetterebbero di gestire al meglio le risorse idriche. La disponibilità d'acqua si riduce annualmente, mettendo a rischio il futuro degli agricoltori del territorio.

La Cia Due Mari chiede un intervento concreto e immediato. La gestione delle risorse idriche è fondamentale per la sopravvivenza del settore agricolo e per garantire la sicurezza idrica della regione.

Contesto geografico e normativo

La Diga di San Giuliano è un'infrastruttura idraulica di grande importanza strategica per il Mezzogiorno. Situata nel comune di Grottole, in provincia di Matera, la diga raccoglie le acque del fiume Bradano. La sua capacità di invaso è fondamentale per l'irrigazione dei vasti comprensori agricoli della Puglia meridionale, in particolare le province di Taranto e Brindisi.

La gestione delle dighe e delle risorse idriche condivise tra regioni è un tema complesso. Spesso sorgono problematiche legate agli accordi di ripartizione e agli investimenti per la manutenzione e l'ammodernamento delle infrastrutture. La normativa italiana prevede accordi di programma e intese tra le regioni interessate per la gestione coordinata dei bacini idrografici.

La Regione Puglia, pur essendo comproprietaria della diga, dipende in larga misura dalle decisioni gestionali della Regione Basilicata. Questo squilibrio di potere decisionale, unito a presunti ritardi negli investimenti per la messa in sicurezza e l'ampliamento della capacità invasiva, crea le condizioni per situazioni come quella denunciata dalla Cia.

La carenza idrica è un problema cronico del Sud Italia, aggravato dai cambiamenti climatici. La capacità di stoccare e gestire l'acqua piovana, soprattutto durante i periodi di piogge intense, diventa cruciale per garantire la disponibilità idrica nei periodi di siccità.

La denuncia della Cia Due Mari mette in luce la necessità di un approccio più strategico e collaborativo nella gestione delle risorse idriche. Investimenti in nuove infrastrutture, come serbatoi di accumulo e reti di distribuzione più efficienti, sono indispensabili per affrontare le sfide future e assicurare la sostenibilità dell'agricoltura e dell'approvvigionamento idrico.

La questione sollevata dalla Cia non riguarda solo lo spreco di acqua, ma anche la necessità di una maggiore autonomia decisionale e di investimenti mirati da parte della Regione Puglia. La dipendenza da decisioni altrui, soprattutto in un settore vitale come quello idrico, rappresenta un rischio strategico per il territorio.

La richiesta di fondi per opere infrastrutturali sul territorio pugliese è quindi un appello a rafforzare la capacità di gestione delle risorse idriche regionali. Questo permetterebbe di mitigare gli effetti della siccità e di garantire un futuro più sicuro agli agricoltori pugliesi, preservando una risorsa sempre più scarsa.

La Diga di San Giuliano, pur essendo un'opera di ingegneria idraulica di notevole entità, necessita di interventi strutturali per poter assolvere pienamente alla sua funzione. La sicurezza dell'invaso e l'ottimizzazione della sua capacità sono priorità assolute.

La denuncia della Cia Due Mari è un campanello d'allarme che richiede attenzione da parte delle istituzioni regionali e nazionali. La gestione oculata delle risorse idriche è un pilastro fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno.

Il riferimento alla gestione passata dell'ex consorzio di bonifica Stornara e Tara evidenzia le problematiche storiche che hanno portato all'attuale situazione. La necessità di un nuovo accordo di gestione, trasparente e basato sulla reale comproprietà, è fondamentale.

La Regione Puglia deve agire con determinazione per garantire che le risorse idriche siano gestite in modo efficiente ed equo. Questo significa investire in infrastrutture, ma anche rafforzare la propria posizione negoziale nelle sedi di concertazione con le altre regioni e con gli enti preposti alla gestione delle risorse idriche.

La frase chiave della denuncia è la richiesta di rendere la Puglia meno dipendente dalle decisioni altrui. Questo implica una visione strategica a lungo termine per la gestione dell'acqua, una risorsa che è destinata a diventare sempre più preziosa in futuro.

La situazione alla Diga di San Giuliano è emblematica delle sfide che il Sud Italia deve affrontare per garantire la sicurezza idrica e la prosperità dei propri settori produttivi, in primis l'agricoltura.

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